Pescatori indiani uccisi: fermati i marò italiani. Tre i punti oscuri della vicenda

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Il fermo dei marò

New DelhiMassimiliano Latorre e Salvatore Girone compariranno davanti alla Corte di Kollam. I due marò italiani imbarcati sulla petroliera Enrica Leixe, in transito nelle acque internazionali in prossimità di quelle indiane, accusati dell’omicidio di due pescatori indigeni, domani affronteranno il tribunale indiano. Oggi, infatti, l’India festeggia lo Shivaratri, cerimonia in onore del dio Shiva.

La tensione tra India e Italia intorno alla sparatoria in mare ha, ormai, i contorni dell’incidente internazionale. La stampa indiana da giorni si sta cimentando in accurate ricostruzione dell’accaduto: The Hindu, The Indian Express, Hindustan Times e The Times of India sono concordi nell’affermare la gravità della situazione diplomatica in corso mentre nei confronti dei due marò aumentano le voci intorno all’eventualità che rischino la pena di morte.

Secondo l’Agenzia di stampa Ansa, oggi, il console generale a Mumbai Giampaolo Cutillo partirà per Kollam con i due marò che hanno passato la notte nella guest house del Circolo Ufficiali della polizia di Kerala. Un alloggio che la stampa locale ha definito, in qualche caso, “arresto” e in altri semplice “custodia”, una differenza di interpretazione determinata dalla difficoltà di dare dei contorni univoci alla giurisprudenza prevalente.

Secondo l’ambasciatore Giacomo Sanfelice, infatti, i marò in missione interministeriale su nave italiana in acque internazionali non possono essere sottoposti all’autorità indiana. Secondo il governo indigeno, invece, dovrebbe prevalere “la legge della territorialità”: essendo le vittime indiane su peschereccio indiano, vale la legge del luogo. La disparità di vedute  non sembra destinata a concludersi con un accordo, per il momento, e ciò a scapito degli equilibri internazionali, aggravati dagli ‹‹atti unilaterali›› – dice un comunicato divulgato dalla Farnesina – del governo indiano che ha fermato i marò senza il consenso del Governo italiano.

Ieri, gli agenti keralesi si sono diretti al porto di Kochi, dove è ancorata la nostra petroliera, per esigere – previo ultimatum – la consegna dei presunti responsabili della sparatoria. Il console Cutillo, ha espresso forti dubbi sulla legittimità della procedura di fermo e la situazione non è migliorata con le trattative per decidere dello sbarco dei due marò. Infine Latorre e Girone sono stati costretti a scendere per rispondere ad alcune domande della polizia di Kerala e attualmente sono ‹‹tecnicamente in stato di fermo, in un processo che potrebbe scaturire nell’arresto per omicidio dopo la comparizione davanti ad un giudice››. L’imputazione da verificare è quella prevista dall’art. 302 del codice penale indiano: il massimo della pena da scontare con la pena di morte o l’ergastolo.

Le proteste della Farnesina sono subito state rese note attraverso un comunicato nel quale si ricorda che ‹‹atti unilaterali›› non sono permessi poiché i marò ‹‹godono dell’immunità della giurisdizione rispetto agli Stati stranieri››. Pronta la replica del portavoce del ministero degli esteri indiano, Syed Akaruddin: ‹‹abbiamo spiegato la logica della nostra posizione›› e l’auspicio che ‹‹l’Italia voglia cooperare con noi nell’assicurare che la legge territoriale faccia il suo corso. Abbiamo anche chiesto loro di collaborare pienamente con la polizia del Kerala››.

Sul fronte dell’inchiesta sono 3 i punti oscuri su cui si deve fare urgente chiarezza. Uno. Capire quali erano esattamente le posizioni delle due imbarcazioni al momento della sparatoria. Due. Accertarsi sull’effettiva assenza di armi a bordo del peschereccio. Tre. Capire se in zona, durante l’episodio, vi fossero altre imbarcazioni. Intanto, Latorre e Girone sostengono di aver seguito la procedura per scoraggiare atti di pirateria sparando in aria e in acqua. Una versione che, però, stona con la ventina di fori di proiettile rinvenuti sulla chiglia dello scafo del peschereccio. Proiettili che tuttavia potrebbero scagionare i marò se risultassero di arma non in dotazione all’esercito e/o non compatibile con le armi dei marò.

E poco fa, il ministro degli Esteri, Giulio Terzi, ha rimarcato la perplessità sul fermo dei militari: ‹‹Allo stato delle cose ci sono delle considerevoli divergenze di carattere giuridico››, con l’India. ‹‹Sinora non credo – ha continuato il ministro – che si sia sviluppata quella collaborazione tra lo Stato federale indiano e lo Stato italiano che sarebbe invece veramente auspicabile e consentirebbe una via di uscita in tempi rapidi››.

Chantal Cresta

Foto || ansa.it

 

 

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