Penthouse in fallimento, fine dell’editoria a luci rosse?

Una delle copertine di Penthouse. La rivista è stata rivale storica di Playboy

Una delle copertine di Penthouse. La rivista è stata rivale storica di Playboy

New York – Libri contabili in tribunale, e avvio delle pratiche per il fallimento. Si chiude così la storia di Penthouse, la più nota rivista erotica del mondo, che dai fasti di alcuni decenni fa (cinque milioni di copie vendute ogni mese) ha visto via via ridurre il suo mercato, complice la diffusione di videocassette, DVD e della pornografia online, fino a giungere a questo triste epilogo.

La FriendFinder Networks, società editoriale che aveva, tra gli altri, i diritti alla pubblicazione di Penthouse, ha infatti inoltrato alla corte di Stato di Dover, la capitale del piccolo stato atlantico del Delaware la dichiarazione che certifica la fine di tutte le attività commerciali e produttive, dopo che negli anni scorsi era stata eliminata dal listino del Nasdaq, uno degli indici della New York Stock Exchange, la borsa della capitale finanziaria Usa.

La richiesta di fallimento, fatta pervenire in tribunale lo scorso 7 agosto (ma la notizia è stata diffusa solo nella tarda serata di ieri) potrebbe però aprire la strada al cammino di ristrutturazione del debi

to della società, in ossequio alle leggi tributarie statunitensi (il ben noto Chapter 11), che permettono a società di capitali e singoli cittadini di accedere a una sorta di amministrazione controllata sotto la giurisdizione federale, nonché a singole iniziative degli stati, spesso meno efficaci (o con copertura finanziaria minore) ma più rapide nel giungere a risultati.

La società in oggetto, infatti, ha registrato nel Q1 e Q2 dell’anno fiscale 2013 perdite complessive per quasi 21 milioni di dollari, il 35% in più di quelle riscontrate nel semestre precedente. Sembra così sempre più lontano il 2010, quando la FFN aveva inoltrato alla Playboy Enterprises (la società che pubblica l’omonimo giornalino erotico) una offerta pubblica di acquisto pari a 210 milioni di euro, richiesta che venne respinta dallo stesso Hugh Hefner, fondatore e attuale presidente dell’azienda Playboy.

Il mondo dell’erotismo non morirà certo con Penthouse, data l’enorme mole di produzione disponibile sul web e ancora su supporti fisici, ma scompare un pezzo di storia, fatto di una sensualità a volte elegante e riflessiva, che sublima così alla più fredda e calcolatrice rapidità della tecnologia che avanza. Con buona pace degli amanti delle riviste da nascondere sotto il materasso.

Stefano Maria Meconi

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