Pena di morte: la California dice no. Giustiziato detenuto in Oklahoma

«Sarà una corsa sul filo di lana» queste le ultime parole  di  Garry Thomas Allen, 56 anni, sulle presidenziali americane  prima di essere giustiziato tramite iniezione letale in Oklahoma un’ora dopo la chiusura delle urne. L’uomo era stato processato per l’omicidio della moglie nel 1986. A differenza di quanto avevano previsto i sondaggi di Usc e Los Angeles Times, la California mantiene la pena di morte con il 54% dei No, dopo lo spoglio di tre quarti delle schede referendarie, almeno  secondo fonti del ministero dell’Interno californiano.

Lo Stato della costa occidentale detiene 705 uomini e 19 donne nel braccio della morte, dei quali un quarto in attesa dell’esecuzione, una cifra molto elevata, ma nulla in confronto ad altre realtà: in Sudafrica negli ultimi dieci anni sono stati giustiziati più di 1250 prigionieri (oltre 100 all’anno); in Nigeria nel 1985 sono state eseguite 301 condanne a morte; in Cina i processi sono stati, addirittura, interrotti per accelerare l’esecuzione degli imputati: dall’83 all’88 sono circa 30.000 esecuzioni, per con accuse che vanno dall’omicidio alla rapina, dall’organizzazione di società segrete alla proiezione di film porno; in Indonesia negli anni 1985-87 sono stati giustiziati detenuti che attendevano l’esecuzione da oltre dieci anni (in due casi da 25 anni); l’Iran, invece, mantiene la lapidazione: un testimone oculare ha raccontato che alcune donne, condotte sul luogo con un sacco sulla testa, vengono prima lapidate e poi finite a colpi di vanga; in Iraq il governo chiede ai parenti del giustiziato il pagamento di una tassa a titolo di rimborso per le spese sostenute dallo Stato per la fucilazione, il trasporto e la sepoltura.

Nell’ultimo decennio in media almeno un Paese all’anno ha abolito la pena di morte. Gli ultimi sono stati: Haiti, Filippine, Liechtenstein e Romania.

Dal 1976, quando la Corte Suprema degli Stati Uniti ha ridato il via alle esecuzioni, sono state eseguite soltanto tredici condanne, poiché negli ultimi anni la pena di morte è diventata oggetto di ricorsi intentati dai condannati e successive sospensioni.  I californiani in passato si sono sempre mostrati favorevoli alla pena capitale sin da quando, nel 1978, la legge era stata emanata con oltre il 70% dei consensi. Negli ultimi anni, però, un movimento con a capo i giudici Tani Cantil-Sakauye e Ronald George che definivano la pena di morte dysfunctional (non funzionale), aveva fatto riflettere il popolo californiano fino al Proposition 34, movimento per l’abolizione della pena di morte.

A favore dei era stato girato uno spot che mostrava la situazione critica dei condannati e denunciava le morti per vecchiaia, malattie e suicidi nelle prigioni, piuttosto che per mano del boia. Contro la pena di morte si sono schierati anche i “boia” Jerry Givens - che ha eseguito 62 condanne a morte – e il collega Ron Mc Andrew della Florida. Perché allora continuare a sperperare 184 milioni di dollari l’anno?

Dal 1948, cioè dalla Dichiarazione Universale dell’ONU - che vieta  torture, trattamenti e punizioni crudeli – solo 69 nazioni hanno abolito di fatto o di diritto, parzialmente o del tutto, dalle proprie leggi o dalla vita sociale, la pena di morte.

Anche la Corte Suprema degli Stati Uniti ha dichiarato, a livello federale, che potrebbero essere considerate punizioni crudeli - e quindi, in teoria, assimilate a tortura e proibite dall’ottavo emendamento del Bill of Rights della Costituzione degli Stati Uniti – la sedia elettrica, l’impiccagione e la camera a gas, anche se in Florida sono ancora usate, seppure non siano state espressamente proibite e non sia mai stata considerata incostituzionale la pena di morte applicata con l’iniezione letale o la fucilazione, metodi usati solo nello Utah, dove il condannato può scegliere la fucilazione  con una legge del 2004.

Pensare ancora possibile la pena di morte nel 2012  sembra stridere con i principi di democrazia e i cambiamenti che si sono verificati da quando gli esseri umani si facevano giustizia con la legge del taglione.

A dirla con Cesare Beccaria: «Parmi un assurdo che le leggi, che sono l’espressione della pubblica volontà, che detestano e puniscono l’omicidio, ne commettano uno esse medesime,e, per allontanare i cittadini dall’assassinio, ordinino un pubblico assassinio».

Mariateresa Scionti

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