Pechino e la modernizzazione delle forze armate

Pechino - Solamente un anno fa il Rapporto del dipartimento della difesa Usa evidenziava una decisa azione in campo militare da parte di Pechino. In base al rapporto la Cina avrebbe impegnato un’ingente quantità di capitali nell’ammodernamento del proprio apparato militare. Spese che avrebbero inquietato Washington, la cui forza nei vari comparti bellici è storicamente assodata; ma oggi Pechino si fa sempre più pericolosamente avanti, e Washington sa di dover difendere il suo primato. Per Hu Jintao, presidente della Repubblica Popolare Cinese fino a marzo 2013, la Cina deve proseguire nel potenziamento e nell’informatizzazione delle forze armate; un obiettivo che anche Xi Jinping, successore alla presidenza, dovrà perseguire.

Già 100 mld di dollari sono stati destinati all’opera, aggiunti quindi al budget previsto per le spese in materia bellica. Nessuna esitazione, per Hu: la Cina deve continuare a crescere. E non solo economicamente.

Modernizzazione e informatizzazione. Se si dovesse ricordare il 18° Congresso del Partito Popolare Cinese attraverso una parola chiave, sarebbe senza ombra di dubbio “modernizzazione”. Apertosi in data 8 novembre, il Congresso ha accolto un lungo discorso del Presidente uscente Hu Jintao che ha pronunciato la fatidica parola in riferimento a due campi: economia e apparato militare. Pechino, secondo Hu, deve « riequilibrare l’economia verso una “modernizzazione socialista”» che punti non solo sull’esportazione, ma anche all’aumento della domanda interna. E soprattutto la capitale deve continuare a dedicarsi all’ammodernamento militare. L’esercito più grande al mondo – con 2,3 milioni di uomini su cui far affidamento – è anche uno dei più obsoleti: per questo negli ultimi anni la Cina ha speso grosse cifre per migliorarlo e portarlo al passo coi tempi. Il budget stimato necessario da Pechino -seppur ingente- non sarà forse all’altezza di quello a stelle strisce ma, stando all’istituto di ricerca SIPRI, è in continua crescita, anche per il 2012. D’altronde lo stesso Hu al Congresso avrebbe già promesso un incremento di 100 mld di dollari alle spese per l’esercito popolare di liberazione.

Ma ciò che colpisce non è tanto la rapidità quanto l’efficienza con la quale Pechino sta operando progressi nel  suo apparato militare: è infatti recente la notizia dell’inaugurazione della portaerei Liaoning, eredità sovietica completamente ristrutturata. La portaerei dopo il restyling resta, più che una minaccia vera e propria, un’ottima pubblicità per il governo e in particolare un simbolo di ciò che la Cina può e vuole fare: impensierire Washington e i suoi alleati del pacifico occidentale.

Perché la Cina preme per migliorare il suo apparato militare, allora? Le ragioni sono molteplici: in primo luogo Pechino medita di confermare la propria importanza a livello globale non solo in campo economico, ma anche tramite forze belliche ben preparate e informatizzate. Un secondo e fondamentale movente riguarda poi i rapporti con Washington e i suoi alleati del Pacifico: è chiaro come Pechino non gradisca la presenza della flotta americana in Asia Orientale, e miri ad allentare la presa di Washington su Taiwan, ad esempio.

Ma la Cina deve farci paura? No, stando a quanto affermato da Hu Jintao al 18° Congresso. In fondo la Cina «[…] segue una politica di difesa nazionale che è difensiva per natura». E «[…]non costituirà mai una minaccia militare per nessun altro Paese». Parola di Pechino.

Valentina Medori

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