Patto Obama-Monti: si può bloccare la Germania e scongiurare la deriva greca

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liberoquotidiano.it

Roma – L’incontro di Washington tra il premier Mario Monti e il presidente degli Stati Uniti, Barak Obama, di giovedì scorso è stato molto positivo.

Lasciamo da parte i toni da Annunciazione adottati da certa stampa nazionale ed europea. Sorvoliamo sulla copertina del Time (edizione Vecchio Continente) con MontiSuperstar, salvatore dell’Italia, dell’Ue, dell’economia globale e chi più ha da sanare aggiunga. Evitiamo di ricordare che in America la visita è passata così inosservata che i quotidiani non si sono filati il nostro premier neppure per caso e lo stesso Time (edizione USA), in copertina, metteva due cani per il servizio del momento, L’amicizia tra gli animali. Passiamoci sopra è atteniamoci all’unico paio di voci nazionali che hanno affrontato seriamente il tema senza farsi travolgere dal nuovo delirio allucinatorio Monti-Messia.

Libero e Il Fatto Quotidiano hanno la stessa idea (che sia questo il miracolo?) e dargli torto pare difficile: la risonanza dell’incontro, più che una nuova speranza per l’Europa, è un monito alla Germania la quale dovrà iniziare a dosare con parsimonia i suoi “nein” a Monti riguardo alle misure per la crescita dell’Eurozona perché non farlo significherebbe innervosire Obama. Roba seria. Andiamo con ordine.

USA – L’asse Washington-Roma ha segnato alcuni punti in nostro favore. Uno. L’Italia è un partner affidabile. Forse non solido dal punto di vista economico, data la recessione in atto, ma capace di mantenere gli impegni presi. L’occhio americano ha ribadito il valore strategico-militare dello Stivale rispetto al Trattato di Lisbona del 2010. La presenza italiana in Afghanistan, almeno fino al 2014, e l’appoggio alla discutibile guerra libica che ha danneggiato i nostri approvvigionamenti petroliferi è stata gratificata. Siamo presenti. Spesso anche a scapito dei nostri stessi interessi e questo – ricorda Obama – non può essere ignorato. Tradotto: l’Italia ha una importanza bellica risolutiva che non si può e non si deve trascurare. Due. Quanto sopra vale anche per la difficile congiuntura siriano-iraniana. La rivolta popolare contro Bashar al-Assad e la deriva atomica di Ahlmadinejad con relative sanzioni statunitensi contribuiscono a rinsaldare l’unità di intenti e l’alleanza Italia-America. Tradotto: se la situazione medio-orientale dovesse aggravarsi l’Italia sarà il ponte americano, ruolo importante e decisivo.

Che tutto ciò sia un messaggio all’indirizzo del cancelliere tedesco, Angela Merkel, è chiarito dallo stesso Obama: ‹‹Ci siamo accordati sul fatto che l’Europa debba andare avanti con la strategia per consolidare i bilanci›› ma ‹‹la crescita è un imperativo››. Tradotto: le decisione bilaterali secondo i desiderata di Germania e Francia non sono più ammesse, soprattutto ora che la carota del rigore è stata data a Frau Merkel la quale, per altro, tra pochi mesi potrebbe ritrovarsi da sola a ululare i suoi “nein” al vento.

Se il presidente francese Nicolas Sarkozy non dovesse essere rieletto alle prossime presidenziali, infatti, la Francia potrebbe tirarsi fuori dai nuovi accordi governativi Ue, poiché il probabile successore Hollande ha già espresso più volte disaccordo contro politiche rigoriste che negano la sovranità degli Stati a favore della Germania.

Ad essa ora spetta un esame di coscienza e di finanza: o perdura nella propria autoreferenzialità finanziando il suo debito spendendo meno di quanto l’inflazione chiede al resto dell’Ue o accetta misure più decisive per garantire stabilità a tutta l’Eurozona.

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Mario Monti e Barak Obama

Grecia – Che questo incontro sia importante per l’Italia lo testimonia la situazione della Grecia prossima al voto su alcune massicce misure di austerity che difficilmente eviteranno il default nazionale ma almeno consentiranno al paese di rimanere ancorato all’euro.

Molti hanno trovato confronti tra il piano di rigore a base di liberalizzazioni selvagge e taglio delle spese con le misure Monti. Sbagliano. L’Italia ha operato riforme all’acqua di rose più per calmierare i mercati con il beneplacito di Bruxelles, piuttosto che azzardare avventure thatcheriane. La prova è nel fatto che i pilastri dell’economia italiana non sono quasi stati toccati. Banche, autostrade, ferrovie, distibuzione carburante ed assicurazioni sono assetti rimasti pressocché immutati. Alla Grecia ciò non sarà permesso. Le misure sono e saranno spietate  e solo a vantaggio degli investitori internazionali come richiesto dalla Germania che del disastro ellenico è in gran parte responsabile. Ma la Grecia non è l’Italia e non ha il sostegno dell’America. Noi sì. Speriamo che basti.

Chantal Cresta

Foto || liberoquotidiano.it; ilriformista

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