Pasquina, il pontefice e la crisi del lavoro

ANCONA – Nella giornata conclusiva del Congresso Eucaristico nel capoluogo marchigiano, papa Benedetto XVI celebra la messa davanti a circa 100mila persone, ma parla in particolare ai lavoratori (e non) vittime di una crisi del lavoro sempre più drammatica.

Nell’area dei cantieri navali dove si è svolta la funzione si trovano infatti tra la folla molti operai impiegati in aziende in forte crisi in questo settore, insieme alle loro famiglie il cui potere d’acquisto – come quello di molte altre – è continuamente penalizzato e mortificato.

Richiamando la necessità di un nuovo modello di sviluppo incentrato sulla persona «specie quella povera, malata o disagiata», le dure parole del Pontefice hanno messo sotto accusa un sistema economico e politico che ha fallito la sua missione, dando agli uomini «pietre al posto di pane». L’impegno deve essere quello di restituire dignità al lavoro, cancellando le piaghe della disoccupazione e del precariato, ma «conciliando i tempi della festa e della famiglia»: questa ultima precisazione pare riportare alla mente una delle prime proposte della manovra, quella di ‘cancellare’ i giorni festivi infrasettimanali; si trattava di colpire ricorrenze esclusivamente civili (25 aprile, 1 maggio, 2 giugno), ma Benedetto XVI mette le mani avanti giusto per tutelarsi, caso mai qualcuno decidesse di abolire il Natale o la Pasqua. In fondo sarebbe più facile riscrivere Statuti e decreti leggi vari piuttosto che le Tavole con i 10 comandamenti, da cui occorerebbe espungere il terzo (Ricordati di santificare le feste).

Una certa inquietudine, ad ascoltarle attentamente, genera anche un’altro passaggio nell’omelia del Santo Padre: «Spesso si confonde la libertà con l’assenza di vincoli e con la convinzione di poter agire senza Dio, considerato un limite alla libertà individuale. E’ un’illusione che non tarda a trasformarsi in delusione, generando paura e portando a rimpiangere le catene del passato». Quali catene? Difficile l’interpretazione, per cui forse sarebbe opportuno rivolgersi ad esperti di esegesi biblica, ma volendo restare in tema lavoro al momento le uniche catene che gli operai in cassa integrazione forse davvero rimpiangono sono quelle di montaggio.

Pasquina

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