Parolin: «Il celibato dei sacerdoti non è un dogma»

Pietro Parolin, dal 2009 nunzio in Venezuela, diverrà segretario di Stato il 15 ottobre prossimo

Pietro Parolin, dal 2009 nunzio in Venezuela, diverrà segretario di Stato il 15 ottobre prossimo

Città del Vaticano – Pietro Parolin, il prossimo segretario di Stato della Città del Vaticano che dal 15 ottobre sostituirà il dimissionario Tarcisio Bertone, sembra essersi già sintonizzato sulle frequenze di papa Bergoglio, e le dichiarazioni rilasciate al quotidiano venezuelano El Universal paiono voler andare in questo senso.

Parolin, che come segretario di Stato è, de facto, il numero 2 in Vaticano, ha affrontato un tema spinoso come quello del celibato dei sacerdoti, che fino a qualche mese fa Papa Benedetto XVI definiva come dogma imprescindibile, poiché proviene dalla legge di Dio. Dice l’ex nunzio apostolico in Venezuela: «Il celibato non è un dogma della Chiesa dove invece serve più democrazia. È possibile parlare e riflettere su questi temi che non sono definiti dalla fede, e pensare ad alcune modifiche».

Per Parolin si tratta in sostanza di una «grande sfida per il Papa», quella di una «azione di riforma di cui c’è bisogno oggi, e che richiede che si torni ai principi fondativi dei primi secoli, alla Chiesa primitiva». Sono dichiarazioni sicuramente forti, in uno schema – quello ecclesiastico – da sempre dominato dalla fermezza e immobilità, ma che con l’elezione di Francesco sembra aver preso tutt’altra rapidità.

Si prospettano dunque grandi cambiamenti, dopo il duetto di potere Ratzinger – Bertone, con la “coppia” Bergoglio – Parolin che si poggerà sulle basi programmatiche indicate dallo stesso pontefice: semplicità, ascolto delle istanze di ciascuno, dialogo con le correnti interne e le altre fedi, ma soprattutto un occhio riformatore nella tradizione, ovvero intaccare ciò che può essere cambiato o modificato in parte, senza stravolgere i principi fondanti del credo cristiano cattolico.

Soprattutto, il nuovo “ministro degli Esteri” del Vaticano punterà su un tema molto caro anche al pontefice, ovvero quello della democrazia interna, un elemento spesso mancante sotto i colpi di una curia eccessivamente potente e poco attenta: «Certamente è necessaria una maggiore democratizzazione nella Chiesa – riferisce nell’intervista, l’ultima rilasciata prima della partenza dal Venezuela verso Roma – e credo che il Papa lo abbia indicato come un obiettivo del suo pontificato».

Parolin, 58 anni appena compiuti, proviene da una modesta famiglia di Schiavon, vicino Vicenza. Rimasto orfano insieme ai due fratelli all’età di dieci anni, si avvicina alla fede e nel 1980 viene ordinato sacerdote. Nel 1986 ottiene la laurea in Diritto canonico, e nello stesso anno viene affidato alla nunziatura apostolica in Nigeria. Dal 2000 lavora nella segreteria di Stato, ma nel 2009 Benedetto XVI lo invia in Venezuela, dove medierà tra la Chiesa e l’ormai defunto presidente Hugo Chávez. È il secondo segretario di Stato più giovane della storia, dopo Eugenio Pacelli (futuro Papa Pio XII), che ottenne l’incarico a 54 anni.

Stefano Maria Meconi

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