Paranormal Activity: la paura normale

Nelle sale dal 5 febbario, Paranormal Activity conquista il pubblico. Pochi soldi ma tanta fantasia

di Gianluca Guarino

Dilettantesco, poco concreto, per niente terrificante, solito horror alla Blair witch… Questo è quello che si legge in qualche forum sul web o nelle critiche del pubblico a proposito della sorpresa cinematografica dell’anno, Paranormal Activity, dell’esordiente Oren Peli, uscito nelle sale italiane il 5 febbraio. Low budget e incassi decuplicati: si parla di una spesa di circa 15mila dollari a confronto di incassi sui 107…milioni di dollari!

E allora è meglio capire il perché di queste cifre.

PA ci racconta di Katie e Micah, fidanzati e conviventi alle prese con un piccolo problema di lei: dall’età di 8 anni è accompagnata da oscure presenze di natura evidentemente supernaturale. Micah è il solito bullo con manie vouyeristiche (ricorda un pò l’ingordigia della giornalista protagonista di Rec) che decide di filmare quanto accade nella casa, ad ogni costo, anche a scapito della serenità di Katie. Camera alla mano e spavalderia yankee, Micah si aggira nelle stanze appena “visitate” dall’entità, come un marine durante l’esplorazione di un bunker nemico appena devastato dall’artiglieria pesante. La camera è la sua arma e la brandisce come il poliziotto pronto a fare irruzione; impugna a braccia tese la sua Colt, puntandola prima da un lato, poi dall’altro della stanza. Insomma lui è quasi irritante con la sua “sindrome del viet-cong dietro l’armadio”, pronto a sparare (insulti per lo più), anche se poi tutto quello che fa è urlare, più per esorcizzare la paura che per spaventare l’indesiderato ospite.

Low budget si diceva: una troupe di tre persone e un cast di quattro attori. Finalmente si avverte la sensazione che non ci vogliono colossi e mega-produzioni per fare film, soprattutto del genere. A corto di soldi, ci vuole però il pieno nel serbatoio della fantasia: la sceneggiatura è ok. Anche se per qualche tratto le soluzioni sembrano convenzionali (sequenza finale: lei – o ciò che ne rimane – si sveglia di soprassalto nella notte, assumendo pose e gesti nell’atto di scendere dal letto, piuttosto banali, quasi da ginnasta), il resto scorre una meraviglia. Tutto si basa su choc, tensioni emotive, suspence, colpi di scena. No sangue. Il mix è portato avanti con equilibrio, puntualmente intervallato da elementi tipici del genere: scricchiolii e riverberi notturni che introducono di soppiatto l’atmosfera thrilling, per poi sfociare in un crescendo di eventi e reazioni che trascinano lo spettatore in un vortice di delirio e panico irrisolvibile.

La locandina del film

Anche la scelta degli attori sembra giusta: interpretano se stessi…nulla di più semplice. Tuttavia sono credibilissimi e convincenti, anche se questo, in parte, è forse dovuto alle modalità di ripresa. La soggettiva perenne dà quel che di quotidiano e amatoriale, dunque reale e razionale (lo “sballottolamento” è quello di una mano inesperta, magari come quella di chi sta leggendo, sicuramente di quella di chi scrive!) . E qui si nasconde il lavoro veramente horror: il pericolo c’è ma non lo vedi, sai che ti spia mentre dormi, mette in disordine le tue cose, manifesta la sua presenza con demoniaca irriverenza. Il paranormale è in casa tua come lo è il decoder digitale, quasi una suppellettile. La paura diventa tangibile e s’insinua approfittando dell’umano terrore di fronte al pericolo ultraterreno e della ancora più umana comprensione che in terra non ci sono armi adeguate: il crocifisso è meglio bruciarlo nel camino altrimenti la “presenza” non la prende bene (hanno definitivamente sconfitto il clichè del crocifisso?).

Insomma il film in questione supera l’esame a pieni voti: i suoni cupi e continui destabilizzano la quiete della notte, le cose strane che accadono hanno il sapore della quotidianità e si trasformano in minaccia ultradivina a causa del solito ometto che tutto vuol sapere e capire. Anzi, capture.

La presenza dell’ orologio della camera è uno straordinario referente reale. Il tempo che vedi è quello che i due vivono. E soprattutto amplifica e rende credibile il concetto di attività paranormale: no vomito, no teste che girano a 360° su se stesse. La semplicità è di per sé più convincente dell’artificio sofisticato: immaginate il vostro o la vostra partner alzarsi di notte all’improvviso, intorno alle 01.00, e mentre dormite, si dirige verso di voi, si ferma, vi fissa  compiendo leggeri movimenti oscillatori del busto. Mentre il timer scorre impazzito fino alle 03.30. Sono passate più di 2h…è in queste scene che si condensa l’horror sovrannaturale!

C’è poi qualche (più o meno chiaro) tributo al capostipite del filone, L’esorcista di W. Friedkin: Katie assume pose simili a quelle della piccola Reagan in fanciullesco, eppur bestiale stupore di fronte al cadavere di padre Merrin, soprattutto nelle fasi finali del film. Ma questo importa poco.

La vera curiosità sta nel fatto che il finale effettivo, quello che si vede al cinema, è stato suggerito da Steven Spielberg, ed in effetti in pochissimi, ma significativi frames tradisce la filosofia base del film, alla ricerca di un mozzafiato che vorrebbe provocare una fuga a gambe levate del povero spettatore. Decisamente migliori e più credibili (ed in sintonia con l’intera sceneggiatura precedente) risultano le sequenze finali originali, anche se farebbero indispettire la buoncostume e gli addetti alla censura. A queste si aggiungono anche quelle di un “alternate ending”, pure da vedere. Queste versioni non ufficiali, sono da vedere rigorosamente su Youtube, ma forse in futuro saranno disponibili nella versione in dvd.

Andateci, ne vale la pena. Consigliato per le coppie o per aspiranti!

 

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6 Risponde a Paranormal Activity: la paura normale

  1. avatar
    Carlo 13/02/2010 a 01:24

    Sono pienamente d’accordo con Gianluca. Il finale non mi è piaciuto, molto meglio quello alternativo che gira su youtube…
    In ogni caso, ottima recensione!

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  2. avatar
    Jack34 13/02/2010 a 01:25

    Avete vistole scene tagliate? che ridere ahhah

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  3. avatar
    Alessandra 13/02/2010 a 01:26

    Comunque anche se forse sono in più in linea con la filosofia del film, i finali alternativi fanno meno paura di quello ufficiale.
    Non vedevo un film così pauroso da un bel po di tempo

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  4. avatar
    Dct.Jecko 13/02/2010 a 12:18

    Se mi consentite…tanto rumore per niente

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  5. avatar
    g.g. 13/02/2010 a 16:47

    certo che è consentito, anzi ti rispondo volentieri: nn sono d’accordo sul “nulla”, invece sono straconvinto del troppo rumore!

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  6. avatar
    marina 14/02/2010 a 19:04

    Ma sono film questi? Non credo proprio, un modo subdolo di creare
    panico in persone al momento sensibili… e farci pure dei soldi…
    Non mi piace!!!

    Rispondi

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