Pakistan, pena di morte per i terroristi della scuola di Peshawar

Pakistan scuola Peshawar

Il Pakistan è ancora sotto choc dopo il massacro alla scuola militare di Peshawar, nel nord-ovest del Paese. Nella mattina di martedì, sette uomini in uniforme paramilitare, pesantemente armati e dotati di esplosivi, hanno preso d’assalto la scuola e ucciso oltre 140 persone nel giro di poco più di un’ora, di cui almeno 132 bambini.

LA MINACCIA TALEBANA – Si tratta di uno degli attacchi terroristici più violenti nella storia del Paese. Muhammad Khorasani, portavoce della Milizia Talebana del Pakistan (Tehrik-e-taleban Pakistan, Ttp), ha rivendicato l’attentato e detto ad Al Jazeera che si tratta di una rappresaglia per le operazioni lanciate dall’esercito contro la cellula terroristica, e che i sette attentatori avevano ricevuto l’ordine di uccidere solo i bambini più grandi, risparmiando i più piccoli. Il Ttp ha poi pubblicato nuove minacce in un documento di quattro pagine, raccomandando a civili e militari di tenersi il più possibile alla larga, sia fisicamente che ideologicamente, dalle sedi militari e dalle scuole in mano all’esercito. E nella giornata di mercoledì ancora paura, tensione e rabbia per altre due esplosioni fuori da una scuola femminile nei pressi di Peshawar – comunque chiusa per lutto.

REAZIONI – La tensione è alle stelle. L’opinione pubblica è ancora sotto choc e monta la furia contro l’attacco ai bambini, che ha scatenato una vera e propria campagna a favore della pena di morte. In migliaia sono scesi nelle piazze di Peshawar e Islamabad manifestando solidarietà alle famiglie colpite e esigendo vendetta per la strage. Richiedono “azioni concrete”, “giustizia”, meno parole e più fatti. Alcuni parenti dei bambini uccisi hanno chiesto un rimborso allo Stato. La versione pakistana di Twitter si è riempita di foto commemorative dei bambini uccisi, e di hashtag come #CrushTTP, #WeWantPublicExecutionTomorrow. È stato anche istituito un sito www.141schools.org, che chiede la costruzione di una scuola per ogni vittima dell’attacco.

REPRESSIONE – Il governo non sta a guardare, e ha dato il via ad una serie di operazioni per smantellare le cellule terroristiche scovate dall’intelligence nazionale. 63 militanti sono caduti vittime di raid aerei dell’esercito nel nord del Paese, in prossimità del confine con l’Afghanistan mentre oggi le forze di sicurezza pachistane hanno arrestato 5 presunti autori del massacro di Peshawar, fra cui anche un comandante.

AFGHANISTAN –Tra i due Paesi vicini rimangono tesi. Pakistan e Afghanistan si accusano a vicenda da tempo di consentire ai talebani di rifugiarsi in territori di confine per sfuggire alle forze dell’ordine. Il Pakistan crede che Mullah Fazlullah, uno dei leader del TTP, sia rifugi nel Kunar – un territorio di confine in Afghanistan – e ha richiesto la sua consegna. Contemporaneamente, proprio nel Kunar proseguono duri scontri tra talebani e esercito afgano.

PENA DI MORTE – Oltre a ciò, il primo ministro Nawaz Sharif ha dato seguito alle richieste di re-introdurre la pena di morte, sollevando la moratoria proposta dall’Onu e chiedendo al governo di poter eseguire oltre 3.000 “impiccagioni di terroristi” nelle prossime 48 ore in risposta al massacro delle 148 persone, quasi tutti bambini e adolescenti, nella Scuola militare di Peshawar.

Sono 8.526 le persone nel braccio della morte pakistano, uno dei più estesi del mondo. Nel 2013 i tribunali pakistani hanno condannato a morte 226 persone, il minimo degli ultimi dieci anni secondo Amnesty International. Per avere una pietra di paragone, gli USA nello stesso anno hanno condannato a morte 80 persone, l’Iran 91: nonostante il minimo storico, il Pakistan è stato comunque il primo Stato al mondo per condanne a morte. Diverse le organizzazioni non governative e per i diritti umani che si sono opposte all’iniziativa, ma la maggioranza dei pakistani sembra essere convinto della decisione del governo.

Alessio Perrone
@alessioperrone

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