Orsoni si dimette da sindaco di Venezia

Orsoni

Si attendeva una nuova conferenza stampa per il sindaco di Venezia, Giorgio Orsoni, ma stavolta ha preferito affidarsi ad una lettere dove rassegna le sue dimissioni da sindaco di Venezia. Solo ieri, di fronte ai media, aveva invece detto: «Ho deciso di non dimettermi perché non ci sono le condizioni oggettive per farlo, non ho nulla personalmente da rimproverarmi», dopo essere stato scarcerato dai domiciliari perché indagato per finanziamento illecito dei partiti nella vicenda Mose.

NON VOLEVA ANDARSENE - Con il gesto di oggi Orsoni dimostra di aver cambiato idea molto velocemente. Sempre ieri dichiarava: «Non mi dimetto. Mi addolora la distanza presa da alcuni, mi sono sentito offeso». In questi anni da sindaco mi sono fatto molti nemici, questo è lo scotto che sto pagando». Se l’era presa anche con la Procura: «Il fatto che sia tornato libero dopo così poco tempo la dice lunga. Sono stati sufficienti alcuni chiarimenti, avevo chiesto di essere sentito da tempo». Inoltre aveva aggiunto: «Ho incontrato l’ing. Mazzacurati più volte, e fu lui a propormi di sostenere la mia campagna elettorale attraverso canali che ho sempre ritenuto leciti», «Ho consegnato anche a lui, come ad altri il numero del conto corrente per la campagna, convinto fosse tutto lecito». Nelle ultime ore Orsoni aveva concordato, tramite i suoi difensori, un patteggiamento di quattro mesi sul quale dovrà esprimersi il Gup, cioè il giudice dell’udienza preliminare.

SPINTE DALL’ALTO? - Pochi minuti fa, il presidente della regione Friuli Debora Serracchiani ha detto: «Siamo umanamente dispiaciuti per la condizione in cui si trova Orsoni» ma «abbiamo maturato la convinzione che non vi siano le condizioni perché prosegua nel suo mandato. Invitiamo Orsoni a riflettere sull’opportunità di offrire le dimissioni». E’ abbastanza chiaro che dietro la decisione delle dimissioni di Orsoni ci siano proprio le pressioni del Partito Democratico.

Ecco un estratto dalla lettera

Le indagini della magistratura nei miei confronti hanno fatto emergere in modo sempre più evidente la mia estraneità al mondo della politica, alla quale mi ero prestato con sincero spirito di generosità verso la città. Dopo il chiarimento ottenuto con i magistrati inquirenti e la reimmissione nella carica conseguente alla revoca del provvedimento restrittivo nei miei confronti, mi sono messo a disposizione del Consiglio per individuare un percorso amministrativo che consentisse di perfezionare quegli atti urgenti necessari nell’interesse dei cittadini. Le reazioni per lo più opportunistiche e ipocrite di singoli esponenti, anche appartenenti a quella maggioranza che fino a ora ha sostenuto la mia giunta, mi hanno convinto che non sussistono neppure le condizioni minime per un percorso amministrativo per l’approvazione di atti urgenti, a meno di una forte presa di responsabilità da parte del Consiglio

I FATTI - Il 4 giugno Orsoni, insieme ad altre 34 persone, era stato arrestato nell’ambito di un’inchiesta della procura di Venezia per una presunta corruzione negli appalti per il Mose, il sistema che dovrebbe difendere la città lagunare dall’acqua alta. Orsoni è stato eletto sindaco di Venezia nella primavera del 2010. Era stato candidato dalla coalizione di centrosinistra.

Giacomo Cangi

@GiacomoCangi

foto: tuttacronaca.files.wordpress.com

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