Oltre la Notizia: che cosa succede dopo la Prima Pagina?

La portacontainer La Rena

A poco più di una settimana dall’incidente della nave portacontainer La Rena, lungo le costa della Nuova Zelanda, si calcola che ormai più di 350 tonnellate di petrolio siano state disperse in mare: delle circa 1000 ancora nel serbatoio, parte sono state rimosse dalle squadre di soccorso tornate a bordo nella giornata di giovedì, a seguito del miglioramento delle condizioni atmosferiche che avevano prima obbligato a sospendere le operazioni. Ma il greggio non è stato il solo ad espandersi nelle acque territoriali neozelandesi, mettendo in pericolo la fauna marina locale – in particolare i pinguini blu – nonostante i repentini interventi di volontari ambientalisti coordinati dal WWF. Sono infatti degli ultimi giorni le notizie secondo cui, su alcune spiagge, sarebbero giunti i detriti fuoriusciti dai container, oltre 90, caduti in acqua e contenenti sostanze non del tutto innoque come il ferrosilicone, che a contatto con l’acqua è in grado di emettere un gas altamente infiammabile. Per la pulizia delle coste si sono attivati, dalla metà della settimana, oltre 500 persone tra cui molti militari. Intanto sono stati arrestati il comandante e il secondo ufficiale di bordo, entrambi di nazionalita’ filippina: rinviati a giudizio e liberati su cauzione rischiano entrambi, secondo la legge marittima, il carcere e una multa quanto meno perchè la barriera corallina contro cui La Rena si è scontrata era ben segnalata dalle carte nautiche. Ma come, e se, pagheranno per i danni ambientali?

Da poco è stato conferito a tre donne, simbolo di impegno politico e civile, il premio Nobel per la Pace 2011. Nel 2006 il riconoscimento era andato a Muhammad Yunus, economista del Bangladesh e creatore nel 1976 di una banca no profit, la Grameen Bank, voluta e pensata per liberare i contadini poveri del suo paese dai debiti e offrire loro l’opportunità di avviare un’attività economica in proprio. Nato nel 1940 a Chittagong e divenuto professore di economia negli Stati Uniti, Yunus ha nel tempo ricevuto, per questo suo modello di sviluppo innovativo, molti premi, ma negli ultimi anni contro di lui sono partite accuse e iniziative tese a demolirne la fama e il ruolo. L’economista è stato alla fine estromesso dalla direzione della ‘sua’ banca: il governo del Bangladesh gli aveva già chiesto di ritirarsi per raggiunti limiti di età, ma al rifiuto di Yunus è stata la banca centrale ad agire d’autorità delegittimandolo. Il ricorso e la battaglia legale non sono serviti a rientrare nel direttivo.

Federica Pellegrini, sotto i riflettori negli ultimi mesi per i successi sportivi e per la vivacità della vita privata, in una recente dichiarazione ai microfoni di Sky ha dichiarato: «Portabandiera alle olimpiadi di Londra? Se me lo proponessero non lo farei! Sono molto patriottica, ma il calendario olimpico è penalizzante e considerato che la sfilata inaugurale dura mezza giornata, tutte quelle ore in piedi non si recuperano facilmente. Sarei invece felice se toccasse alla Vezzali».

Federica Pellegrini

Le gare di nuoto iniziano infatti il giorno immediatamente successivo la cerimonia d’apertura e la campionessa l’ha sottolineato dopo che il suo ‘rifiuto’ è stato oggetto di qualche critica, anche dal presidente del Coni Petrucci: «Per me è un onore talmente grande che il rinunciarvi mi procura un dispiacere sincero, ma per un’olimpiade mi preparo ben quattro lunghi anni e l’impegno fisico che la sfilata richiede metterebbe a rischio la mia prestazione».

Chiusura con gli ultimi sviluppi nel processo sulla morte di Michael Jackson, i cui lati oscuri non sono ancora chiariti, in corso a Los Angeles. Christopher Rogers, il medico legale che ha affettuato l’autopsia sul cadavere della popstar, ha in aula ribaltato la tesi difensiva dei legali del dottor Conrad Murray, il medico personale di Jacko, secondo cui sarebbe stato lo stesso cantante ad auto-somministrarsi il potente anestetico che ne ha causato il decesso. Rogers ha confermato che la causa della morte è stata una grave intossicazione da propofol, anestetico che l’artista utilizzava come sonnifero e che il suo medico, il dottor Murray, ha ammesso di avergli somministrato la mattina del 25 giugno 2009; gli avvocati di Murray basavano però la difesa sulla certezza che Jackson, in assenza del medico, ne avesse assunta una dose supplementare, fatto che – ha affermato Rogers – «le circostanze non possono in alcun modo dimostrare».

Laura Dabbene

Foto via: www.wakeupnews.eu

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