Oltre la Notizia: che cosa succede dopo la Prima Pagina?

 

La colonna vertebrale: conoscerne il funzionamento è indispensabile per combattere il mal di schiena (cinemastreaming.net)

Ne soffrono o sono destinate a soffrirne 4 persone su 5, anche se solo nel 20% dei casi si tratta di cause patologiche. E’ il mal di schiena, maggiore responsabile – tra i motivi di salute – dell’assenza dal lavoro e problema da non sottovalutare anche per i fastidi che provoca nella vita quotidiana, rendendo difficoltoso se non impedendo del tutto le azioni più elementari e spesso disturbando il sonno.

Ricerche scientifiche di settore rivelano che le cure farmacologiche cui più di frequente si ricorre, in testa gli antidolorifici, non sono che palliativi temporanei utili solo ad eliminare – per poco tempo – l’effetto, ma non la causa, mentre le azioni più corrette per risolvere il problema sulla lunga distanza sono la prevenzione ed una buona conoscenza della colonna vertebrale. Con questo scopo è nata la Back School, ‘scuola della schiena’, associazione voluta e presieduta dal prof. Benedetto Toso, docente di Posturologia ed attività motoria preventiva e compensativa presso la Facoltà di Scienze della Formazione dell’Università Cattolica del Sacro Cuore di Milano. Prevenzione e terapia sono le parole chiave  per combattere i dolori alla schiena, ma con un ricorso minimo a soluzioni che implichino pillole e simili: ginnastica posturale-antalgica studiata individualmente, tecniche di rilassamento, azioni manuali come massaggi e chiropratica, cura dell’alimentazione e dello stile di vita, indicazioni per una corretta attività motoria e sportiva sono alcune delle soluzioni più efficaci proposte per dire addio al dolore.

Dei disturbi lombari è sovente causa l’obesità, responsabile di molti altri disagi fisici e psicologici. Quello del sovrappeso pare essere sempre più una ‘piaga’ sociale a livello planetario, almeno stando ai risultati diffusi in questi giorni dalla rivista medico-scientifica «The Lancet»: un miliardo e mezzo di persone risultano oversize, con picchi registrati in alcune isole dell’Oceania.

Dall’Asia alle Americhe le statistiche destano preoccupazione e in Europa solo i Paesi Bassi abbassano un po’ la media: lì solo una donna adulta su 10 ha chili di troppo, contro il rapporto 1 a 4 del Regno Unito. Tra le cause principali le cattive abitudini alimentari, dato che spiega perché l’obesità sia maggiormente diffusa tra le classi economicamente meno abbienti, più delle altre costrette a consumare cibo-spazzatura a basso costo e non seguire diete sane dai costi superiori.

 

Alimentazione per neonati e bambini: una stretta sulle direttive UE per multare le aziende che non rispettano le norme di sicurezza (alfemminile.com)

La cura e il controllo di ciò che mangia è indispensabile, soprattutto nell’infanzia, e per questo motivo hanno sempre ampia risonanza casi – anche quelli poi per fortuna smentiti e risultati allarmi infondati come il recente caso Nestlè – di cibi per bambini contenenti addirittura sostanze estranee non commestibili e potenzialmente letali. Ottima notizia perciò quella che arriva dal fronte della legislazione europea, armatasi da luglio di un nuovo decreto (84/2011) che prevede sanzioni fino a 150 mila euro per le aziende che producono e commercializzano alimenti per bambini pericolosi per la salute. Qualunque ditta violi le norme contenute nella direttiva 2006/141/CE – quella che regolamenta le sostanze lecite da utilizzare o disciplina le informazioni da inserire obbligatoriamente sull’etichetta – dovrà pagare, sempre che non si tratti di reato, ma semplice violazione, da un minimo di 3 mila ad un massimo di 150 mila euro: ad incassare saranno le Aziende sanitarie locali, ma il 65% dell’importo andrà al Ministero della Salute per l’istituzione di un Fondo per la ricerca e l’informazione per la promozione dell‘allattamento al seno. Lì, con un minimo di attenzione da parte della mamma, è davvero difficile che arrivino alimenti nocivi per il bebè.

Appuntamento alla prossima settimana con altre news sui temi passati in prima pagina.

Laura Dabbene

 

 

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