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Acquae - Una foto dalla mostra a San Giovanni in Persiceto

Si parte dalla provincia di Bologna questa settimana, in particolare dalla cittadina di San Giovanni in Persiceto dove la chiesa di Sant’Apollinare ospita la mostra Aquae. La gestione dell’acqua oltre l’unità d’Italia nella pianura emiliana. Quello dell’acqua è stato problema al centro della recente consultazione referendaria, ma per la zona emiliana della bassa bolognese, dove scorre il Po, la gestione dei corsi fluviali è sempre stata questione di primaria importanza e la mostra ne sviscera la storia dall’età del Bronzo fino alla nascita del Regno d’Italia, arrivando poi ai nostri giorni.
Gli interventi umani fin dall’antichità (le bonifiche, la regimentazione delle acque, la costruzione di canali, l’uso delle vie fluviali per il trasporto e la macinatura), mostrano il carattere collettivo delle operazioni di controllo delle acque e il loro fine ultimo e condiviso: il bene comune. Promossa dal Consorzio della Bonifica Burana e dal Museo Archeologico Ambientale di San Giovanni in Persiceto, con la collaborazione anche della Soprintendenza per i Beni Archeologici dell’Emilia-Romagna, della Soprintendenza Archivistica e dell’Istituto Beni Artistici, Culturali e Naturali, la mostra è come un viaggio nel percorso di trasformazione  del paesaggio padano, dalla centuriazione di epoca romana all’impaludamento durante il Medioevo fino all’età moderna e alla pianificazione territoriale e alla formazione di  istituzioni consorziali nate dal confronto fra interesse pubblico e privato. Dopo la tappa di San Giovanni in Persiceto (fino al 31 ottobre) l’esposizione proseguirà a Sant’Agata Bolognese e Crevalcore, spostandosi poi nel modenese (Finale Emilia, Mirandola) e nelle provincia di Ferrara (Bondeno), Mantova fino ai comuni dell’Appennino (Pavullo nel Frignano, Sestola). L’ingresso è gratuito ogni  sabato (17-19,30) e domenica e festivi ( 10-12,30 e 17-19,30). Qualche informazione in più sul sito www.archeobologna.beniculturali.it

A Roma è la Sala della Crociera del Ministero per i Beni e le Attività Culturali (via del collegio Romano 27) ad ospitare un’iniziativa che in questi giorni, dopo la triste notizia delle lavoratrici licenziate a Milano proprio in quanto donne, vogliamo segnalare la mostra Lavoro di donna. Tra necessità e virtù chiaroscuri del lavoro femminile. 150 anni di immagini della Biblioteca di Archeologia e Storia dell’Arte. Come recita la Costituzione «L’Italia è una Repubblica fondata sul lavoro» e la componente femminile è sempre stata chiave nel sistema, anche quando la donna lavorava soltanto in casa.

La mostra Lavoro di donna

La mostra si inserisce in un progetto che ha già visto un convegno  e una serie di seminari, alla scoperta di mestieri femminili oggi scomparsi (la balia, la ricamatrice, la modista, la bustaia, la mondina), transitando per quelli cui è spesso la donna stata ‘relegata’  in posizione subordinata rispetto agli uomini (la dattilografa, la segretaria, la commessa, la maestra, l’infermiera, l’attrice), fino alle professioni della contemporaneità che premiano chi sa meglio sfruttare il proprio corpo (la velina, la conduttrice di varietà, la ragazza immagine, la ballerina sul cubo in discoteca). L’ esposizione bibliografica raccoglie materiali che vanno dal 1861 al 2011, in sezioni tematiche dedicate per esempio alle libere professioni, alla creatività femminile, allo sport, all’umorismo, alle figure emergenti nei dirversi campi (letteratura, teatro, etc).  Fino al 17 ottobre la mostra è visitabile gratuitamente ogni mercoledì dalle 9,30 alle 17.00, negli altri giorni (escluso sabato e domenica) su appuntamento. Tutti idettagli su www.archeologica.librari.beniculturali.it.

La mostra dell'archivio di Salerno

Concludiamo segnalando la mostra documentaria Un popolo uno stato. Conquiste e Problematiche dell’Unità d’Italia viste da una provincia meridionale. Come gli appuntamenti segnalati la scorsa settimana, anche questo affronta la questione unitaria e quella risorgimentale mettendo al centro la situazione specifica di un’area del sud, in questo caso quella salernitana, che faceva parte del Regno delle Due Sicilie e fu teatro del dominio borbonico fino all’arrivo dei garibaldini e poi dei Savoia. L’esposizione, un interessante spaccato della realtà territoriale durante gli anni chiave della cacciata dei Borboni e l’adesione al ‘nuovo’ Regno costituito sotto la guida di Vittorio Emanuele II “per grazia di Dio e per volontà della nazione Re d’Italia”, si svolge all’Archivio di Stato di Stato di Salerno fino al prossimo 30 dicembre, in piazza Abate Conforti 7, ed è visitabile negli orari di apertura estivi della struttura consultabili sul sito http://www.archiviodistatosalerno.beniculturali.it/.

Laura Dabbene

Foto via http://www.beniculturali.it

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