Olli Rehn: «Mercati convinti dalle decisioni italiane»

Olli Rehn, dal 2010 a capo della commissione degli Affari economici Ue

Bruxelles – Dopo una lunga serie di bocciature, coincise particolarmente con le critiche all’esecutivo precedente, il commissario all’Economia dell’Unione Europea, il finlandese Olli Rehn, ha comunicato la sua soddisfazione per le decisioni che il Belgio e l’Italia hanno preso in seno ai governi, e che hanno permesso di allentare la spinta speculativa sul debito dei paesi e migliorare alcuni dati macroeconomici.

A fare da contraltare a queste buone performance, tuttavia, c’è una situazione generale preoccupante, segnata da un eccessivo aumento del debito pubblico europeo, che ha superato quota 90% del Pil prodotto, il che, si legge nella lettera che Rehn ha invitato a tutti i ministri delle Finanze dei paesi europei, «ha effetti negativi sul dinamismo economico che si traduce in un abbassamento della crescita per molti anni».

Tuttavia, il commissario ha fatto sapere che «Ai Paesi con deficit eccessivo, se la crescita si deteriora in modo inaspettato, la Commissione Ue potrà concede più tempo per correggerlo, a patto di aver avviato gli sforzi di risanamento previsti dall’Europa». A tal proposito, l’incremento eccessivo del rapporto deficit/Pil preoccupa la seconda economia europea, quella francese, che dovrà spalmare su un periodo temporale maggiore le manovre necessarie a rientrare sotto quota 3%, mentre il pareggio avverrà, secondo le parole del primo ministro Ayrault, nel 2016 o addirittura nel 2017. Situazione analoga in Grecia, Spagna e Portogallo, i paesi più colpiti dalla recessione, e che potranno rientrare nei termini comunitari più tardi, al netto delle riforme avviate.

Situazione diametralmente opposta è invece quella italiana, che può contare su un rapporto sostanzialmente in pareggio, coadiuvato da un avanzo primario di oltre cinque punti percentuali, ben maggiore della media europea dell’1,2%, che ha attratto l’attenzione dell’Europa, e che è stato reso possibile grazie all’intervento piuttosto forte dell’esecutivo guidato da Mario Monti in materia fiscale. Resta tuttavia un debito pubblico abbondantemente sopra i 2.000 miliardi di euro, oltre il 120% dell’intera ricchezza prodotta, e che dovrà essere oggetto di una riduzione progressiva.

Stefano Maria Meconi

@_iStef91

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