Ocra rossa: la voce di una scrittrice yemenita

La copertina del libro

Ci sono romanzi che sanno aprire porte su mondi che sentiamo lontani, ma che invece stanno – spesso drammaticamente – dietro la porta chiusa della nostra cultura ‘occidentale’. Ci sono progetti editoriali che sanno lanciare sfide coraggiose in un settore non facile, dove la voce dei ‘grandi’ è sempre quella più forte e la bibliodiversità diventa un gioiello raro che pochi hanno la fortuna di trovare.

E’ il caso di Ocra rossa, primo volume in assoluto ad affacciarsi in libreria per la neonata Qulture Edizioni. Sono in corso a Roma una serie di presentazioni che occuperanno tutto il mese di maggio: dopo gli appuntamenti al Ducati Cafè giovedì 6 e alla libreria Altroquando domenica 8, l’invito è a seguire la pagina Facebook della casa editrice per conoscere le prossime date e non mancare ad un incontro davvero toccante ed intenso con il mondo arabo.

Il romanzo in questione esce infatti dalla penna di Hind Haitham, giovanissima scrittrice yemenita cui la durezza del suo Paese ha impedito persino di godere del calore del pubblico italiano e di questa prima traduzione del suo scritto: Hind non è potuta uscire dallo Yemen, neppure attraverso l’interessamento di Qulture Edizioni, e il compito di diffondere la sua voce, la forza delle sue parole, spetta ad altri. A Paola Viani, autrice della Prefazione, a Mona Hallab e Nicola Guida che hanno curato l’accompagnamento musicale, ma soprattutto alla traduttrice Silvia Nosenzo, che con professionalità e competenza ha restituito nella nostra lingua il messaggio della 17enne yemenita.

Sì, Hind – che oggi di anni ne ha 24 – era appena un’adolescente quando ha scritto Ocra rossa, raccontando il dramma delle faide tra famiglie nella sua patria, delle lotte fra clan che oltre a spargere sangue ostacolano la nascita di uno Stato ‘moderno’ e democratico, dove la libertà non sia un sogno. E lo ha fatto in romanzo breve, asciutto, essenziale e senza fronzoli, volutamente ridotto all’osso sia per scelta stilistica, sia a causa della censura, che nel paese in cui è nata impedisce ancora di affrontare in maniera esplicita certi temi e certi argomenti, di essere totalmente liberi.

Eppure Hind di coraggio ne ha da vendere, basti considerare la sua decisione di non attenersi allo stereotipo della giovane scrittrice araba e offrirsi al lettore come voce femminile, ma fare di un ragazzo, Omar, il protagonista della vicenda, mostrando bene come il pensiero non abbia sesso, non sia uomo nè donna, bensì unico e universale, condiviso, e come tale capace di superare le barriere. Anche quelle più alte.

La traduttrice durante una presentazione

Lo ha fatto arrivando in Italia grazie a Qulture Edizioni, che nella collana Araba Qulture – una delle quattro del suo catalogo – intende aprirsi proprio alla conoscenza della narrativa di quei paesi che ora riempiono le prime pagine, ma che troppo spesso dimentichiamo nonostante ci separi solo una striscia di mare.

Al trentenne editore Pierpaolo Grezzi e ai suo collaboratori – tutti giovani come ben si addice ad un progetto così ambizioso ed importante – va il merito di un’iniziativa non facile, che ci si augura ben presto riesca ad offrire anche anche gli annunciati titoli di saggistica, spaziando nel campo della politica internazionale e della filosofia/spiritualità orientale: sarà il completamento di uno sguardo, quello per il momento già vividamente restituito da Hind Haitham in Ocra rossa, ma che dopo aver letto il libro non possiamo non avere desiderio di ampliare ed espandere, per abbracciare tutte quelle qulture che da oggi sentiamo più vicine.

 

Foto via Alessio De Marco; www.altroquando.com

Laura Dabbene

 

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