VIDEO – Obama. l’Isis è una minaccia: ‘Li distruggeremo’

 

Washington – E’ un Barak Obama finalmente agguerrito quello che parla alla nazione americana, in reti unificate dalla State Room della Casa Bianca, in occasione dell’anniversario degli attentati dell’11 settembre 2001 contro le Torri Gemelle, eseguiti dal terrorismo islamico.

A distanza di 13 anni, la minaccia jihadista rimane grave e seria e persino il presidente pacifista e dialogante con l’Islam ha preso atto dell’urgenza di sferrare duri colpi agli estremisti che vorrebbero radere al suolo l’Occidente a partire dagli Stati Uniti.

CONTRO IL CALIFFATO«Li colpiremo ovunque. Li distruggeremo. Non c’è alcun paradiso sicuro per chi minaccia l’America». Così parla Obama degli jihadisti dell’Isis che tra Iraq e Siria stanno seminando morte e distruzione in nome della creazione di un Califfato totalitarista che vorrebbe influenzare tutto il Medio Oriente. Spiega ancora Obama durante quello che molti – riporta l’agenzia di stampa Ansa – ritengono il discorso più delicato del mandato presidenziale: «Piccoli gruppi di assassini possono fare gravi danni. Per questo dobbiamo rimanere vigili».

Obama si trova ad un bivio: il presidente più politically correct, a partire dal colore della pelle, che prometteva di chiudere decenni di conflitti tra Iraq ed Afghanistan, ora è costretto in parte a rivedere le proprie posizioni«Non saranno coinvolte truppe americane sul suolo straniero», ma allo stesso tempo chiarisce che a Baghdad saranno presto inviati 475 soldati i quali si aggiungeranno ai consiglieri militari già presenti in loco. Il tutto per un aumento delle unità statunitensi fino a 1.600.

PESI E CONTRAPPESI – Una politica estera e di difesa di pesi e contrappesi che tenta di rendere palese al mondo la presenza americana, senza tuttavia rinunciare all’anti interventismo, fattore chiave dell’immagine pacifista e democrat che Obama ha sempre coltivato e che abiurare completamente sarebbe impossibile senza ammettere il fallimento della propria visione.

Così il presidente pare procedere a compromessi: gli jihadist non sono in guerra con l’America ma sono piccoli gruppi di assassini. Allo stesso modo, i soldati sono mobilitati ma non per il combattimento. Il Pentagono chiarisce che serviranno solo a difendere il personale Usa e di supporto alle forze irachene, come poi accadde pure nello Yemen e in Somalia. A colpire saranno invece i bombardamenti aerei previsti il cui scopo è di annientare le truppe jihadiste del califfo al Baghdadi.

barak obama isis

Barak Obama (foto EPA/ansa)

LA STRATEGIA DEL PRESIDENTE – E per rivendicare la distanza la distanza da ogni forma di violenza, Obama è netto anche sul legittimo regime in atto: «Non ci possiamo fidare del regime di Assad, un regime che terrorizza il suo popolo. Useremo tutta la nostra potenza aerea» in una campagna di fuoco «prolungata e senza sosta». Tuttavia, la missione è parte di una «strategia articolata» che oltre la missione militare prevede una collaborazione tra tutte le forze alleate per indebolire l’Isis.

Quindi: lotta alla propaganda islamista, al turismo terroristico che porta i seguaci del Califfato a spostarsi tra Iraq, Siria e Occidente, aiuti umanitari alle popolazioni perseguitate, certezza della presenza americana su scala mondiale: «L’America guiderà una vasta coalizione per respingere la minaccia terroristica e distruggerla» perché «solo l’America ha la capacità e la volontà di mobilitare il mondo contro il terrorismo. E gli americani hanno la responsabilità di esercitare questa leadership».

Ancora, Obama ha parlato ai musulmani: «L’Isis non è Islam. Nessuna religione può giustificare l’assassino di persone innocenti e la barbarie». Queste parole sono arrivate poche ore dopo lo stanziamento di 25 milioni di dollari in aiuti militari per il nuovo governo iracheno e per il governo regionale curdo in Iraq da parte della Casa Bianca.

Dunque, l’Obama che appare nell’anniversario dell’11 settembre non sembra solo deciso a contrastare il terrorismo anti-occidentale ma pure a ristabilire il valore della potenza americana nel mondo. Si vedrà adesso se riuscirà a mantenere il punto.

Chantal Cresta

Foto || EPA/ansa.it

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