Obama nel discorso all’Unione: “La crisi è alle spalle”

Gli Usa sono risorti e per Obama è tempo di pensare alla classe media sbeffeggiando i Repubblicani

Obama

Barack Obama nel discorso annuale sullo stato dell’Unione ha dichiarato con piglio sicuro e aggressivo che gli Stati Uniti si sono lasciati alle spalle quindici anni di guerra e recessione. Il discorso ha sottolineato la necessità dei democratici di riorganizzarsi in vista delle prossime elezioni presidenziali – previste per il 2016 – ma ha soprattutto analizzato la situazione economica statunitense.

PROVE DI FORZA - Dopo la sconfitta democratica di novembre Obama sembrava destinato a un abisso di compromessi. Gli opinionisti più in voga prospettavano la fine dell’era Obama date le limitate possibilità di governare che lo avrebbero costretto ad avvicinarsi all’opposizione e riciclarsi in un italianissima pseudo coalizione. Così non è stato, nel momento più difficile – come Hollywood insegna – la fenice è risorta. L’annuncio di una regolarizzazione di milioni di immigrati clandestini è stato il primo atto di forza della nuova fase, poi il disgelo con Cuba e l’annuncio che nei suoi due anni rimanenti di mandato porterà avanti le sue istanze anche a colpi di decreto e di veti. Un Obama rilassato e per nulla intimidito dalla predominanza repubblicana tra gli scranni del Congresso ha continuato a giocare all’attacco. Con navigata calma ha interrotto il suo discorso e guardando i suoi oppositori ha affermato causticamente di «non aver altre campagne elettorali da condurre. Anche perché le ho vinte tutte».

ECONOMIA - «Non si può accettare un’economia che dia vantaggi enormi solo a pochi, bisogna impegnarsi per un’economia che generi un aumento dei redditi e delle possibilità per tutti», il Presidente ha confermato la sua intenzione a compiere una rivoluzione fiscale con l’obiettivo di raccogliere 320 miliardi di dollari aumentando la tassazione sui capital gains e per le famiglie con redditi superiori ai 500mila dollari. Ma ha anche ribadito l’intenzione di utilizzare le nuove entrate per agevolare la classe media spiegando che «l’economia della classe media funziona, ampliare le opportunità è una cosa che funziona. E perché queste politiche funzionino, è necessario che la politica non si metta di mezzo». Ha quindi rivendicato la crescita dell’economia, la diminuzione di deficit e disoccupazione, l’aumento della produzione energetica e ai repubblicani che restavano ostinatamente impassibili di fronte all’elenco dei suoi successi ha detto «Ragazzi, guardate che si tratta di una buona notizia».Obama

SOCIALE - Il Presidente Usa ha poi toccato le delicate situazioni sociali, dalla piaga del razzismo che ancora affligge l’America alla questione femminile, sottolineando come sia intollerabile nel 2015 che le donne non guadagnino quanto gli uomini per le stesse mansioni. Obama ha allargato il discorso fino al riconoscimento delle nozze e dei diritti per i gay, pronunciando per la prima volta nella storia dinanzi al congresso i termini ‘transgender’ e ‘bisessuale’.

DIGRESSIONI INTERNAZIONALI – Il Congresso ha poi ascoltato le digressioni sui temi internazionali, venendo anche invitato a votare a favore della rimozione dell’embargo commerciale posto su Cuba al fine di concretizzare l’apertura di Obama che già reso possibile riprendere le negoziazioni diplomatiche interrotte da mezzo secolo. Ha rilanciato il tema della diplomazia citando Papa Francesco «la diplomazia e’ un lavoro fatto di piccoli passi. Questi piccoli passi aprono una nuova speranza per il futuro di Cuba» – eppure la tanto discussa citazione del pugno di Papa Francesco sembrava più adatta alla monolitica presenza internazionale Usa. Tra i suoi meriti Obama appunta il successo dei negoziati per frenare il programma nucleare iraniano indicato come l’apice della politica della “mano tesa” con i regimi ostili. «Penso – ha detto il presidente – a variante più intelligente della leadership americana. Siamo più incisivi combinando una forte diplomazia alla potenza militare». Sulla guerra in Siria e in Iraq contro lo Stato islamico, ha invitato alla calma sostenendo che servirà tempo e attenzione per non rendere la nazione e l’economia vulnerabili alla minaccia cibernetica.

NOI ALTRI – Ora attendiamo solo che il “primo presidente bianco che ambisce ad essere nero” Matteo (no, non Salvini) Renzi visualizzi Obama su Youtube, si faccia tradurre il suo discorso – le comunità anglosassoni di tutto il mondo e i pochi italiani ancora pudichi si augurano vivamente non si adoperi da solo – e ne riproponga gesti e movenze. Per i contenuti aspetteremo ancora.

Francesco Malfetano
@FraMalfetano

foto: www.ibtimes.com; www.repubblica.it

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