Obama, le elezioni di Midterm e l’incubo dell’anatra zoppa

A poche ore dalle elezioni di Midterm per rinnovare Camera e Senato, la popolarità di Obama è ai minimi storici. Tutti i perchè di una probabile sconfitta

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Il presidente degli Stati Uniti, Barack Obama, si prepara alle elezioni di midterm, tra le critiche dei suoi avversari e quelle dei suoi sostenitori (foto: america24.com)

Si terranno stasera negli Stati Uniti le elezioni di Midterm, la consultazione elettorale di metà mandato attraverso la quale gli americani eleggeranno i 435 membri della Camera e un terzo dei cento senatori. Oltre al rinnovo degli organi legislativi, in questa tornata gli elettori saranno chiamati ad eleggere i governatori di trentasei Stati federati, ed a esprimere la loro opinione in numerosi referendum, i più importanti dei quali riguardano l’aborto, il controllo delle armi, l’aumento del salario minimo, la cannabis terapeutica e la legalizzazione della marijuana.

UN REFERENDUM SU OBAMA –  In particolare, il rinnovo parziale delle camere legislative rappresenterà per buona parte dei cittadini americani un referendum sull’operato di Barack Obama in questo secondo mandato. Una prima vittoria dei repubblicani, ad urne ancora chiuse, che hanno cercato in tutti i modi di dare questo ‘taglio’ alle elezioni, sfruttando la bassissima popolarità di cui il Presidente americano gode al momento.

POPOLARITÀ AI MINIMI – Secondo i sondaggi più recenti difatti, il consenso nei confronti di Obama è attualmente intorno al 40%, e solo il 29% degli statunitensi ritiene che gli Stati Uniti ‘stiano andando nella giusta direzione’.  In particolare, il sostegno intorno al Presidente è crollato nella comunità ispanica del Paese, che in passato aveva rappresentato una forte fonte di consensi, passando dal 71 al 50%.

TROPPO O TROPPO POCO – Una situazione tutto sommato normale per ogni leader politico, se non fosse che l’operato di Obama viene giudicato negativamente sia dai suoi sostenitori che dai suoi avversari, ma per motivi diametralmente opposti. Difatti, mentre i democratici non considerano sufficiente il lavoro svolto dal Presidente in questo biennio, i repubblicani considerano l’operato di Obama più che sufficiente per considerarlo uno dei Presidenti più ostili al loro schieramento.

I RISULTATI IN POLITICA INTERNA– Eppure la politica interna dovrebbe essere per Obama uno dei punti di forza su cui basare l’intera campagna elettorale. I risultati ottenuti dall’Obamacare sono stati più che sufficienti, in un Paese profondamente segnato dalle disuguaglianze, tant’è che anche i repubblicani, storicamente ostili a tale riforma, non ne hanno fatto menzione durante la campagna elettorale. La ripresa dell’economia sembra reggere, mentre la lotta alla disoccupazione ne sta causando una costante diminuzione. Inoltre, l’aumento dei minimi salariali, uno dei temi centrali portati avanti da Barack Obama, ha l’appoggio del 70% della popolazione statunitense.

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La popolarità di Obama è calata di netto sopratutto nella comunità ispanica (foto: cesarperezmendez.com)

GLI ERRORI IN POLITICA ESTERA – Tuttavia, i dati positivi elencati finora sembrano contare davvero poco, a fronte di una serie di errori compiuti da Obama in politica internazionale, sui quali l’elettorato a stelle e strisce sta basando maggiormente il proprio giudizio. Due eventi internazionali su tutti pesano sul giudizio negativo che sta travolgendo il Presidente degli Stati Uniti:  il virus ebola e la minaccia rappresentata dall’Isis. In entrambi i casi l’elettorato rimprovera ad Obama una forte indecisione nell’affrontare i pericoli, e, tenendo conto del bisogno degli americani di avere un Presidente che li faccia sentire protetti, il dato potrebbe essere decisivo.

PAURA DELL’ANATRA ZOPPA  – Il rischio dell’anatra zoppa, ovvero quella situazione in cui il Congresso è controllato da una maggioranza politicamente ostile al Presidentee più che mai reale, e per Obama rappresenta un incubo che, qualora si realizzasse, lo accompagnerebbe fino alla fine del suo mandato. In tal caso difatti, difficilmente il Presidente statunitense riuscirebbe a portare avanti le riforme progettate nella prima parte del mandato, restando in una costante paralisi fino a nuove elezioni. E tutto sommato l’ipotesi è piuttosto realistica; la Camera dei rappresentanti è a maggioranza repubblicana già dal 2010, con 233 seggi su 435, e i sondaggi non sembrano dare punti di appiglio per una rivincita da parte dei democratici. Al Senato invece, il partito di Obama non può permettersi di perdere più di sei seggi, e secondo alcuni istituti di ricerca rischia seriamente di perderne sette. All’apertura dei seggi mancano poche ore, e l’anatra ha già iniziato a starnazzare.

Carlo Perigli
@c_perigli

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