Nymphomaniac è online ‘on demand’ e l’Italia si gira i pollici

Il nuovo film di Lars Von Trier uscirà il 21 marzo negli Usa ma è già reperibile online al prezzo di un biglietto di sala. L’Italia? Sta a guardare

NYMPHOMANIAC prev Il 21 marzo, stando alle notizie ufficiali, arriverà il fatidico momento in cui le sale cinematografiche statunitensi (in Italia avremo l’onore ad, come sempre in netto ritardo su tutto) potranno finalmente ammirare questo pompatissismo ma (si spera), notevole nuovo e atteso lavoro audiovisivo del signor “persona non grata” Lars Von Trier. Nymphomaniac, infatti, fa parlare e discutere, unendo e dividendo critica e pubblico a scatola chiusa da almeno un anno a questa parte. Ora, però, è giunto il momento della resa dei conti. Ancora un pizzico di attesa burocratica e poi sarà lì tutto per noi. Quando? Il 21 marzo, abbiamo detto, almeno per tutto ciò che al mondo non si identifica col nome Italia. Sì, il primo dei due capitoli perché l’altra metà, invece, uscirà il 4 aprile, sempre non in Italia. Anzi no, aspetta. Cosa abbiamo qua?

NYMPHOMANIAC ON DEMAND – Signore e signori, qui abbiamo proprio una gran bella sorpresa: il primo volume di Nymphomaniac di Lars Von Trier è già uscito il 6 marzo. Sì, ma “on demand”. Cosa? On demand. E che vuol dire? “On demand” vuol dire che se un qualunque essere umano abitante del pianeta Terra sceglie di connettersi ad un apposito sito internet (ad esempio questo) o piattaforma, finisce per trovare indicazioni e link utili al fine di poter acquistare il film (pagandolo più o meno quanto il prezzo di un biglietto normale) e vederselo in santa pace in streaming comodamente seduto sulla poltrona di casa o davanti al proprio computer. Largo dunque alle solite tiritere della prima ora: “ma al cinema è tutta un’altra cosa”, “ma la visione in rete è frammentaria”, “ma se poi lo streaming non funziona bene”, ma questo, ma quello e ma quell’altro ancora e bla bla bla e ancora bla. Va bene, siamo perfettamente d’accordo, sappiamo benissimo e abbiamo sempre condiviso pienamente e a braccia aperte l’ovvia e inossidabile idea legata al fatto inequivocabile che la visione in sala resterà per sempre quella ufficiale in assoluto. Il bello della diretta è un altro.

USARE IL CERVELLO O QUELLO CHE NE RIMANE – Proprio in questi giorni, ironia della sorte, spopola la notizia che avvisa il sequestro, da parte della Guardia di Finanza italiana, con conseguente oscuramento, di ben 46 siti internet adibiti alla diffusione indebita di pellicole cinematografiche attraverso la rete. Apriti cielo, muori pirateria bastarda. In pochi, anzi nessuno ha considerato alcune potenziali osservazioni complementari.

Nymphomaniac (blackfilm.com)1. LEGGE MIA, NON TI CONOSCO – In Italia è dal 1965 che non esiste una legge vera in materia di audiovisivi (figurarsi, poi il grado di capacità di aggiornamento) che sia influente e definitiva. Solo un affrettatissimo decreto legislativo del 2004 viene ripetutamente modificato a dismisura senza molta cognizione di causa anche a colpi di diramazioni regionali da Titolo V costituzionale. In questo decreto prossimo all’inutile, di incentivi agli esercenti (i gestori delle sale cinematografiche) non si parla granché se non soprattutto in termini di ampliamento a multisala, facoltà economica che, in mancanza di fondi preventivi, innumerevoli gestori non hanno. Quindi finiscono per proporre poca offerta. Quindi mantengono prezzi discutibili. Quindi non hanno pubblico. Quindi chiudono. Quindi un piccolo paese di provincia rischia di non sapere più nemmeno cosa sia il cinema.

2. DI DOWNLOAD, STREAMING, PESTE, MALARIA E COLERA – Se un nucleo (anche molto ma molto vasto) di persone afferma che guardare film in streaming o scaricare divx e derivati lo soddisfa non lo si può sopprimere letteralmente togliendoli quella che a tutti gli effetti è una libertà gratuita perché non è chi usufruisce ad essere il diretto colpevole, non beneficiandone a scopo di lucro. “Download” non è sempre uguale a “furto”. È chi fornisce, semmai, a “rubare“. E allora che si fa? Ovviamente si segano le mani a chi scarica o apre visioni in streaming in termini di utilità esclusivamente personale (perché della gente comune, normale e incensurata, beh, chi se ne importa) rendendo inaccessibili i siti a decine e decine alla volta e facendo anche qualcosa a chi li gestisce, salvo poi ricominciare tutto dall’inizio perché altri ne nascono e ne nasceranno sempre. Una cosa intelligente (nonché dimostrazione di coraggio e consapevolezza) sarebbe mantenere attivi i siti, consentire lo streaming o il download gratuito ma imbottire di tasse i gestori e, attenzione, tutti i titolari delle marche (anche rinomate) che acconsentono all’applicazione di banner e pop-up su quei siti in cambio di denaro a clic (quello, semmai, è un mezzo scopo di lucro). Non solo: sarebbe utile anche convogliare i soldi da essi ottenuti (anche con condoni, azzardiamo) al reintegro del Fondo Unico Per lo Spettacolo per nuove produzioni tra opere prime e seconde.

3. RESPONSABILI MANIGOLDI – Qualcuno, per cortesia, ci spieghi perché un sacco di film stranieri, soprattutto anglofoni, si trovano su internet prima ancora che escano in sala in Italia. In verità la risposta la possiamo intuire ed è anche molto semplice da formulare: esistono siti e forum su cui veri e propri appassionati esperti producono e distribuiscono file di traduzione sottotitoli i quali poi, inseriti nel file del film (di buona qualità video perché presi dai supporti originali), ne permettono la visione tradotta. Di cosa si tratterà mai? Semplice anche questo: sono prodotti audiovisivi che escono prima altrove e poi arrivano in Italia, quindi il dvd è disponibile prima, basta applicarvi il lavoro di traduzione testuale. Ma attenzione: molti di questi film hanno i marchi e i messaggi antipirateria all’inizio della proiezione e sulla schermata in vari punti del film. Quindi, sono file che provengono da persone del settore che ricevono a casa la copia a loro riservata e che, in un modo o nell’altro, finiscono per convertire e divulgare in rete più o meno volontariamente (programmi come eMule “rubano” file dagli hard disk ad insaputa dell’utente meno esperto, mettendo in pericolo l’inviolabilità dei dati personali).

Nymphomaniac (ropeofsilicon.com)LA SOLUZIONE INOSSERVATA – Torniamo alla intelligentissima strategia distributiva (per il momento anglofona) di Nymphomaniac. Non possiamo non apprezzare l’evidenza di una scelta che quasi sicuramente arriverà a coprire una fetta di pubblico non più additabile unicamente come internauta pirata. Nymphomaniac riuscirà, così, a raggiungere e rendersi disponibile alle due distinte fasce di pubblico potenziale, vale a dire gli smanettoni da connessione a banda larga e gli inamovibili della sala cinematografica (con precedenza ai primi, stavolta). E in Italia? In Italia, per il momento, assolutamente no, non è ammissibile, la rete è il male assoluto, una bestia di Satana, un anatema, una bestemmia imperdonabile e, come tale, va zittita e soppressa. Ma quanto chi di dovere potrebbe guadagnare o, meglio, non perdere con un simile stratagemma tra l’altro nemmeno molto inedito (la diffusione on demand è arcinota a chi segue un cinema di stampo molto più underground, per certe nuove uscite sconosciute, e anche solo un semplice mymovies.it, per seconde visioni in streaming a prezzi stiacciatissimi)?

No. In Italia bisogna continuare a parlare di pirateria, a fare la parte della vittima piagnucolando per (a questo punto) evitabilissimi danni economici, perdita di posti di lavoro e assenza (che c’è e fa malissimo) di un sistema che, però, ironia della sorte anche qui, proprio non riesce o (più furbamente) non vuole ripristinare stando al passo coi tempi. Non importa un fico secco se col nostro punto numero 2 e con questa soluzione qui riportata si potrebbe risanare un intero mondo alla deriva.

Orsù, signori imperatori del grande schermo nostrano, fateci un enorme favore: svegliatevi.

(Foto: beautifulsavage.com / blackfilm.com / ropeofsilicon.com / gushmag.it)

Stefano Gallone

@SteGallone

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