Nucleare. Fbi accusa la Russia: i trafficanti vendono all’Is

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Dal 2010 allo scorso febbraio sono state bloccate quattro trattative per la vendita di materiale radioattivo. Lo rivela Fbi e la polizia moldava

Washington – Continua la guerra fredda tra Russia e Stati Uniti a colpi di indiscrezioni governative e smentite di replica. L’ultimo caso arriva dalla polizia federale americana.

RUSSIA E JIHADISTI – Secondo le rivelazioni dell’Federal Bureau of Investigation e le autorità dell’Europa dell’est, infatti, negli ultimi 5 anni sarebbero stati bloccati quattro tentativi di smerciare materiale nucleare radioattivo da parte di alcune bande di criminali moldave vicine al terrorismo islamico, con particolare preferenza agli jihadisti del Medio Oriente e ai militanti del sedicente stato dell’Is.

I moldavi – sempre secondo le rivelazioni del Fbi – farebbero capo o avrebbero forti legami con la Russia di Vladimir Putin e avrebbero tentato di vendere soprattutto grosse quantità di cesio, elemento che raggiunge la fusione poco sopra la temperatura ambiente rendendolo funzionale all’uso di ordigni nucleari.

L’Fbi afferma che l’ultimo degli episodi di tentata compravendita tra moldavi, alcuni legati anche ai servizi segreti sovietici, e i gruppi islamisti risale allo scorso febbraio, periodo nel quale i criminali avrebbero garantito una quantità di cesio «sufficiente a contaminare numerose città».

MERCATO NERO – Gli investigatori americani sono convinti che il traffico di materiale radioattivo dalla Russia sia prospero, ma che la questione ucraina, le sanzioni al paese e i difficili rapporti tra questo e l’Occidente, abbiano obbligato i trafficanti a trovare nuove strade di smercio per smaltire gli stock nei magazzini. Al punto che una parte sempre maggiore di componenti e scorie stanno trovando posto nel mercato nero.

L’agenzia di stampa Tgcom24.it riporta le osservazioni di Constantin Malic, ufficiale di polizia moldavo il quale afferma di aver seguito da vicino i quattro casi sventati: «Ci possiamo aspettare altri di questi casi»«Finché i criminali pensano di poter guadagnare molto denaro senza essere arrestati, continueranno a farlo». L’accusa è velata, ma esplicita: secondo Malic i criminali fuggono o perché messi sul chi va là da qualche gola profonda o per le inefficienze e la mancanza di coordinazione delle polizie sul campo. Il risultato è che i trafficanti tornano presto alla vendita illegale e con sempre maggiore certezza di impunità.

Che non si tratti solo di ipotesi lo dimostra la dinamica degli interventi: in ognuno dei quattro casi di contrabbando sventati – continua Malic – le autorità sono riuscite a fermare le trattative sul nascere, tuttavia i membri delle bande sono sempre riusciti a fuggire con il materiale da vendere.

Chantal Cresta

Foto || tocqueville.it

 

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