Non ho scelto io di morire. Il dilemma dell’eutanasia in uno spot australiano

Bloccato dall’Authority per la televisione australiana uno spot che vuole far riflettere sull’eutanasia. “E’ contrario alla legge perché incoraggia il suicidio”, dice, ma gli attivisti non mollano

di Silvia Nosenzo

Manifestazione in favore dell'eutanasia

SYDNEY – “Ho scelto di sposare Nina, di avere due bellissimi bambini. Ho scelto di guidare sempre una Ford. Ciò che non ho scelto è di essere un malato terminale”. Dura 45 secondi questo spot televisivo che ha fatto discutere l’Australia. Un uomo dall’aspetto malato, seduto su un letto, parla delle scelte che ha fatto durante la sua vita e di quelle che non ha mai potuto prendere. “Non ho scelto di morire di fame perché mangiare è come ingoiare una lametta da barba. Di certo, non ho scelto di dover vedere la mia famiglia soffrire con me. Ho fatto la mia ultima scelta. Ho solo bisogno che il governo mi ascolti”.

Questo spot, promosso dagli attivisti in favore dell’eutanasia, è stato tolto dal palinsesto della tv pubblica pochi secondi prima di andare in onda. La ragione l’ha spiegata l’Authority per la televisione: violerebbe il codice di condotta televisivo incoraggiando il suicidio, cosa ovviamente vietata dalla legge australiana. L’Authority ha poi precisato che “la tv australiana non esprime un giudizio sul dibattito etico e legale che circonda l’eutanasia, e non ha alcun interesse nel sopprimere una discussione su un argomento così sensibile”.

Ma gli attivisti per l’eutanasia australiani non hanno intenzione di fermarsi e hanno già preparato una nuova versione dello spot, più corta, negando che le immagini della pubblicità promuovano il suicidio, e descrivendole piuttosto come un messaggio politico sul fatto che l’eutanasia sia illegale in Australia. “Non è uno spot che invita la gente a scegliere l’eutanasia”, ha detto uno degli attivisti. “Si tratta semplicemente di un messaggio che invita i cittadini a muoversi e a chiedere ai politici di fare qualcosa per migliorare la legislazione insoddisfacente attualmente in vigore”.

L’Australia del Nord ha introdotto per la prima volta al mondo l’eutanasia volontaria nel 1995, ma è stata poi eliminata dal governo federale, e ora è considerata un crimine. Secondo gli attivisti, la maggior parte degli australiani vorrebbe la reintroduzione della legge come “rete di protezione”, anche se una parte piccolissima della popolazione la utilizzerebbe.

L’eutanasia fa sorgere domande di natura etica e morale difficili da rispondere. E’ giusto porre fine alla vita di un malato terminale che soffre senza possibilità di ripresa? In quali casi l’eutanasia può essere giustificabile? Che differenza c’è, dal punto di vista morale, tra uccidere qualcuno e lasciarlo morire? E quale diritto hanno gli esseri umani di scegliere la vita o la morte?

Sul dilemma dell’eutanasia, anche il Vecchio Continente è diviso.

FRANCIA: la legge impedisce ai medici l’accanimento terapeutico in casi di morte celebrale o di pazienti terminali. L’eutanasia attiva, invece, rimane illegale. È emblematico il caso di Chantal Sebire. La donna, con il volto completamente sfigurato, ha condotto una lunga battaglia legale per il diritti di ingerire una dose letale di barbiturici, con l’appoggio della famiglia.

Chantal Sebire

Dopo il rifiuto di una corte di Digione, è stata trovata morta in casa. Secondo gli inquirenti, ha assunto una “dose letale” di barbiturici.

OLANDA E BELGIO: sono gli unici due Paesi europei ad aver legalizzato l’eutanasia, entrambi nel 2002. Le regole sono molto severe e riguardano solo i malati terminali.

ITALIA: l’eutanasia è illegale, ma il paziente ha il diritto di rifiutare le cure. Questa potenziale contraddizione, ha dato origine ad alcuni casi che hanno diviso gli Italiani, soprattutto i cattolici, contrari all’eutanasia.

SVEZIA: l’eutanasia è legale: i medici devono interrompere le cure se è il paziente a chiederglielo.

SVIZZERA: il suicidio assistito è legale. Milioni di europei si sono recati a Zurigo per porre fine alla loro vita, assistiti dall’Organizzazione Dignitas, che ha lo scopo di aiutare i malati terminali. In Svizzera, ai malati viene fornita una dose letale di barbiturici, che devono però iniettarsi da soli.

SPAGNA: l’eutanasia è una questione che divide politicamente e religiosamente il Paese. Nel 2007, i Socialisti, insieme al partito Popolare, hanno votato contro la legalizzazione, benché i sondaggi mostrino il favore della popolazione.

GERMANIA: l’eutanasia è stata a lungo un argomento tabù, a causa del programma nazista omonimo contro le donne e i bambini considerati handicappati o malati mentali. Oggi, la legge sul suicidio assistito non è chiara. Benché non sia illegale, non può essere coinvolto un dottore perché ciò violerebbe il codice di condotta medica professionale.

INGHILTERRA: nel 2007, la Camera dei Lord ha rifiutato la proposta di dare ai medici la possibilità di prescrivere veleni ai pazienti terminali che vogliono porre fine alla loro vita.

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