Noel Gallagher’s High Flying Birds. L’esordio solista dopo la fine degli Oasis

Noel Gallagher

L’attesissimo debutto solista di Noel Gallagher è finalmente arrivato nei negozi. Dopo lo scioglimento degli Oasis, conseguente all’ennesimo litigio dei due fratelli, ed il debutto dei Beady Eye (composti da Liam e dal resto degli ormai ex-Oasis) ora è arrivato anche questo debutto solista di Noel Gallagher. L’attesa era altissima, soprattutto in virtù del discreto successo dei Beady Eye, il cui album Different Gear, Still Speeding ha avuto un buon successo.

Noel, come ampiamente risaputo, è un musicista eccezionale, sicuramente uno dei migliori arrangiatori e songwriter degli ultimi due decenni. I più grandi successi degli Oasis sono infatti stati partoriti dalla sua mente. Molta era la curiosità attorno a questo nuovo lavoro, uscito con il nome di Noel Gallagher’s High Flying Birds, una sorta di pseudonimo, di paravento dietro al quale il musicista gioca a nascondino con il pubblico, in quanto si tratta quasi di un album solista a tutti gli effetti, avendo Noel composto tutti i dieci brani che compongono l’album ed avendo suonato tutti gli strumenti ad eccezione della batteria.

Everybody’s on the Run apre il disco in maniera pretenziosa: iniziare un album con un brano epico, intenso e orchestrato poteva risultare un azzardo. Senza contare il fatto che ci troviamo di fronte al brano più lungo del lotto. In realtà la canzone scorre pulita, trasportata dall’ottimo, profondo ed orecchiabile ritornello. Noel dimostra subito che non ha perso la capacità di scrivere buone canzoni e mette in mostra una voce in forma.

Dream On parte con un buon giro di accordi, discendente diretto degli ultimi Oasis. Un brano tutto sommato inferiore al precedente, che costituisce un buon intermezzo alla successiva delicata If I Had a Gun, intensa e sofferta ballata, orecchiabile ma non scontata. The Death of You and Me, primo singolo estratto è un buon pezzo dal sapore antico, tradizionale, sfuocato, ed un po’ barocco, ma a giudizio di chi scrive non è tra i migliori dell’album.  Si prosegue con (I Wanna Live in a Dream in My) Record Machine, dove tornano i sentori orchestrali del brano di apertura. Il giro di accordi di piano dona un ottimo accompagnamento alla voce di Noel, pronta ad alzarsi nel ritornello, epico e profondo e nel finale in crescendo.

Si prosegue con AKA… What a Life!, secondo singolo estratto: uno dei pezzi più sperimentali del disco, alternativo nel suo giro di piano quasi ballabile, nel falsetto che spunta ogni tanto, e nella progressione di accordi di chitarra della seconda metà. Un pezzo insolito, fuori dai canoni del tipico songwriting di Noel Gallagher, che farà forse storcere il naso ai fan oltranzisti delle chitarre distorte, ma che è l’ennesima dimostrazione delle capacità di arrangiamento del musicista inglese. Soldier Boys and Jesus Freaks si inserisce nel filone di pezzi acustico/barocchi iniziato da Dream On e proseguito da The death of You and Me, mentre AKA… Broken Arrow è un altro ottimo brano, uno dei più rock dell’album, che non lascia però da parte l’accompagnamento orchestrale di sottofondo, creando un ottimo mix che anticipa gli ultimi due brani dell’album: (Stranded On) The Wrong Beach e Stop the Clocks. Il primo è un pezzo rock pulsante dal vago sentore anni ’70, a metà strada tra il pop ed il glam, mentre la seconda, scritta ancora ai tempi degli Oasis e mai pubblicata, è una grande canzone in perfetto stile Noel Gallagher: chitarra acustica che comanda la situazione prima del trascinante finale in perfetta tradizione british.

Un ottimo disco, ennesima prova delle capacità di songwriting del buon Noel Gallagher, rockstar casinista e antipatica, ma musicista eccellente. Mancano quasi del tutto le chitarre elettriche e quei suoni rock pastosi tipici dei primi Oasis, e francamente un po’ di spinta in più non guasterebbe a questo disco, comunque un buon prodotto, che non raggiunge i livelli qualitativi dei primi dischi targati Oasis, ma che supera di gran lunga il livello delle loro ultime produzioni, non eccellenti e tendenti alla ripetitività e alla mediocrità. Se l’esordio dei Beady Eye è stato buono, ma indubbiamente deficitario di originalità, qui ci troviamo di fronte a una superiore capacità di arrangiamento che fornisce a tutti i pezzi quel tocco in più che spesso manca nella band di Liam. Come detto, Noel è sempre stato la mente principale degli Oasis e se il fratellino Liam dopo tutti questi anni ha imparato a scrivere buona musica, Noel rimane sempre una spanna sopra.

Gli ultimi lavori degli Oasis non hanno certo brillato per freschezza compositiva, ma Liam e Noel, ora che sono definitivamente separati ed indipendenti, sembrano aver trovato una nuova maturità musicale: che il litigio dei due fratelli possa aver fatto bene ad entrambi ?

Alberto Staiz

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