No Tav, lettera aperta di un attivista deluso dalle violenze

Una voce fuori dal coro. Anzi, fin troppo dentro. È quella di Davide Favaro, un giovane residente della montagna di Condove che si dichiara da sempre attivo nei Movimenti No Tav.

Bandiere No Tav in Val di Susa (notavgenova.altervista.org)

In una lettera aperta pubblicata su Facebook, Davide ha palesato tutta la propria delusione per coloro che sono venuti a “inquinare” la manifestazione del 3 luglio 2011, cercando solo ed esclusivamente lo scontro violento. Un atto di accusa bello e buono anche nei confronti delle “alte sfere” dei Movimenti No Tav, che hanno professato la non violenza nei giorni dell’organizzazione e poi «hanno agito diversamente sul campo», pretendendo – a detta di Davide – «di insegnare a noi come gestire la nostra protesta».

Di seguito il testo integrale della lettera:

«Mi presento: mi chiamo Davide Favaro, abito sulla montagna di Condove ed ho partecipato attivamente al movimento No Tav, sia con le reti studentesche nel 2005 e poi, uscito dalle scuole di Valle come singolo cittadino. Oggi domenica 3 luglio 2011 ero presente alla manifestazione nazionale alla Maddalena di Chiomonte.

Vi scrivo perché ho assistito ad uno spettacolo indegno di violenza gratuita. Intendo dissociarmi nella maniera più netta possibile dai gesti orrendi compiuti dai violenti manifestanti incappucciati, ed attrezzati di tutto punto per condurre una premeditata guerriglia. Mi dissocio perché ritengo oltraggioso che questi esaltati abbiano monopolizzato una splendida manifestazione. Ho bisogno di farlo, per poter scendere nuovamente in piazza. Perché i giovani della Valle non siano associati a questi pazzi irresponsabili.

Sono deluso ed amareggiato. La nostra lotta contro il Tav è sempre stata una lotta apertamente nonviolenta, nella migliore tradizione della Valle di Susa, che grazie a persone eroiche come Achille Croce, ha da insegnare a tutta l’Italia. Abbiamo combattuto avendo bene in mente la consapevolezza che la nostra forza e la coscienza delle verità che manifestiamo e che solo con mezzi nonviolenti si possono ottenere i risultati più ambiziosi: quelli duraturi della sconfitta del “sistema Tav”. Invece oggi sui sentieri di Giaglione ho sentito ragazzi che pretendevano di insegnare a noi come gestire la nostra protesta, il tutto con il placet di alcuni individui di spicco nei movimenti No Tav per una impensabile “conquista” di aleatoria utilità simbolica e di nessun giovamento reale.

Sono deluso, perché i valori fondanti della lotta nonviolenta e della disobbedienza civile che ho sempre visto come parti integranti del movimento No Tav, si sono sgretolati contro le barricate della Maddalena, sotto l’assalto della violenza delle forze dell’ordine e di alcuni manipoli di falsi difensori della valle. Sono deluso perché i “leader” dei movimenti hanno dichiarato una manifestazione nonviolenta nei comunicati della vigilia, ma hanno agito diversamente sul campo, prendendo in giro me e chi come me non può condividere per nessuna ragione atti di violenza verso alcuno, persino il più brutale degli agenti che hanno violentato la nostra Valle. Ed invece oggi è capitato che le reti dei professionisti del delirio sono state lasciate libere ed indisturbate di agire e di violentare a loro volta, rispondendo alla violenza della polizia con altra violenza: un bell’insegnamento per i bambini che portiamo in strada, una bella rassicurazione per l’opinione pubblica che deve ancora scegliere da che parte stare!

Scena di ordinaria tensione tra manifestanti e polizia (notizie.tiscali.it)

Sono amareggiato perché tra le migliaia di persone che sono venute a sostenere la nostra lotta non c’erano solo persone realmente interessate a supportarci ma anche ragazzi e ragazze venuti qui con il chiaro obbiettivo di cercare lo scontro con gli agenti. Sono amareggiato perché questi ragazzi non ci hanno aiutato, ma ci hanno pugnalato alle spalle. Mentre loro giocavano a fare la guerriglia sulla nostra pelle io ho visto gli anni di assemblee e di riunioni andare in fumo, le esperienze di democrazia partecipata dal basso, di nuovi orizzonti nella partecipazione civile consapevole, infrangersi sugli inni alle molotov ed ai cori da stadio contro la polizia.

Io dico agli amici che sono venuti a darci una “mano”: se questa è la mano che intendono darci, io preferisco manifestare in quarantamila come nel 2005, ma con i bambini ed i loro nonni, con gli agricoltori ed i professionisti! Il metodo con cui si fanno le cose è prioritario, la nonviolenza è l’unica via da seguire.

Io chiedo a tutti voi, cittadine e cittadini, fratelli e sorelle di questa terra magnifica, di alzare il profilo politico e soprattutto etico del movimento No Tav: sappiamo che con la violenza non avremo mai la tanto agognata vittoria contro l’opulenta lobby del Tav. Chiediamo ai nostri comitati e soprattutto ai “portavoce” di questo movimento di fare una scelta schietta e senza lasciare spazio a dubbi, di dichiarare che chi usa la violenza per far valere le proprie ragioni non aiuta la causa.

Ho bisogno di scrivere a tutti voi, perché oggi mi sono sentito privato della mia lotta. Ho sentito ad ogni esplosione una tristezza nel cuore sempre più opprimente. Prego perché non capiti mai più, prego perché possiamo essere, un giorno, nuovamente orgogliosi dei nostri passi avanti contro le logiche del Tav».

Redazione

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