No all’abolizione degli ordini, l’Italia va a picco ma i privilegi non si toccano

Il ministro dell'Economia Giulio Tremonti, oggetto di dispute tra le file del Pdl

Roma – Giulio Tremonti ci prova. Tenta di cambiare le linee politiche della maggioranza. Ma spesso si scontra con l’ostruzionismo dei parlamentari del suo stesso schieramento. Che lo faccia per il bene del Paese o per puri interessi personali, non è poi così determinante. L’importante è che si faccia, che si rinnovino le politiche, che si dia il la al vero cambiamento. La manovra finanziaria presentata dal ministro dell’Economia è discutibilissima in molti punti, soprattutto quelli più importanti riguardanti la spesa pubblica e il modo in cui si tenta di raggiungere il pareggio di bilancio. Spesa pubblica che forse, in questo momento di crisi, dovrebbe essere incrementata per dare nuovo slancio all’economia italiana e fiducia ai mercati e agli investimenti. Ma questa è solo un’ipotesi tra le tante che circola tra gli esperti economici.

Quel che è certo è che la nostra classe politica costa troppo, che la corruzione la fa da padrona e che il vero liberismo non è stato mai applicato. E quello che emerge dagli ostruzionismi posti in atto dalla maggioranza in questi giorni è che gli interessi di casta e i loro privilegi non devono essere toccati. Gli stipendi e le pensioni dei nostri politici, probabilmente i più alti d’Europa, se ritoccati darebbero sicuramente una mano a pareggiare il bilancio, eppure questa voce è fortemente contestata dalla maggioranza. Così come l’abolizione degli ordini professionali darebbe un impulso all’applicazione della meritocrazia in molte professioni. Non essendoci più una barriera all’ingresso nelle varie corporazioni, che hanno sapore medioevale, potrebbero valere di più le reali abilità dei professionisti, piuttosto che le conoscenze clientelari e le disponibilità finanziarie degli interessati e dei loro amici, che vengono ora richieste.  «Fino a quando non verrà tolta la norma che abolisce gli ordini professionali, noi il testo – assicura un avvocato del Pdl – non la voteremo mai dovesse anche cadere Tremonti».

 

Gli ordini professionali contestati già nel 2008

Circa un’ottantina di parlamentari del Pdl si sono attivati per raccogliere le firme per protestare contro questa voce della manovra. Protestano soprattutto contro l’abolizione degli ordini degli avvocati, visto che la maggior parte di loro fa parte di questa categoria professionale. Ciò per cui si alza una barricata tra i parlamentari pidiellini, è «una norma generica in cui si parla della liberalizzazione delle professioni e si fa riferimento all’abolizione degli ordini», viene sottolineato da alcuni membri del partito. E per raggiungere il loro scopo sarebbero anche pronti a bocciare una manovra che, nel bene e nel male, è di importanza capitale per il Paese.  «È sconcertante che nel Pdl ci sia chi è pronto ad affondare il paese per difendere privilegi e rendite di posizione. Minacciare di non votare la manovra per difendere la propria corporazione è inconcepibile. Il Pdl è irresponsabile e dimostra di non avere alcuna attenzione nei confronti dei problemi del Paese – ha affermato Oriano Giovannelli, responsabile Forum Pubblica amministrazione del Pd –  Il Pdl ha sempre irresponsabilmente assecondato gli interessi delle caste, forte con i deboli e debole con i forti, oggi questo gioco deve finire perché non solo è ignobile ma rischia di affondare l`intero Paese».

 

Copertina del libro di Mario Giordano contro le pensioni d'oro

Altro punto che fa arricciare il naso e su cui pongono un veto i membri del partito di maggioranza è quello riguardante la norma che renderebbe incompatibile l’incarico di parlamentare con quello di sindaco o di presidente di Provincia. Nella sola camera gli ‘interessati’ sarebbero 9 presidenti di provincia e 6 sindaci. «E state pur certi – si afferma ancora nel Pdl – che anche quella norma deve saltare se vogliono che votiamo la manovra». Così come si cerca di non far presentare la norma che equipara gli stipendi di deputati e senatori a quelli di pari grado in Europa e che cambia il sistema dei vitalizi. «Gli uffici di presidenza delle due Camere adottano sistemi previdenziali basati sul metodo di calcolo contributivo – si legge nell’emendamento firmato da Pd, Idv e Udc – prevedendo requisiti anagrafici e contributivi per l’accesso ai trattamenti corrispondenti a quelli applicati ai lavoratori dipendenti, ai sensi della disciplina pensionistica vigente».  Le proteste dei parlamentari pidiellini hanno tutto il sapore di un vero e  proprio insulto nei confronti della stragrande maggioranza dei cittadini italiani.

Sabina Sestu

Foto:blog.panorama.it; www.anarchit.org; oggitv.net

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