New York: cabine telefoniche diventano librerie

Roma – Da alcuni anni non si fa che parlare della crisi dell’editoria, dei lettori in calo, dei libri che restano a impolverarsi sugli scaffali delle librerie – forse anche perché sono sempre meno i soldi extra che i cittadini scelgono di destinare al “superfluo” – fatto sta che, in effetti, la diffusione della cultura è il tasto dolente di non pochi Paesi. Purtroppo anche del nostro.

Ma anche oltreoceano la situazione non è rosea, tanto che liberi cittadini e associazioni di lettori stanno sostenendo a spada tratta il bookcrossing, la condivisione dei libri che amiamo di più e non si tratta di file, ma proprio delle copie cartacee delle più diverse opere letterarie. Una volta scelto il libro, lo si “abbandona” in un luogo – spesso ci sono dei luoghi ben precisi, perché la comunità del bookcrossing è molto ampia e organizzata – per far sì che un altro lettore possa adottare le preziose pagine.

Così un architetto newyorkese laureato alla Columbia, John Locke, ha avuto un’idea semplice, insolita e potenzialmente geniale perché coniuga la diffusione della cultura e la rivalutazione di un arredo urbano ormai caduto in disuso: la cabina telefonica.

In sostanza Locke ha trasformato le postazioni telefoniche in librerie di strada dove prendere in prestito libri o proporne altri, dei punti di riferimento per il bookcrossing e un potenziale strumento per migliorare le condizioni di vita nelle città.

Fino a oggi sono state installate due “librerie telefoniche” – nell’ambito del progetto Department of urban betterment, il visionario nome che Locke ha dato ai suoi interventi cittadini – collocate a Manhattan, ma in zone diverse. La prima libreria è nata in un’area periferica, dove libri e scaffali sono durati i primi sei ore e i secondi dieci giorni; la seconda è stata collocata in una zona nei pressi di una fermata della metro, un tratto di strada molto frequentato dove i libri – segnati questa volta con un simbolo sul dorso – e gli scaffali hanno resistito sei settimane, mentre i passanti, incuriositi e perplessi, sfogliavano i libri interrogandosi sul comportamento da dover tenere.

«La diffusione delle cabine telefoniche è interessante perché sono totalmente obsolete e distribuite in modo irregolare soprattutto in quartieri periferici: mi provocano sempre un forte senso di nostalgia. Ero interessato soprattutto a trasformare quello che è percepito come un elemento urbano inutile in un’opportunità» ha dichiarato Locke.

L’intraprendente architetto non si arrende e ha in mente un terzo esperimento: libri e cabine saranno marcate, ma le postazioni recheranno anche dei cartelli con delle brevi indicazioni come “Condividi” o “Prendi in prestito”, per far comprendere ai passanti lo scopo e l’intento dell’iniziativa.

Intanto Locke continua a raccogliere libri, donati da lui e dagli abitanti delle zone della città interessate dall’iniziativa, mentre ancora una volta partner dell’architetto sarà l’azienda Kontraprionist, che ha offerto – e offrirà – gli scaffali necessari a realizzare le librerie di strada.

Vedremo come i newyorkesi prenderanno il prossimo esperimento, mentre questa geniale idea sta diventando non solo uno strumento culturale, ma un’imperdibile vetrina per studiare i comportamenti sociali.

Francesca Penza

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