Neighbours, ovvero l’estro creativo dei So Does Your Mother

Divertimento e cultura musicale garantiti in 'Neighbours', l'album d'esordio dei romani So Does Your Mother in uscita oggi negli store digitali

La copertina di "Neighbours", l'album d'esordio dei So Does Your Mother, ad opera di Mr. Thoms

La copertina di “Neighbours”, l’album d’esordio dei So Does Your Mother, ad opera di Mr. Thoms

Scavando sempre più a fondo oltre le sciatterie quotidiane del sistema commerciale e radiofonico italiano, aumenta gradualmente il quoziente di sorpresa che conduce inevitabilmente, per chi è davvero appassionato e intenzionato a sempre nuove scoperte, all’incontro con nomi e produzioni dal fascino magari non chissà quanto innovativo (anche in musica, per larga parte, ormai nulla si crea né si distrugge ma tutto si trasforma) di gran rilievo nel panorama tricolore emergente. Forti delle precedenti esperienze che noi di WakeUpNews, in qualità di testata giornalistica indipendente, abbiamo letteralmente scelto di fare nel corso degli anni di vita cibernetica, il piacere uditivo, quest’oggi, è direzionato verso la capitale e porta il nome di So Does Your Mother.

TALENTO E CULTURA WAY OF LIFE – D’accordo, il nome di questa band costituita da ben dieci elementi, in aggiunta al pur splendido – per quanto controverso – disegno di copertina (un’opera dello street artist Mr. Thoms) forse non è il massimo. Eppure ci convinceremo presto del contrario avanzando, passo dopo passo, tra le viscere del loro disco d’esordio Neighbours, in diffusione a partire da oggi in formato digitale (utile, in casi come questo, a far fronte alle difficoltà economiche di stampa per artisti alle prime uscite) presso i principali store di settore come iTunes, Amazon o Google Play. E quali sono quei mezzi e quegli elementi indispensabili a farci capire di avere a che fare con un agglomerato che non punta tutto esclusivamente sull’ironia contenutistica? Niente di più semplice (per quanto sempre più raro nel filone mainstream e, per contro, sempre più evidente tra le righe di chi non detiene una fortuna mediatica tale da farlo sbucare alla luce del sole): talento e cultura. Volendo, si può anche aggiungere l’aggettivo “grande” ad entrambi i termini appena utilizzati. Di certo, se si amalgama il tutto sotto la fondamentale costituzione del fattore “divertimento“, il risultato che si ottiene non potrà mai navigare lontano dall’istantanea voglia di premere di nuovo play sul lettore virtuale e ripartire per un vero e proprio viaggio tra i meandri di generi, stili e predisposizioni compositive prossime alla perfezione (per quanto concerne l’ambito di riferimento, è chiaro).

So Does Your Mother

So Does Your Mother

Già, perchè un album come Neighbours e una band come quella dei So Does Your Mother provoca proprio questo in chi, ascoltando, si lascia trasportare dalle proprie personali (e sempre indispensabili) conoscenze garantendosi un coefficiente di godibilità (se non proprio goduria) perfettamente nemico di spazio e tempo, senza limite alcuno per desideri di assorbimento rivolti a nuove successive produzioni dell’artista in questione.

IL DISCO – Fin dalle primissime note riscontrabili nell’apertura riservata a Mitile milite, gli eccezionali musicisti che sono Lorenzo Sidoti (chitarra), Vladimiro Sbacco (tastiere e sintetizzatori), Gian Maria Camponeschi (basso), Alessio Zappa (batteria; ah, che nome lieto…e per quale giusta causa!), Francesco Antonini (flauto), Letizia Lenzi (clarinetto), Carmine Di Lauro (sax), Francesca Faraglia (voce), Domitilla Masi (voce) e Maria Onori (voce) – oltre a mantenere compatto un gruppo di così tante persone nell’epoca in cui, per far fronte alla fame di settore, tenerne insieme tre in un garage pare essere sogno più che remoto – dimostrano il grande merito insito nel saper perfettamente equilibrare riferimenti e intenzioni espressive. Malgrado la band, in apertura di album, sembri optare per anfratti rock in vista di riff e strutturazioni prossime a una certa compattezza di suono e metrica esecutiva, campo apertissimo viene definitamente lasciato alla graduale incursioni di strumenti a fiato raramente così ben inseriti in un non facile contesto di miscellanea. Dal rock, allora, si passa al jazz, al funk e a una certa ramificazione progressive di stampo soprattutto italiano anni ’70 (viene da pensare ai vari Perigeo e Napoli Centrale, con qualche flash ai giorni nostri dettati dai Calibro 35) ma anche di scuola Canterbury, seppur frullata con numerosi impasti personalizzati. Allora non è affatto un caso se un certo Ike Willis (vedere alla voce Frank Zappa dal 1978 al 1988) fa capolino in formazione per unire il suo talento esecutivo a quello già straordinario appartenente a Sidoti e soci. E non è un caso, allora, nemmeno se il procedere di tasselli come Swallow, Under the roof o Your mother strizzano letteralmente l’occhio addirittura (e non per pura coincidenza) alla disco music statunitense di fine ’70 (che era proprio una miscela di soul e funk con varie ed eventuali) amplificandone la portata sia emozionale che culturale grazie a sfumature (per quanto personalizzate) provenienti dai migliori dischi del Frank Zappa della seconda metà di quello stesso periodo (One size fits all, Zoot allures, Roxy & elsewhere e ildoppio live in New York su tutti). La sezione ritmica, di pari passo a quella fiatistica, di Modern seducer e Modern seducer reprise, in vari frangenti della sua splendida frammentarietà inscena proprio quell’atteggiamento italo-prog ’70 necessario a compiere qualche passo in avanti grazie a una sperimentazione su sperimentazione operata dall’interessantissima contrapposizione tra due generi già di per sé nati in ambiti di micellanea (progressive rock e disco music), giungendo addirittura a ricordare il miglior Lester Bowie negli allucinati assoli di sax tra i meandri degli incredibili Art Ensemble Of Chicago. A coronare il tutto in qualità di prodotto di vertice, infine, concorrono brani come Red leaf e M.D, il primo orgogliosamente zappiano per quanto concerne il periodo precedentemente indicato, il secondo mirabilmente proveniente da una predisposizione di gusto molto coscientemente rivolta ad album di importanza capillare come Genealogia del Perigeo, appunto, o come anche Crack e Maudits a nome Area, fin dove possibile.

I So Does Your Mother dal vivo

I So Does Your Mother dal vivo

A BUON RENDERE - Con un album come Neighbours e con una band come quella dei So Does Your Mother, insomma, ci ritroviamo dinanzi a (non è affatto proibito dirlo fin da subito, alla luce di un esordio discografico) delle vere e proprie eminenze sia da studio che da palcoscenico (pare, infatti, che la band si diverta nel costruire veri e propri teatrini musicali – anche qui in puro stile zappiano – per performance dal vivo che, di conseguenza, rendono ancora più inarrivabile il coefficiente di gradimento potenziale. In vista di tutto ciò, dunque, non serve dire più nulla di chissà quanto particolare, solo consigliare apertamente un ascolto ripetuto dell’album e, se possibile, la partecipazione ad uno qualunque dei suoi eventi promozionali in giro per l’Italia. A buon rendere.

Voto: 8,5

Stefano Gallone

@SteGallone

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