NBA Once a Week: Quando anche gli allenatori contano

Rick Adelman, coach di Minnesota

ADELMAN E COLLINS - Partiamo dai due allenatori sulla cresta dell’onda: Rick Adelman si conferma una volta di più un mago della panchina, soprattutto quando è chiamato a guidare franchigie prive di veri uomini leader, che devono basare tutto su un sapiente gioco di squadra. I Minnesota T-Wolves erano reduci da intere stagioni di mediocrità (per usare un eufemismo), il dopo-Garnett non aveva portato risultati e i pezzi pregiati che di volta in volta hanno vestito la maglia dei Lupi si erano rivelati un fallimento: Jefferson prima, Randy Foye e Jonny Flynn poi, passando per Corey Brewer e Ramon Sessions. McHale e Rambis non hanno saputo invertire il trend ma è bastato l’arrivo di Adelman per trasformare la barzelletta della Lega in una squadra che fa gioco, diverte con le giovani leve Rubio e Williams, non trascura la difesa (Rubio primo nei recuperi e 10 punti in meno subiti a sera rispetto alla stagione precedente) e che ha trovato in Kevin Love il faro su cui ricostruire.

Le premesse per diventare una realtà in rapida evoluzione ci sono tutte, sul modello dell’altra grande rivelazione di stagione: dopo aver concluso alla grande l’anno 2011, Philadelphia è ripartita ancora meglio, basando tutto sul proprio collettivo. Jrue Holiday è diventato la punta di diamante, ma la mano di Collins si vede nella gestione eccezionale del talento del proprio roster: 6 uomini in doppia cifra di media, 2 (Turner e Meeks) a ridosso e un rendimento difensivo eccellente, con meno di 90 punti di media subiti a sera. Le percentuali di tiro (46%) e i punti realizzati (98) collocano Iguodala e compagni al quarto posto e anche la quota assist (6° posizione nella Lega) è alta nonostante nessuno superi i 5 di media. Per concludere, la bontà del gioco Sixers ha prodotto il miglior rapporto assist/palle perse (solo 11 turnover per gara, nettamente il migliore nella Lega).

BARGNANI E CASEY, GALLINARI E KARL - Il rendimento dei due italiani di punta è in grande ascesa e parte del merito va senz’altro ai loro coach: Dwane Casey è passato da Nowitzki a Bargnani e il primo diktat è stato “Andrea non è un centro, lui d’ora in poi farà l’ala grande”. La frontline di Toronto offre Aaron Gray, Amir Johnson, il deludentissimo Ed Davis e Jamaal Magloire: non proprio la fine del mondo, però lo spostamento di Bargnani ha prodotto un miglioramento sia nei punti, con il Mago stabilmente sopra quota 20, sia nei rimbalzi, tuttora forse unica vera nota dolente (6.4 di media contro i 5.2 della stagione passata). Ma il vero lavoro di Casey si vede, finalmente, nella fase difensiva, con Bargnani non più sperduto nei cervellotici cambi difensivi dopo il pick and roll voluti da Jay Triano: tanti uno contro uno vinti, importanza negli aiuti dal lato debole e anche una ritrovata aggressività fanno del Mago una sorpresa, seppur in fase, diciamo, embrioanle. Perché di strada da fare, da questo punto di vista, ce n’è ancora tanta.

Da Mago a Mago, stavolta della panchina: George Karl non sembra voler tramontare mai e con lui splendono più che mai i Denver Nuggets, primi nella lega per punti (105) e assist (24) e secondi per percentuale di tiro (48%) alle spalle solo dei Miami Heat di Wade e James. Quando la squadra gira, girano anche gli ingranaggi: Danilo Gallinari è il primo (18ppg) di 6 uomini oltre la doppia cifra di media, con le migliori percentuali della sua carriera (da 41% del 2011 al 47% attuale), il tutto senza rinunciare alle triple, sua vera specialità, e a qualche assist, anche qui nettamente career high con 2.8 a fronte degli 1.6 nelle stagioni precedenti.

LE DELUSIONI - Nonostante l’arrivo di Messina, il coaching staff capitanato da Mike Brown non sta certo facendo mirabilie a Los Angeles: i Lakers giocano male, si appoggiano oramai troppo spesso su Kobe Bryant, leader della lega per tiri tentati (5 in più di media rispetto alla scorsa stagione) e con un minutaggio che cresce in maniera esponenziale nonostante l’età (dai 33 di media del 2011 ai 38, quarto nella Lega, del 2012). Le statistiche di Gasol e del “fu” Artest sono in calo vertiginoso e la panchina non rende come dovrebbe: l’unica nota positiva, Steve Blake, è ora sidelined per un infortunio. Peggio sta riuscendo a fare il buon Mike D’Antoni, ormai sulla graticola in quel di New York: il baffo conferma una volta di più, se mai ce ne fosse stato bisogno, come il suo sistema di gioco risulti un totale fallimento, soprattutto in caso di squadre pronte a puntare a traguardi importanti.

Mettere insieme giocatori di talento non basta se poi si punta tutto sull’attacco e si gioca praticamente solo di uno contro tutti: Anthony è alla peggior stagione della carriera per quanto riguarda le % al tiro (39%), lo stesso dicasi per Stoudemire, passato anche dai 25 ppg dello scorso anno ai soli 17 attuali. A parziale discolpa, il fatto che la squadra sia stata evidentemente costruita male: Chandler è un ottimo innesto, ma in tutta la sua carriera ha dimostrato di saper rendere al meglio se innescato da un vero playmaker. E a New York, tra Bibby, Shumpert e Douglas, ancora ne stanno cercando quantomeno mezzo.

LINEUP OF THE WEEK
P – Russell Westbrook (Kyrie Irving, Mike Conley)
G – Kobe Bryant (Mo Williams, Kevin Martin)
AP – LeBron James (Kevin Durant, Paul Pierce)
AG – Blake Griffin (LaMarcus Aldridge, Paul Millsap)
C – Kevin Love (Dwight Howard, Roy Hibbert)

Andrea Samele

Share and Enjoy

  • Facebook
  • Twitter
  • Delicious
  • LinkedIn
  • StumbleUpon
  • Add to favorites
  • Email
  • RSS

Ti è piaciuto questo articolo? Fallo sapere ai tuoi amici

Lascia un Commento

L'indirizzo email non verrà pubblicato.

È possibile utilizzare questi tag ed attributi XHTML: <a href="" title=""> <abbr title=""> <acronym title=""> <b> <blockquote cite=""> <cite> <code> <del datetime=""> <em> <i> <q cite=""> <strike> <strong>

 
Per inserire codice HTML inserirlo tra i tags [code][/code] .

I coupon di Wakeupnews