NBA Once a Week: I verdetti di metà stagione

Ormai siamo prossimi alla pausa per l’All Star Game e alla chiusura del termine ultimo per effettuare operazioni di scambio: i primi verdetti incoronano San Antonio e Popovich, ci regalano un Bargnani per la prima volta sopra i 20 punti di media e New York (Gallinari) e New Orleans (Belinelli) in zona playoff. Ma se il campionato finisse ora, chi sarebbero vincitori e vinti?

MVP: Derrick Rose (24.5 ppg, 4.4 rpg, 8.2 apg)

Derrick Rose, Chicago Bulls: è lui il nostro MVP fino a questo punto della stagione (binarybasketball.com)

Boston gioca di squadra, San Antonio beneficia dei redivivi Parker e Ginobili, Miami registra il calo delle quotazioni di LeBron, destinato ad essere quasi lo scudiero di Dwyane Wade, mentre Kobe e i Lakers sembrano in crisi. La squadra rivelazione è senza dubbio Chicago, che nonostante l’infortunio a inizio anno di Carlos Boozer, si mantiene stabilmente nei quartieri alti della Eastern, a sole 2 W dai Celtics: Derrick Rose è stato l’autentico trascinatore, esaltato da un sistema di gioco offensivo e difensivo magistralmente orchestrato dal neo coach Tom Thibodeau.  Tra gli altri possibili candidati, in risalita le azioni di Dwight Howard, letteralmente dominante per le sorti dei Magic e miglioratissimo offensivamente, e di Kevin Durant, che dopo un avvio difficile sta lentamente riprendendo il controllo delle operazioni.

Most Improved Player (giocatore più progredito): LaMarcus Aldridge (22.1 ppg, 8.9 rpg)

Prendi una squadra etichettata come “priva di personalità”, togli l’ingombrante leader Brandon Roy, togli tre centri (Camby, Oden e Pendergraph) e otterrai un LaMarcus Aldridge assolutamente devastante. Un’ultima settimana di gran lusso per il nuovo faro dei Blazers, che libero di agire in attacco come primo terminale offensivo ha registrato 5 gare consecutive sopra i 20 punti, con la vetta al nuovo career high riscritto per ben due volte prima con 40 punti e pochi giorni dopo a quota 42. Da segnalare anche Michael Beasley, che prima dell’infortunio aveva dato segnali di grande ripresa dopo i problemi vissuti in maglia Heat , e Al Horford, primo beneficiario dell’annata scadente di un Joe Johnson fresco di rinnovo a cifre esorbitanti.

Coach of the Year (allenatore dell’anno): Gregg Popovich (SAS 46-9)

Una squadra apparentemente non in grado di competere con le altre big della lega, un roster di età avanzata e con molti elementi in condizioni di salute precaria, chimica di squadra e personalità di alcuni (Jefferson in primis) totalmente da ricostruire: questa è stata l’estate dei San Antonio Spurs, che ora si ritrovano a guardare la lega dall’alto, con ampio margine di vantaggio sulle inseguitrici. Ennesimo miracolo firmato Popovich? Ginobili e Parker, dopo i problemi fisici, sembrano finalmente integri e in grado di reggere senza cali di forma, mentre il declino di Duncan è controbilanciato dalla prorompente freschezza di DeJuan Blair e dal ruolo chiave di George Hill, utile a cambiare il ritmo della gara come prima rotazione. Da menzionare anche Monty Williams, per il miracolo Hornets di questo inizio anno, e Doug Collins, che dopo un avvio stentato sta portando una squadra allo sbando come Philadelphia addirittura in zona playoff.

Defensive Player of the Year (difensore dell’anno): Dwight Howard (13.9 rpg, 2.1 bpg)

Più che le cifre, parlano le sensazioni: penetrare nell’area dei Magic significa trovarsi contro Dwight Howard, in grado di stoppare a qualsiasi altezza e con rapidità impressionante. I soli 94 punti di media a sera che fanno dei Magic la sesta miglior difesa della lega, con il 44% nel pitturato concesso agli avversari, sono di gran lunga merito delle doti intimidatorie di Howard, capace di fare la differenza in ogni settore del campo. Da sottolineare anche la stagione “All Star” di Kevin Love, miglior rimbalzista della lega, e di Blake Griffin, le cui doppie doppie ormai sono una costante.

CONTINUA A LEGGERE: SIXTH MAN OF THE YEAR, ROOKIE OF THE YEAR E VIDEO DELLA SETTIMANA ————->

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