NBA Once a Week: Arrivano i playoff, tempo di pronostici – Western Conference

WESTERN CONFERENCE
San Antonio Spurs (1) – Memphis Grizzlies (8) 4-2

 

Tony Parker: l’ultimo baluardo degli Spurs (alfemminile.com)

Per San Antonio sembrava essere un’annata regale, di dominio puro, incontrastato e sorprendente, vista l’età media degli uomini cardine del roster: il finale di stagione ha minato ogni certezza, compresa quella relativa a questo primo turno. Ginobili è con un gomito malmesso, Duncan è ancora in rodaggio dopo l’infortunio alla caviglia e il solo Tony Parker non sembra bastare a reggere l’onda d’urto derivante dalle pressioni di una serie di playoff. Memphis con Rudy Gay avrebbe avuto qualche chance in più di qualificarsi e ribaltare il pronostico, senza il proprio uomo franchigia invece toccherà a Zach Randolph e Mike Conley sobbarcarsi i maggiori oneri offensivi: dopo una stagione da separato in casa, OJ Mayo sarà la chiave di volta dalla panchina per lanciare i cambi di ritmo, mentre Shane Battier e Tony Allen dovranno mettere la museruola alle bocche da fuoco texane. Pronostico tutt’altro che chiuso e scontato e serie che si prospetta affascinante e con una lunga serie di prospettive sul cammino playoff potenziale di entrambe le squadre.

Oklahoma City Thunder (4) – Denver Nuggets (5) 4-2

Kevin Durant non debuttò in maniera particolarmente scintillante nella post season l’anno passato: a distanza di 365 giorni e con un Mondiale da leader a fare esperienza, è giunto per l’ala piccola di Oklahoma il momento del riscatto. Sulla sua strada ci sono Danilo Gallinari e i Denver Nuggets, che liberatisi della grana Anthony hanno prodotto uno sforzo superiore per mantenere e anzi cementare e migliorare la propria posizione in classifica in un’equilibratissima Western Conference. Ty Lawson e Raymond Felton sono una coppia di playmaker con pochi eguali nell’intera lega, JR Smith può spaccare le partite da un momento all’altro e Nene sotto canestro è una garanzia: di fronte però ci sarà non solo Kevin Durant, ma anche Russell Westbrook, la versione “ovest” di Derrick Rose. Energia, fisico, capacità di fare la differenza sia attaccando il ferro sia fermandosi al tiro dalla medio-lunga: insieme a Durant, è stato sicuramente Westbrook il vero faro nei momenti determinanti della stagione di Oklahoma. Da verificare la capacità di adattamento di Ibaka a un ruolo da 30 minuti nei playoff, in cui dover necessariamente limitare bizze, eccessi e falli a basso coefficiente di intelligenza cestistica.

Los Angeles Lakers (2) – New Orleans Hornets (7) 4-1

 

Kobe Bryant: questo playoff saranno il canto del cigno per la sua generazione Lakers? (gabrielesantoro.blogspot.com)

Per Belinelli e gli Hornets, privi di David West, il cammino playoff sarà breve, rapido e con qualche ferita da leccare: i Los Angeles Lakers sono di un altro pianeta rispetto ai miracolati Hornets, capaci di valorizzare un ottimo inizio di stagione contenendo la rimonta nel finale di stagione di Rockets e Suns. Chris Paul ha viaggiato a corrente alternata, forse distratto dai vari cambi di maglia prospettati per il suo futuro, mentre sotto i tabelloni senza West toccherà al solo Emeka Okafor fare la guerra con Bynum e Gasol: il centro losangelino è reduce dall’ennesimo problema al ginocchio, ma le ultime lo danno pronto a scendere in campo già da gara 1, mentre dopo la brutta figura con insulti all’arbitro, Kobe Bryant pare arrabbiato al punto giusto per mettere la sua firma sin dalla prima palla a due di questa che potrebbe rivelarsi, con ogni probabilità, l’ultima stagione utile per i Lakers del secondo ciclo targato Bryant-Jackson di assicurarsi l’ennesimo anello.

Dallas Mavericks (3) – Portland Trail Blazers (6) 4-3

Ironia della sorte, Dallas riesce sempre nell’impresa di accoppiarsi con gli avversari più ostici in rapporto ai rispettivi sistemi di gioco: Portland arriva ai playoff con i soliti atavici problemi nel settore lunghi, dove anche Dallas però paga la forma sempre pericolante di Tyson Chandler e il calo fisico di Dirk Nowitzki. Gerald Wallace sarà difficilmente contenibile dalle ali texane e se a livello di personalità non risentirà dell’aumento di pressioni derivanti dai playoff, potrebbe essere proprio lui a fare la differenza: Andre Miller e Marcus Camby sono veterani navigati, così come Nowitzki, Terry e Marion. Serie tutta sul filo dell’equilibrio, in cui potrebbe essere l’ultima gara a scrivere la parola fine: la maggior freschezza e la migliore distribuzione di possessi tra i vari terminali offensivi è un punto a favore di Dallas, mentre per Portland sarà fondamentale l’impatto del duo “Young Guns” Wesley Matthews-Nicolas Batum. Il tutto, senza dimenticare che in panchina c’è sempre Brandon Roy, seppur a mezzo, anzi, forse a un quarto del proprio potenziale esplosivo.

Andrea Samele

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