NBA: Jeremy Lin infiamma New York. Ma quanto può durare?

Se ne parla da una settimana intera o poco più: non c’è partita degli New York Knicks che non veda la Lin-mania prendere sempre più corpo. Da un lato, non può che far piacere vedere come nello sport moderno, fatto di grandi fisici e di supertalenti da tanti zeri su contratti e conti in banca, ci sia ancora spazio per delle piccole favole a lieto fine, ma dall’altro – guardandola oggettivamente – viene lecito domandarsi quanto potrà durare e perché.

Jeremy Lin, 23 anni (theknickswall.com)

I NUMERI DI ‘LINSANITY’ - Uscito da Harvard e dichiarato eleggibile per il draft 2010, Jeremy Lin, asioamericano, è finito nel dimenticatoio, venendo preso in considerazione soltanto nel mese di luglio dai Golden State Warriors, che decidono di scommettere 500k per 2 anni su di lui. Los Angeles si rivela però la sua – chiamiamola – città fortunata: il 29 ottobre debutta infatti contro i Clippers, mettendo a referto in 2 minuti soltanto una palla recuperata. Contro i Lakers, circa un mese dopo, arriva la prima doppia cifra a quota 13, con 3 rimbalzi e 2 assist: il suo rendimento però non decolla mai (ben 13 partite sulle 29 totali chiuse a quota 0 punti) e dopo la parentesi in D-League le porte della NBA sembrano chiudersi in maniera pressoché definitiva.

In estate si parla di Europa e anche Italia, con Teramo pronta a metterlo sotto contratto dopo la permanenza in Serie A, ma la sorte gli concede la chance di approdare nella Grande Mela, al fianco di Stoudemire e Carmelo Anthony in quella che per New York dev’essere l’annata del rilancio verso le zone nobili della Eastern Conference. Con le giovani leve Douglas e Shumpert e con i veterani Bibby e Davis, per Lin sembra esserci spazio solo come ultimo uomo della panchina, ma con Mike D’Antoni, nel bene e nel male, mai dire mai.

E’ NATA UNA STELLA? - Il Baffo infatti si stufa molto presto di Toney Douglas, dirottando in guardia Shumpert, chiaramente poco avvezzo a distribuire palloni in cabina di regia: Baron Davis è ancora ai box per problemi alla schiena, Bibby è ormai ben più che in fase calante e per Lin arriva la grande occasione. Le sue medie in maglia Knicks recitavano qualcosa come 3,5 punti in 9 gare, ma contro i Nets il 4 febbraio arriva il career high a quota 25 punti, con 7 assist e 5 rimbalzi in 35 minuti sul parquet: New York vince, nonostante il 3/15 di Anthony, D’Antoni cavalca l’onda e per Lin arriva la prima partenza in quintetto contro gli Utah Jazz.

28 punti e 8 assist, tirando con il 59% dal campo: New York perde sia Anthony per infortunio che Stoudemire per la morte del fratello, ma la striscia positiva continua, con Lin che viaggia a 26.8 punti, 4.2 reb e 8 ast di media, con ottime percentuali dal campo (eccezion fatta per il 33% nella W con Minnesota in cui è comunque decisivo un suo libero nel finale) e soprattutto con la capacità di mettere in ritmo i compagni. Novak, Walker, Chandler e il ritrovato Walker funzionano che è una meraviglia: per Lin arriva anche la consacrazione sul grande palcoscenico, contro i “soliti” Los Angeles Lakers, con 38 punti e vittoria al cospetto del Black Mamba Kobe Bryant. Numeri che parlano chiaro, certo, ma il futuro è ancora tutto da scrivere e – in fondo – sono sufficienti 5 partite per consacrare una stella?

Lin contro i Lakers: 38 punti sotto gli occhi di Kobe Bryant (daylife.com)

SÌ E NO - Non bisogna dimenticare, infatti, che nella NBA di meteore da 20 punti a raffica per qualche sera e poi finiti dispersi chissà dove ce ne sono state parecchie: Rashad McCants o il talentuosissimo Gerald Green, ad esempio, dopo la stagione della vita (15 ppg in maglia T-Wolves per il primo nel 07-08 e 10 partite sopra quota 20 di cui 3 consecutive nel 2006 con i Celtics per il secondo) hanno visto la rispettiva carriera volgere verso un totale anonimato.

Inoltre, il gioco di Mike D’Antoni è da sempre un doping per le cifre soprattutto di chi si trova per le mani il maggior numero di possessi: senza Anthony e Stoudemire, a Lin è infatti stato affidato completamente il timone della nave, ha massima libertà di inventare ed è attorniato da gente non proprio abituata ad avere per le mani responsabilità realizzative. Logico quindi che le sue cifre aumentino esponenzialmente: cosa potrà succedere però quando torneranno i due Big e i palloni a disposizione diminuiranno drasticamente? A suo favore, depongono in maniera significativa le percentuali al tiro, la capacità di distribuire assist ai compagni, l’ampio bagaglio tecnico messo in mostra, con alcune movenze veramente notevoli, e la prontezza con cui riesce ad approfittare di sbandamenti difensivi avversari.

IL VERDETTO - L’impressione è che New York potrebbe essersi ritrovata dal nulla un ottimo comprimario, ma gli entusiasmi per una bella favola non devono far illudere. Per poter parlare di fenomeni la strada da percorrere è ancora davvero lunga.

Andrea Samele

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