Navi da guerra Usa verso la Libia dopo attacco al consolato di Bengasi

Un momento delle poteste in Libia e l'ambasciatore Usa ucciso a Bengasi (ansa.it)

BENGASI – Dopo la strage di ieri al consolato statunitense di Bengasi e la morte dell’ambasciatore Chris Stevens, insieme a tre funzionari, ecco le prime mosse che segnano la reazione Usa: l’evacuazione immediata dell’intero corpo diplomatico e la decisione del Pentagono di spostare due navi da guerra verso le coste libiche. Sarebbero 200 i marines in viaggio, insieme ad altre unità speciali e droni, a supporto delle  due navi da guerra – la USS Laboon e la USS McFaul – armate con missili Tomahawk.

Il presidente Barack Obama – dopo una telefonata con i leader di Libia e Egitto per definire una linea di cooperazione a tutela della sicurezza e un’azione che porti all’arresto degli assassini di Stevens e degli altri cittadini americani uccisi - ha rilasciato alcune dichiarazioni in un’intervista alla Cbs che dovrebbe essere trasmessa domenica: «Dobbiamo assicurarci di continuare a esercitare pressione su Al Qaida e gli affiliati in altre parti del mondo, come il Nord Africa e il Medio Oriente. Questa è una cosa che sono determinato a fare».

All’indomani dell’attacco la tesi più accreditata sull’attentato resta infatti quella di una vendetta di Al Qaida dopo l’uccisione di Abu al-Libi, numero due del movimento, avvenuta lo scorso giugno. Gli attentatori avrebbero agito approfittando delle proteste in corso nella capitale libica contro un film ritenuto offensivo e anti-Maometto, film che già al Cairo aveva suscitato manifestazioni di dissenso.

Proprio nella città egiziana sono continuate,  dalla scorsa notte, le proteste davanti all’ambasciata americana, con i manifestanti che hanno eretto delle vere barricate di metallo per chiudere gli accessi all’adiacente piazza Tahrir. Le forze dell’ordine hanno cercato di placare gli animi, ma episodi di violenza sono divampati (alcune automobili sarebbero state incendiate) e  la tensione si è mantenuta altissima soprattutto dopo il tentativo di alcuni di avvicinarsi all’ambasciata aprendo un varco nel recinto di filo spinato che protegge il perimetro dell’edificio. Il bilancio degli scontri nella notte vede 13 feriti tra i poliziotti -  due ufficiali e 11 agenti – e una dozzina di persone in stato di fermo.

Scenario simile quello di Sanaa, in Yemen, sempre contro la sede diplomatica Usa e in nome della difesa del nome del Profeta infangato dalla pellicola sotto accusa. Anche qui  la polizia ha tentato di contenere e disperdere la folla sparando in aria, non riuscendo però ad evitare che alcuni dimostranti oltrepassassero i recinti dell’ambasciata.

Laura Dabbene

Share and Enjoy

  • Facebook
  • Twitter
  • Delicious
  • LinkedIn
  • StumbleUpon
  • Add to favorites
  • Email
  • RSS

Ti è piaciuto questo articolo? Fallo sapere ai tuoi amici

Lascia un Commento

L'indirizzo email non verrà pubblicato.

È possibile utilizzare questi tag ed attributi XHTML: <a href="" title=""> <abbr title=""> <acronym title=""> <b> <blockquote cite=""> <cite> <code> <del datetime=""> <em> <i> <q cite=""> <strike> <strong>

 
Per inserire codice HTML inserirlo tra i tags [code][/code] .

I coupon di Wakeupnews