Nasce il Social manifesto: trattare la cefalea come una vera patologia

Sei milioni di persone in Italia soffrono di cefalea

Sei milioni di persone in Italia soffrono di cefalea

Oltre ad essere fastidiosa, la cefalea è uno dei disturbi di cui maggiormente soffre la popolazione italiana; si conta infatti che circa sei milioni di persone soffra di questo malessere, molto spesso invalidante e di difficile cura ed individuazione.

TRATTARE LA CEFALEA COME OGNI ALTRA PATOLOGIA - Il problema fondamentale, dicono gli esperti del settore, è che la burocrazia lenta e le infinite liste di pazienti in stato di attesa, rallentano le risoluzioni del malessere, anche quando queste posso risultare semplici ed efficaci. Non tutte le persone affette dalla cefalea, infatti, possono vantare istituti medici o adeguate strutture vicino alle loro abitazioni, rendendo la guarigione ed il sollievo spesso troppo macchinosi e lenti. Inoltre questo malessere spesso non viene considerato alla stregua di una vera e propria patologia, limitando quindi le adeguate cure e non garantendo una giusta diagnosi ai pazienti, costretti ad alleviare il dolore con dei tradizionali farmaci OTC.

NASCE IL SOCIAL MANIFESTO - Per far fronte a queste numerose esigenze e per far si che la cefalea venga trattata come una vera e propria malattia, così da poter usufruire del dettato della legge 38/10 che regola le «Disposizioni per garantire l’accesso alle cure palliative e alla terapia del dolore», è stato istituito il Social Manifesto italiano per i diritti della persona con cefalea; l’iniziativa, presentata quest’oggi a Roma, porta la firma di SISC, FEDERDOLORE—SICD, FEDERFARMA, ANIRCEF, AIC Onlus, Al.Ce Foundation Onlus e LIC Onlus, ed è patrocinata dall’ dell’Associazione di Iniziativa Parlamentare per la Salute e la Prevenzione.
Il Social Manifesto nasce per garantire un adeguato trattamento ai malati di cefalea, bisognosi, come gli altri, di specifiche cure ed attenzioni; l’obiettivo è quindi quello di strutturare percorsi formativi per medici, assistenti e pazienti affinché venga riconosciuto a questo malessere l’osservanza che merita.

Il presidente dell’ Associazione Italiana per la lotta contro le Cefalee, il dottor Pietro Barbanti, spiega a chiare lettere come il problema dell’Italia non sia la mancanza di strutture, poiché si contano ben 215 centri cefalee, ma un vero e proprio controllo qualitativo di questi; «bisogna lavorare per cercare di uniformare il trattamento dei pazienti secondo le linee guida e abbattere le lista d’attesa», afferma Barbanti. Il professore Giorgio Bono, invece, concentra la sua attenzione sulle pratiche legislative che ancora non definiscono la cefalea come una patologia sociale,  non permettendo quindi un’adeguata crescita settoriale.
Il Social Manifesto si prospetta così come un primo passo verso una maggiore attenzione nei confronti dei pazienti affetti da questa fastidiosa e alquanto invalidante malattia.

Alessia Telesca

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