Napolitano e la grazia (improbabile) a Silvio Berlusconi

Giorgio Napolitano ha lanciato messaggi chiari al PdL, sulla permanenza in campo del loro leader

Roma – Il comunicato, la presa di posizione tanto attesa da parte di Giorgio Napolitano sulla condanna di Silvio Berlusconi è finalmente arrivata nel tardo pomeriggio di ieri, e con essa le numerose reazioni, da parte di PD e PdL, che tendono a sottolineare per ciascuna parte il lato ad essa più favorevole. Ma qual’è lo scenario reale, allo stato attuale delle cose?

Il presidente della Repubblica ha ribadito, innanzitutto, un principio fondamentale e non negoziabile, che getta le basi dello Stato democratico: «Di qualsiasi sentenza definitiva, e del conseguente obbligo di applicarla, non può che prendersi atto». Ovvero, che le sentenze vanno rispettate, quantunque coinvolgano un «leader di un partito che ha 10 milioni di voti», come è stato più volte definito Silvio Berlusconi dai suoi fedelissimi. E su ambedue le cose, non ci piove.

Tuttavia, Napolitano stigmatizza, e anzi condanna, tutte le azioni e le minacce volte a destabilizzare l’attività parlamentare e dell’esecutivo, pur di ottenere la grazia dello storico leader del centrodestra italiano. Provvedimento, quello della grazia appunto, che il presidente tira in causa per spiegare che la sua eventule concessione è subordinata a specifiche azioni preventive.

La citazione dell’articolo 681 del Codice di procedura penale, è, in questo senso, chiarificativa: «La domanda di grazia, diretta al Presidente della Repubblica, è sottoscritta dal condannato o da un suo prossimo congiunto o dal convivente o dal tutore o dal curatore ovvero da un avvocato o procuratore legale ed è presentata al ministro di grazia e giustizia».

L’attività benefica – se così si può definirla – dei capigruppo PdL alle Camere, Schifani e Brunetta, è dunque almeno per la legge una boutade politica. Non è infatti previsto che membri del proprio partito politico avallino alla massima carica dello Stato una richiesta che, invece, va presentata solo dal condannato o dai suoi più stretti familiari e collaboratori.

Così, se nel Popolo della Libertà c’è un cauto ottimismoper le parole del presidente Napolitano, e nel Partito Democratico si plaude a questo comunicato, emergono due dettagli fondamentali. Il primo, è che la grazia – «un eventuale atto di clemenza individuale che incida sull’esecuzione della pena principale» – inciderebbe solo sull’anno di carcere previsto, lasciando intatta sia l’interdizione dai pubblici uffici che l’incandidabilità (ex. d.lgs. 31/12/2012, n° 235, la cosiddetta Legge Severino), e la seconda è che il Popolo della Libertà dovrà, con un sussulto di democrazia interna, decidere in proprio la decadenza di Silvio Berlusconi. Un atto forse che in pochi si aspettano, ma molti auspicano.

Stefano Maria Meconi

Share and Enjoy

  • Facebook
  • Twitter
  • Delicious
  • LinkedIn
  • StumbleUpon
  • Add to favorites
  • Email
  • RSS

Ti è piaciuto questo articolo? Fallo sapere ai tuoi amici

Lascia un Commento

L'indirizzo email non verrà pubblicato.

È possibile utilizzare questi tag ed attributi XHTML: <a href="" title=""> <abbr title=""> <acronym title=""> <b> <blockquote cite=""> <cite> <code> <del datetime=""> <em> <i> <q cite=""> <strike> <strong>

 
Per inserire codice HTML inserirlo tra i tags [code][/code] .

I coupon di Wakeupnews