Napolitano apre la strada alla riforma della Costituzione

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Giorgio Napolitano (mister-x.it)

Roma – Che siano 2 commissioni di 10 saggi invece che 10 commissioni di due figure ciascuno, poco cambia: la mossa del Quirinale è inusuale giacché acostituzionale. Il dato dovrebbe fare rabbrividire i duri e puri all’anti-Cav. che per 20 anni si sono sgolati a ripetere che la Costituzione – la più del mondo – non si tocca.

Altro che se la Costituzione andrebbe modificata e in fretta per dare un senso a tutto quel che accade nel mentre che la politica si affatica prima a plaudire alle scelte del Capo dello Stato per poi polemizzare contro di lui, il tutto nello spazio di 24 ore. Se non è schizofrenia è inconsapevolezza piena di quel che accade, il che è pure peggio.

Sicché capita pure che il Quirinale debba diramare una nota chiarificatrice per rassicurare che no, non trattasi di colpo di Stato la definizione di 10 personaggi ma di urgenza di consultazione perché quel che c’era prima, tale Pier Luigi Bersani – da giorni disperso tra Roma, Piacenza e Bettola – quel che doveva fare non l’ha fatto, impegnato com’era a scambiare pareri con la Cgil, il WWf e le parti sociali.

Spiega la nota del Colle: «Le riunioni dei gruppi di lavoro al Quirinale offriranno l’occasione per ogni ulteriore chiarimento opportuno, di fronte a commenti nei quali ai più larghi apprezzamenti si sono accompagnati non solo legittimi dubbi e scetticismi ma anche timori e sospetti artificiosi e del tutto infondati». Tradotto: i dieci servono ad aprire tavolate di larghe intese Pd-Pdl-Scelta civica. Il che si può declinare anche in altro modo: per facilitare il dialogo tra saggi e forze politiche, si è ritenuto opportuno eliminare dalle commissioni ogni elemento giudicato inutile, ovvero Movimento 5 stelle, e quella parte del Partito democratico che ha sostenuto e sostiene l’oltranzismo di Bersani agevolandogli il suicidio politico.

Ci si può sperticare in dialettiche sul rischio che un presidente così attivo rappresenta per la Repubblica ma sarebbe tempo perso. Il dato resta: poiché le quattro forze politiche in Parlamento non servono a nulla se non a sbertucciarsi a vicenda, rimane solo il Colle. Il quale Colle ha già fatto dimettere un governo mai sfiduciato nel 2011, sta tenendo in carica quello dimissionario, ha congelato un premier e ora avrebbe già instaurato il proprio di governo se il mandato glielo consentisse. Insomma, la si chiami in due parole repubblica presidenziale, che altro non sarebbe se non la formula di garanzia di governo scelta dalle più evolute democrazie occidentali.

Quindi i casi sono due: o Napolitano sta sbagliando tutto e allora siamo davvero al colpo di Stato o sta tenendo in mano quel che resta di un Paese allo sbando – posto che a farlo sbandare ci ha messo del suo – e allora i suoi esperimenti bordeline-costituzionali vanno analizzati, schedati e normizzati nell’impianto della Carta. Il che però richiederebbe ben altro clima e spessore amministrativo di quello che si respira tra i partiti, la cui unica funzione pare sia rimasta quella di “andare il più in fretta possibile al voto”. E qui si arriva al dramma vero.

Siccome quelli non servono più a nulla se non a dire no e piantare paletti sulla testa del nemico (il Movimento 5 stelle è solo manifestazione somma di tutto questo), ciò che rimane loro è una compulsiva necessità di ricorso alle urne, posto che la sete da campagna elettorale non è mai spenta. Ecco, da queste forze Napolitano nel novembre del 2011 ha creduto di poter cavare un po’ di buon senso consentendogli, attraverso Monti, un anno di distensione. Speranza vana che si infranse contro un Governo tecnico incapace.

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Oggi il presidente ci riprova con i saggi. Se avrà più fortuna è da capire vivendo. Forse no anche se tornare al voto ricreerebbe più o meno lo stato attuale a parti invertite: Pdl-Lega ad aspirare al governo, Pd a fare capricci e Scelta civica a capire con chi andare. Solo per il pentastellati, in caduta libera, cambierebbe qualcosa. Per il resto la sostanza sarebbe la stessa. E cambierebbe poco anche se la legge elettorale fosse diversa e non lo sgorbio del Porcellum reso tale – sarebbe il caso di ricordarlo ogni tanto – dalla pretesa dell’allora presidente della Repubblica, Carlo Azeglio Ciampi, di dare alla legge una maggioranza su base regionale al Senato. La Camera che rimane facilmente vittima dell’ingovernabilità, ai tempi del secondo governo Prodi come in quelli del mai nato governo Bersani. Senza una seria riforma della Costituzione non si va da nessuna parte.

Chantal Cresta

Foto || mister-x.it; news.panorama.it

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