Movin’ K, Waitin’ 4 the dawn: spiritualità mutevole alla ricerca di un’identità

'Waitin' 4 the dawn', il quarto album dei milanesi Movin'K, è un disco complesso ma necessario per affrontare un viaggio percettivo senza mezze misure

La copertina di "Waitin' 4 the dawn", il nuovo album dei Movin' K

La copertina di “Waitin’ 4 the dawn”, il nuovo album dei Movin’ K

Al di là di chi ne fa un uso preponderante in termini complessivi di genere, in molti trattano le sonorità elettroniche come un elemento complementare alla conformazione definitiva del proprio repertorio. In questo, c’è chi compie una simile operazione considerandone il dato quasi unicamente sonoro che ne scaturisce, mentre altri non si limitano a testarne le potenzialità fisiche ma si spingono decisamente di più verso l’alto, cercando di farne – fin dove e quando possibile – un nucleo di forza prevalentemente emotivo e spirituale. È per questo che la miscela hard rock progressiva dei milanesi Movin’ K (Francesco “K” Epiro alla voce, alle tastiere e alle programmazioni, Salvatore Gagliano alla chitarra, Maria Rita Briganti alla voce, Riccardo “L” Sostene, Federico Mongelli alla Batteria) riesce a fare delle incursioni elettroniche una sorta di giro di boa anche tematico, dove ogni spunto di raccoglimento concettuale acquista maggiore forza e vigore proprio grazie a visioni sonore che crescono gradualmente di mutevolezza e imprevedibilità.

ELEVAZIONI – Un album come Waitin’ 4 the dawn - il quarto nella decennale carriera dei Movin’ K (realizzato anche con la collaborazione di Simone “Momo” Riva alla chitarra, Paola Lautieri alla voce, Davide Dag Gullotto alla chitarra e Massimo Maltese al sax) – gioca un ruolo intellettualmente importante nel marasma di produzioni indipendenti nostrane, e lo fa per motivi che, spesso e volentieri, esulano dalle sole motivazioni musicali. I Movin’ K parlano chiaro fin dal loro stesso presentarsi al mondo, focalizzando l’attenzione anche su tematiche di enorme respiro universale come quelle riguardanti la ricerca introspettiva di una o più identità, la considerazione e l’analisi dei vari significati e delle varie espressioni che può avere un concetto come quello relativo al dolore, l’elaborazione continua di una ricerca spirituale rivolta realmente al raggiungimento di un obiettivo sempre e comunque direzionato a concretezze umane terrene, del qui e dell’ora.

I Movin' K

I Movin’ K

ESPERIMENTI – Quello che un album tutt’altro che immediato (non è un difetto ma una rara qualità, sia chiaro) come Waitin’ 4 the dawn chiede all’orecchio umano è un ascolto ragionato, se non proprio attento quantomeno dedicato e possibilmente privo dell’odierna tipica fretta di “scrollare”, divorare e cestinare. Tra i meandri di basi portanti fatte di rock, neo-progressive, psichedelia ed elettronica a metà strada tra rave, techno, ambient e industrial, l’impostazione prettamente sperimentale con cui i Movin’K affrontano un discorso così complesso e articolato prende vigore per delineare un percorso fatto di profonda riflessione sia tematica che strutturalmente artistica, un tracciato su cui dover per forza affrontare pezzi di mosaico anche di estesa durata ma, in questo, costruiti in funzione di una creazione artistica che fa della mutevolezza il suo punto di forza principale votato all’imprescindibile conferimento di senso.

Quasi tutti i brani che compongono Waitin’ 4 the dawn giocano su un andirivieni creativo perfettamente in grado di rendere l’idea del tutto attraverso continui cambi di luogo sonoro. Incipit, melodia basilare, eventuale cambio di rotta e ritorni finali (basi strutturali tipiche di molti formati canzone) sono solo gli spunti di partenza per l’acquisizione a dismisura di ulteriori virate stilistiche capaci di fare di un unico brano qualcosa di talmente stratificato da risultare come un infinito avvicendarsi di situazioni sonore perfettamente in linea con la mutevolezza imprevedibile di quanto narrato dalle liriche anglofone. Oltre all’indiscutibile perizia tecnica di ogni singolo membro in gioco, è proprio questo il punto di forza dei Movin’ K: camaleonticità imprevedibile, distruzione degli schemi previa dichiarazione di conoscenza degli stessi, continuo richiamo in causa della necessaria attenzione all’ascolto per il definitivo avverarsi di partenze, ritorni, dispersioni ed elevazioni.

I Movin' K

I Movin’ K

FASI DI UN PERCORSO – Se, quindi, Waitin’ 4 the dawn si pone il difficile obiettivo di raccontare viaggi unicamente interiori (ma non per questo scissi da conseguenze realistiche), lo fa suddividendo la sua struttura in tre fasi (la caduta, il viaggio, la liberazione) non propriamente distinte l’una dall’altra ma assolutamente capaci di far percepire ogni passaggio emotivo proprio attraverso l’utilizzo di una varietà sonora certosina. Se l’avvio di ogni riflessione è riservato all’utilizzo minuzioso di psichedelie elettroniche (In the silence of the night, la techno industrial di Against in crocevia fra Depeche Mode e Nine Inch Nails con incursioni prog, la dance melodica alla Moby di Faded), l’evolversi del discorso passa attraverso impostazioni prevalentemente hard rock di stampo ’70 (Animal) per poi esplorare territori al neon incastrati su strutture classicheggianti (Walk) con tanto di tocchi cantautorali (Disturbed) sempre in scia con strutture ritmico-melodiche multiple (Some trains never come) o estreme eterogeneità di creazione (All is quiet in my heart, con il suo carico di psichedelia, hard rock, sperimentazione atmosferica alla Enigma e melodica alla Waters di Amused to death e i suoi fondamentali otto minuti di durata, è forse il brano più coinvolgente e profondamente riuscito quanto a trasporto emotivo e carica significante). Studio dell’atmosfera complessiva (The dream is over) e innesti indie-alternative a più fasi (Ghost), poi, permettono ad ogni tentativo di classificazione di sconfinare oltre territori noti e familiari allo scopo di fare incetta preziosa di tutto ciò che è possibile assimilare da una predisposizione creativa così pulsante e fermamente viva nelle sue idee solo apparentemente difficili e scomposte, in verità perfettamente lucide nel loro rendersi realtà sonora e tematica. Certamente una proposta da accogliere a braccia aperte e rivalutare più e più volte per apprenderne i molteplici risultati.

Voto: 7,5

Stefano Gallone

@SteGallone

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