Morto Tiberio Murgia

Deceduto ieri, in una casa di cura nei pressi di Roma, il Ferribotte dei Soliti Ignoti

di Stefano Gallone

Tiberio Murgia

Si è spento ieri, alla tenera età di 81 anni, Tiberio Murgia, celeberrima spalla di molti film storici del il panorama cinematografico italiano. Era nato ad Oristano il 5 febbraio del 1929. Da tempo era malato di Alzheimer. Era ricoverato in una casa di cura a Tolfa, in provincia di Roma.

Di famiglia povera e disagiata, fu scelto da Mario Monicelli nel 1958 per completare il cast del meraviglioso I soliti ignoti; il maestro lo notò ai piedi della scalinata di Piazza di Spagna in Roma mentre (lui amava raccontare) corteggiava un numero non ben identificato di giovani donzelle.

Nonostante la sua geneaolgia lo dichiarasse sardo puro sangue, l’ottimo Tiberio ha sempre incarnato (merito del suo “phisique du role”) il simpatico stereotipo del siciliano dinoccolato e possessivamente geloso della propria consorte (era doppiato da Renato Cominetti). Prima di ottenere stralci di celebrità, Murgia ha sempre tentato di mettere qualche soldo in più da parte prima come manovale, poi come venditore ambulante de L’unità, finendo per diventare segretario dei Giovani Comunisti dove, però, avrà vita breve essendo espulso per aver intrattenuto una relazione con una compagna di partito. Scampato per un pelo alla tragedia di Marcinelle, la fortuna lo bacia con la volontà di Monicelli di averlo nel ruolo dello scaltro ma inconcludente Michele Ferribotte al fianco di attori del calibro di Marcello Mastroianni, Vittorio Gassman, Renato Salvatori e Totò. Di lì in poi, la sua vita (cinematografica e non) sarà quasi tutta in discesa: parteciperà a numerosissime pellicole più o meno importanti come il sequel L’audace colpo dei soliti ignoti, La grande Guerra (entrambi ancora diretti da Monicelli), L’onorata società (al fianco di Franco Franchi e Ciccio Ingrassia), Caccia alla volpe (di Vittorio De Sica).

Di Murgia si ricorda soprattutto la sincerità, la schiettezza e l’estrema disponibilità nell’offrire la propria personale testimonianza ed esperienza agli ambienti accademici da celluloide. Il risultato è espresso nella minuta ma preziosissima autobiografia, curata da Sergio Sciarra, Il solito ignoto, edizioni Insieme. Rimarrà nella memoria come uno dei migliori caratteristi della storia del cinema italiano al pari di Carlo “Capannelle” Pisacane.

A detta di Dante Cruciani (Totò), “è la vita: oggi a te, domani a lui..:”

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