Morto Dennis Hopper: addio allo spirito di ‘Easy rider’

Dopo la recente diagnosi terminale, la star hollywoodiana ha esalato l’ultimo respiro  

di Stefano Gallone 

Dennis Hopper

È un triste avvenimento che già aveva preso posto segnaletico fisso, da diversi mesi, sul bollettino di guerra morale che ha coinvolto, di recente, diverse personalità dello spettacolo e non solo. Ed è l’ennesimo dato certo che fa di questo 2010 un anno segnato dal ricordo di soggettività di rilievo approdate per sempre nell’olimpo dei ricordi intergenerazionali. 

Dennis Hopper, celebre da quel fatidico 1969 che lo vide dietro e davanti la macchina da presa per l’epocale road movie “Easy Rider“, si è spento sabato 29 maggio nella sua dimora californiana all’età di 74 anni. Malato di tumore alla prostata (la stessa malattia che portò altrove quel dio che fu Frank Zappa) scoperto troppo tardi e, di conseguenza, incurabile, era arrivato a pesare la bellezza di 45 chili (stando a quello che dicono i dati recenti). Dopo aver accettato la sua inadeguatezza fisica al sottoporsi alla chemioterapia, Hopper è risultato comunque presente all’omaggio che Hollywood gli aveva offerto inaugurando una stella a suo nome sulla Walk of Fame

Col suo rinnovato seppur languido ricordo, affiora alla mente, oltre alla sua essenza anticonformista inaugurata dallo spirito libero evocato da quella prima regia che lo rese paladino della controcultura statunitense dei primi ’70, anche quel fantasmagorico e mai minore ruolo interpretato nel capolavoro che fu “Apocalypse now” dell’amico Francis Ford Coppola, in cui Hopper compariva nelle vesti del lucidamente pazzoide fotoreporter che enunciava, parzialmente improvvisando sotto nevrosi, droghe e difficoltà produttive, all’ascolto di “Gli uomini vuoti” di Eliot per voce di un eccelso Marlon Brando: “Non puoi viaggiare nello spazio, non ci vai nello spazio con le frazioni. Un quarto, tre ottavi? Questa è dialettica, c’è solo amore e odio”. Memorabile anche la demoniaca presenza nel lynchiano “Velluto blu” al fianco di Isabella Rossellini fino ad una sua recente collaborazione nella serie televisiva “Crash“, in Italia comparsa sul canale digitale terrestre Rai4. 

Dennis Hopper lascia in eredità il coraggio dell’aver spalancato le porte, 41 anni or sono, ad un nuovo modo di fare cinema in totale libertà e sincerità espressiva. Tanto gli devono gli stessi Coppola o Scorsese per le lezioni di soggettività a basso budget per alte intenzioni espressive. Seppur con un bagaglio di eccessi e sregolatezze (cinque mogli, quattro figli, grandi dosi di cocaina e superalcolici), Hopper vanta da sempre amicizie anche nel campo dell’arte contemporanea (Andy Warhol, Roy Lichtenstein) risultando tra i più grossi collezionisti mondiali. 

R.I.P.

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