Morti e feriti a Gaza da un’incursione israeliana

Sharaf Raafat Shada, 19 anni e una scheggia nel petto

Per togliere le schegge conficcate in profondità nella carne è necessaria un’operazione, ma il medico sostiene che, prima che sia possibile operare, bisogna che i pazienti siano stabili. Quindi verranno operati all’indomani.

Sharaf, 19 anni, con una scheggia di una granata proveniente da un carro armato nel petto, parla con un filo di voce:  «Stavamo raccogliendo pietre, quando abbiamo ricevuto la notizia di un’incursione ed abbiamo lasciato li il carretto, il cavallo e le pietre e siamo scappati. Poi, quando credevamo fosse tutto finito, siamo tornati: immediatamente i soldati israeliani hanno cominciato a sparare dal carro armato, la scheggia mi ha colpito subito, ma sono riuscito a scappare fino alla strada principale, poi sono svenuto».

Ismael, 16 anni, ha una scheggia profonda nella schiena, i medici hanno appena finito di estrargli diverse piccole schegge dalle gambe, anche lui verrà operato l’indomani. Appare ancora più debole, e racconta che gli avranno sparato 6 missili, i soldati sparavano in qualsiasi direzione i lavoratori tentassero di scappare. Anche lui, ferito, è riuscito a raggiungere la strada principale.

Oday, 11 anni, se l’è cavata con un graffio su una guancia. Racconta che tutti i giorni si recava nella stessa area per raccogliere pietre, con i sui fratelli ed a volte con suo cugino.

Suo cugino si chiamava Amjad aveva 18 anni ed è stato il secondo ad essere colpito: per il dottore ci ha messo cinque minuti a morire, perché quando lo hanno portato all’ospedale, più di due ore dopo l’incidente, aveva un grande buco sull’addome causato dai missili del carro armato.

Ismael Abd Elqader ElZaaneen con una schegga profonda nella schiena e diverse più piccole nelle gambe.

I parenti non lo sapevano, lo credevano sanguinante impossibilitato a muoversi e hanno provato ad avvicinarsi al luogo dell’incidente con una bandiera bianca, ma gli spari dei soldati li hanno costretti a tornare indietro. Per due ore non hanno potuto avvicinarsi, e per due ore hanno continuato a pensare si potesse ancora fare qualche cosa per la vita di Amjad. Amjad, che era andato a raccogliere pietre e macerie per guadagnare da vivere anche per loro.

Lo zio di Sharaf ha dichiarato: «[I soldati israeliani] commettono crimini qui ogni giorno. Nessuno dei civili può più raggiungere la sua terra. Le nostre vite sono diventate incredibilmente difficili. Nell’ultimo periodo c’è stata una fortissima crescita della brutalità: contadini, pastori, tutti loro vengono assassinati adesso».

Quando il giorno dopo siamo arrivate al luogo dell’incidente potevamo vedere in lontananza il cadavere di un cavallo chiaro ed un carretto, molto lontano, perché abbiamo preferito non avvicinarci troppo.

Cosa passa nella testa del soldato israeliano quando spara ai ragazzini? Quando vede che si tratta di ragazzini, quando li osserva raccogliere pietre? Cosa pensa il soldato israeliano dentro al carro armato? Cosa lo spinge a sparare da dentro la torretta di controllo, quando sa perfettamente che si tratta di civili disarmati?

E dopo aver ucciso cosa fa? Beve una birra con gli amici? Accarezza sulla testa i suoi figli?

Silvia Todeschini

Foto preview via: http://blog.cleancutmedia.com

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