Monti vs Keynes. Che ne sarà di noi nel lungo periodo?

Il premier Monti

Il premier Monti

Roma – Una delle più nette discontinuità tra l’Esecutivo di Monti ed i precedenti Governi “politici” fa senza dubbio riferimento al ruolo dell’economia ed alla sua centralità mediatica. Spariti ormai da tempo dalle prime pagine, Ruby, Scilipoti, barzellette e corna hanno lasciato il posto ad una valanga inarrestabile di tematiche economico-finanziarie che stanno finendo per interessare anche i cittadini solitamente più avversi a tutto ciò. E’ possibile affermare che con l’avvento del Professor Monti si sia verificata una sorta di “alfabetizzazione economica” della società italiana. Così adesso i più si ritrovano ad avere una discreta familiarità con concetti quali scudo anti-spread, spending review e tanti altri temi prima visti come frutti di un’incomprensibile ermeneutica finanziaria. Non sorprende in tal senso, il fatto che il premier abbia deciso di affrontare in una recente conferenza stampa la scottante e storicamente iperdibattuta tematica legata al rapporto tra la crescita dell’economia e l’orizzonte temporale considerato.

Di particolare rilevanza è risultata la seguente affermazione detta dallo stesso Monti : «Penso che le nostre decisioni abbiano contribuito ad aggravare la situazione italiana, solo uno stolto può pensare di incidere sul male strutturale italiano senza determinare nel breve periodo un aggravamento che deriva dalla riduzione della domanda. Ma solo in questo modo si può avere la speranza di un risanamento in modo durevole della situazione». Il suddetto ragionamento, con le sembianze di un mea culpa non ha certo evitato polemiche, critiche e strumentalizzazioni politiche. Tuttavia il ragionamento di Monti è logicamente coerente e sicuramente intellettualmente onesto.

Il primo compito che l’Esecutivo tecnico era chiamato a compiere circa 10 mesi fa, era quello di ridurre il vertiginoso spread. Per far ciò era inevitabile agire sul debito pubblico, cercando di ridurre questo per garantire la solvibilità dello Stato. La riduzione del debito pubblico può avvenire soltanto in due modi: aumentando le tasse a carico dei cittadini (obiettivo che il Governo ha perseguito sin da subito con grande decisione) o riducendo la spesa pubblica (altro obiettivo dichiarato dall’Esecutivo ma perseguito con minore efficacia rispetto al primo). Tuttavia entrambe le azioni di politica economica finiscono per avere un effetto negativo sul Pil della nazione. Infatti l’aumento delle tasse riduce i consumi e la minore spesa pubblica non agevola l’occupazione ed al contempo deprime la domanda pubblica. Ecco spiegata l’affermazione di Monti: ridurre il debito per abbassare gli interessi, allontanare il rischio di default e stabilizzare l’economia nel lungo periodo sacrificando l’attuale livello di benessere della collettività.

John Maynard Keynes

John Maynard Keynes

La ricetta della ripresa applicata da Monti genera, però, scetticismo se associata al seguente celeberrimo aforisma: «Nel lungo periodo saremo tutti morti». Tale frase è stata infatti pronunciata dal più grande economista mai esistito, ovvero John Maynard Keynes. Nel 1929 Keynes ispirò il New Deal negli USA, attraverso una politica economica volta ad aumentare i consumi e gli investimenti dello Stato per stimolare la domanda e l’occupazione. Il problema dell’insostenibilità del debito in un orizzonte temporale più lungo non rientrava tra le preoccupazioni del genio britannico.

Peccato che Keynes non sia vissuto ai tempi della globalizzazione né dell’euro, moneta unica di economie radicalmente differenti. Ad oggi se Monti pensasse di ignorare il debito pubblico sarebbe un folle. L’Italia non è l’Ecuador di Correa e non può prescindere dall’interconnessione politica ed economica con gli altri Stati avanzati.

Ad ogni modo, come può chi oggi non riesce ad arrivare a fine mese concepire l’idea di sacrificarsi per un indefinito lungo periodo in cui starà meglio? E se le speculazioni e l’effetto contagio continuassero a vanificare le dolorose riforme Montiane, che senso avrebbe tutto ciò e quando arriverebbe il turno di tale salvifico lungo periodo?

Monti ci ha fatto fare i “compiti a casa” assegnatici da BCE e FMI ma ora la crescita non può più restare un taboo. La sentenza della Corte di Karlsruhe e l’attuale calma sui mercati lasciano presagire ad una possibile luce in fondo al tunnel della crisi economica per quanto concerne la natura finanziaria di essa. Se l’Europa continuasse, come dovrebbe necessariamente fare, su questa linea, sarebbe realistico parlare di uno spostamento di focus sulla natura reale della crisi economica che è senza dubbio quella più vicina ai cittadini. I tagli erano inevitabili, ma ora basta: tocca alla crescita!

Resta, tuttavia, da sciogliere tale dilemma: chi riceverà la fiducia degli italiani sarà in grado di addossarsi una simile responsabilità?

Foto | investireoggi.it; infoinsubria.it; tempi.it

Matteo Scarano

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