Monti: “Possibile alleanza con PdL senza Berlusconi”

Monti ha risposto a Berlusconi, definendo "poco coerente" la sua linea di indirizzo politica

Roma – Intervenuto alla trasmissione Agorà su Rai Tre, il premier uscente Mario Monti ha rilasciato diverse dichiarazioni in merito al programma di governo e sugli scenari post-elettorali che costituiscono un elemento di novità e discontinuità rispetto a quanto affermato sinora. In particolare, il candidato di Scelta Civica ha fatto sapere che, dopo le elezioni, ci saranno analoghe possibilità di un accordo con Pd e PdL, qualora però quest’ultimo rinunci alla presenza attiva nell’esecutivo di Silvio Berlusconi. «Stessa possibilità di alleanza con Pd e PdL deberlusconizzato», queste le parole di Monti.

Sulla possibilità, più concreta al netto degli ultimi sondaggi politici disponibili, di contribuire a un governo a guida Pier Luigi Bersani, il professore ha fatto sapere che ciò potrà avvenire solo se nel programma della coalizione Italia Bene Comune ci saranno quelle riforme per le quali «sono salito in politica», rinunciando cioè «al Quirinale e non solo». Spinto su questa dichiarazione dal conduttore Andrea Vianello, il premier ha offerto alcuni retroscena, tra i quali la possibilità concreta di vedersi riconosciuta nuovamente una «posizione di quasi vertice o vertice» in un futuro governo, se – come non è tuttavia accaduto – non si fosse candidato.

Sul mercato del lavoro e sulla questione esodati – per la quale ha ricevuto domande dai cittadini ospiti del programma – Monti ha poi aggiunto che, sebbene la riforma del mercato del lavoro e delle pensioni sia stata approntata in appena 20 giorni, ciò non ha permesso di colmare tutti i buchi presenti, riservandosi una parte di responsabilità anche per quanto riguarda coloro che, senza lavoro, sono in attesa della pensione.

«La tutela ideologica dei diritti dei lavoratori», ha poi aggiunto riferendosi alla Cgil spesso oggetto dei suoi attacchi, non può contribuire a lavorare per un mercato del lavoro migliore, ma soprattutto «la traumatica rottura con gli esodati» ha permesso di evitare una nuova e più grave «rottura traumatica con i giovani di oggi», che senza la riforma pensionistica non avrebbero avuto garanzie per il futuro, data la necessità di riformare il sistema, dopo la legge Dini del 1996, e stante la necessità di operare nuovamente in merito, per correggere le criticità emerse negli ultimi mesi.

Sugli scenari elettorali, poi, Monti ha detto che il voto di protesta favorirà Grillo, mentre un voto pro bono sarà quello dato alla sua coalizione. Nel caso, poi, di una vittoria del centrodestra a doppia guida Alfano-Berlusconi, l’Italia rischierebbe di ritrovarsi oggetto della speculazione finanziaria, mentre con l’affermazione del centrosinistra i minori rischi sui mercati sarebbero sbilanciati da una crescita nulla, o quasi.

Sulla questione del voto in Lombardia, infine, il premier uscente ha ribadito la sua contrarietà al voto disgiunto per Ambrosoli, continuando invece a sostenere la candidatura dell’ex sindaco di Milano Gabriele Albertini, che per la sua storia politica passata «può attirare voti più dal centrodestra che dal centrosinistra».

Stefano Maria Meconi

@_iStef91

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