Monte Paschi di Siena, i magistrati: «Associazione a delinquere»

Niente più notizie: così la magistratura vuole tutelare il titolo Mps in Borsa

Siena – Lo scandalo Monte Paschi di Siena non smette di svelare retroscena sempre più preoccupanti per la gestione degli affari ordinari e straordinari di una delle principali banche italiane, avvolta da una cortina di speculazioni, investimenti ad alto rischio e commistione politica-finanza senza precedenti. Stavolta è il turno dei magistrati, in particolari quelli senesi, che prima di dichiarare il silenzio stampa sull’intera vicenda hanno fatto trapelare accuse particolarmente gravi nei confronti dell’ex presidente del Mps Mussari: quella di aver diretto una vera e propria “associazione a delinquere“.

Si tratterebbe così del quarto capo d’accusa mosso dalla magistratura nei confronti dei dirigenti Mussari (ex-presidente), Vigni (direttore generale), Baldassarri e Toccafondi (direttore e vice-direttore Area finanza), dopo quelli di aggiotaggio, false comunicazioni finanziarie, turbativa di pubblica asta e truffa, tutti reati che risalgono alla scellerata operazione con la quale l’istituto toscano, nel 2007, acquisì Banca Antonveneta, già proprietà Abn Amro, dal Banco Santander, rivelatosi anch’esso focolaio di una crisi bancaria, quella spagnola, che ha richiesto un finanziamento ad hoc della Banca Centrale Europea.

Il tutto nacque quando, accorgendosi che il prezzo di Antonveneta era più alto persino dell’intero fatturato della banca stessa, i vertici Mps diedero il via a una serie di operazioni illecite per truccare e manovrare i conti e farli apparire in grande salute, così da garantirsi l’acquisto dell’altro istituto, e al contempo creare un surplus – stimato in due miliardi – che potesse essere versato a beneficio dei manager impegnati nelle difficili operazioni sul mercato dei derivati, uno degli strumenti più rischiosi della speculazione finanziaria.

Se, infatti, l’acquisto della banca costò 9,3 miliardi di euro a Mps, a fronte di un valore di mercato di circa 6,3 come cioè il prezzo con la quale fu inglobata dal Santander, vi sarebbe un ammanco di ben 3 miliardi che i magistrati dovranno capire come sia stato impiegato: per questo, a partire da oggi e nei prossimi giorni, chiameranno a testimoniare nei palazzi di giustizia prima alcune persone informate sui fatti, poi gli stessi indagati, per diramare la matassa.

Non dovrebbero però trapelare ulteriori notizie: il nuovo crollo del titolo in Borsa nella giornata di ieri ha messo in allarme la magistratura, preoccupata degli effetti che le notizie possono avere sulla capitalizzazione di Mps e, di riflesso, sulle azioni dei piccoli e medi risparmiatori, vittime innocenti di giochi spinti all’eccesso ai piani alti di Palazzo Salimbeni.

Stefano Maria Meconi

@_iStef91

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