Mondiali in Brasile, tra proteste e repressione aspettando il calcio

mondialiCon i Mondiali ormai alle porte, continuano le manifestazioni di protesta in tutte le principali città del Brasile. A scatenare il dissenso sono le ingenti spese che lo Stato sudamericano ha deciso di affrontare per organizzare il torneo, con ingenti costi economici, sociali e ambientali, e senza un piano di rientro coerente. Gli investimenti difatti sono perlopiù diretti in zone semi-disabitate e pertanto difficilmente avranno un’utilità concreta una volta conclusa la competizione.

I COSTI ECONOMICI E SOCIALI – La crescita della spesa pubblica è dovuta al fatto che la maggior parte dei costi sostenuti per la competizione sono a carico dello Stato. Scarsissima la partecipazione dei privati, che dopo il mancato rientro di parte degli investimenti in Sud Africa hanno deciso di rimanere defilati. Lo Stato brasiliano ha così deciso di sospendere la legge che autolimita l’indebitamento, contraendo debiti che graveranno sulla spesa pubblica nel lungo periodo. Nell’immediato inoltre verranno meno anche i contributi da parte degli sponsor e della Fifa, che hanno ottenuto una deroga sulla tasse per le vendite realizzate durante l’evento. In merito ai costi sociali, diverse sono le denunce relative agli sfratti operati per costruire stadi e infrastrutture, che hanno causato la distruzione di intere favelas. Solo a Rio de Janeiro, alla fine del 2013, si contavano oltre cento favelas cancellate, con conseguente allontanamento degli abitanti. Da qui le motivazioni principali delle proteste: le ingenti spese sostenute stridono nettamente con un sistema sanitario educativo al collasso, e con un’emergenza abitativa di enormi proporzioni, che i preparativi dei Mondiali stanno contribuendo a crescere.

I DANNI AMBIENTALI – Emblematico è il caso dell’Arena de Amazonia, lo stadio in cui inizierà l’avventura italiana contro l’Inghilterra. Lo stadio, con una capienza di oltre 30mila posti, e costato duecentocinquanta milioni di euro, è destinato a rimanere una cattedrale nel deserto, non essendoci squadre locali in grado di riempirlo. Ma a prescindere da quest’ultimo dato, rimane l’ennesimo sfregio ad una risorsa naturale qual è l’Amazzonia, sempre più ridotta in ginocchio a beneficio dello “sviluppo”.

CORTEI PER LA CASA A SAN PAOLO  – Il 5 giugno più di 4mila persone hanno sfilato a San Paolo per rivendicare la fornitura di abitazioni a costi accessibili. Il corteo è stato organizzato dal Movimento de los Trabalhadores Sem Teto, che da anni si batte per veder riconosciuto il diritto alla casa, si è concluso davanti allo stadio del Corinthians, all’interno del quale si giocherà la partita inaugurale della competizione tra la Seleção e la Croazia           .

LE PROTESTE DEGLI INDIOS – Protagonisti degli scontri anche gli indios, che ad un mese dai Mondiali sono scesi in piazza a Brasilia. Intenzionati inizialmente a protestare davanti al Parlamento federale contro il progetto di legge che modifica le regole di demarcazione delle loro terre, si sono poi uniti alla protesta che ha cercato di bloccare le vie di accesso allo stadio Manè Garrincha, di cui i movimenti denunciano il superfatturamento dei costi. Durante le proteste si sono verificati scontri con la polizia locale, affrontata dagli indios armati di archi e frecce.

mondialiLA RISPOSTA DELLE AUTORITÀ BRASILIANE – La risposta dello Stato brasiliano non si è fatta attendere. Già dallo scorso inverno ogni dimostrazione di piazza è stata seguita da una serie di arresti e di morti. Anche le ultime affermazioni delle autorità hanno contribuito ad alzare il livello di tensione in vista dell’inizio dei Mondiali. Fernando Grella, segretario di pubblica sicurezza di San Paolo, ha dichiarato che «si stanno preparando le possibili accuse penali nei confronti di alcuni leader delle proteste. Gente che cospira e che commette atti di violenza e di vandalismo».

L’ALLARME DI AMNESTY INTERNATIONAL – A lanciare l’allarme sulla repressione delle autorità brasiliane è stata Amnesty International, che in una nota ha affermato: «Coloro che scenderanno in strada per manifestare rischiando di andare incontro a una violenza indiscriminata da parte della polizia e dell’esercito, che stanno aumentando gli sforzi per controllare le proteste». Secondo il direttore di Amnesty Brasile, Atila Roque, «il comportamento inadeguato da parte di chi svolge funzioni di ordine pubblico, l’affidamento di tali compiti ai militari, l’assenza di addestramento e il clima di impunità hanno prodotto una miscela pericolosa in cui gli unici a rimetterci sono i manifestanti pacifici». L’Ong ha inoltre pubblicato un documento, denominato “Loro usano la strategia della paura. Proteggere il diritto di manifestazione in Brasile”, in cui vengono analizzate le violazioni dei diritti umani da parte delle forze di polizia. Nel rapporto vengono denunciati l’uso indiscriminato di gas lacrimogeni e di pallottole di gomma contro manifestanti pacifici, gli arresti arbitrari e l’uso improprio di armi leggere contro i manifestanti, con la previsione che una repressione di questo tipo possa intensificarsi durante la competizione. Nascosta dietro il luccichio dello spettacolo calcistico.

 

Carlo Perigli
@c_perigli

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