Minzolini contro Rai: è guerra. I legali del giornalista: “Tornerà a dirigere il Tg”

Augusto Minzolini

Augusto Minzolini

Roma – Non molla Augusto Minzolini, ex direttore del Tg1, silurato dalla Rai per presunti abusi con la carta di credito aziendale. Il giornalista incassa la procedura a suo carico e rilancia con un ricorso d’urgenza al giudice del lavoro, nonché la richiesta di tornare al suo vecchio incarico.

‹‹Ora capisco Santoro con i suoi ricorsi e i tribunali. Ha fatto bene››, ha dichiarato ai microfoni della Zanzara su Radio 24, l’ex inviato del La Stampa, mentre i legali del giornalista, Nicola Petracca e Federico Tedeschini, annunciano pubblicamente che il ricorso per reintegrare Minzolini sarà solo il primo passo.

‹‹Sono diventato un azzeccagarbugli, contro la mia natura. Mi hanno proposto di andare a New York, ma per ora non accetto nulla e vado avanti con il ricorso. Devi fare per forza così per difenderti, uso gli stessi metodi dell’azienda››, dice Minzolini alla Zanzara. ‹‹Se me lo avessero chiesto, se ne poteva anche parlare, ma hanno applicato per la prima volta una norma che è inapplicabile solo per farmi fuori. Allora mi incazzo e divento un azzeccagarbugli››.

Si sfoga Minzolini: ‹‹Già sto pagando una pena perché sono stato rinviato a giudizio, come il 97 per cento delle persone che passano dal tribunale di Roma, ma sono stato costretto ad andare via. Per questo la butto su questo piano››. Inoltre, l’ex direttore del Tg1 sostiene, a propria ragione, di ‹‹essere stato molto equilibrato e mai schierato. Ho contribuito al pluralismo››. Poi, rincara con un attacco al presidente della Rai: ‹‹Il tg più brutto? Ma Garimberti da quale cattedra parla? Io nella mia carriera ho fatto diversi scoop e sono finito anche sulla Treccani, di Garimberti non ricordo nulla››.

Il duello tra Minzolini e la TV pubblica si gioca tutto sulla legge 97 del 2001, ovvero la norma – invocata dalla Rai – che prevede il trasferimento ad incarico equivalente per il dipendente della pubblica amministrazione (o di “enti a prevalente partecipazione pubblica”) per il quale sia stato “disposto il giudizio”. Gli avvocati del giornalista ne hanno contestato l’applicabilità, facendosi scudo, poi, anche di una recente pronuncia della Cassazione a Sezioni Unite che conferma la natura di società per azioni dell’azienda.

Ora, la natura della Rai è da tempo motivo di discussioni e nello specifico caso di Minzolini, nei giorni scorsi, erano intervenuti anche Maurizio Bellacosa e Maurizio Santori. Gli esperti avevano osservato che ‹‹l’affermazione sulla natura di società per azioni di Rai non incide sulla applicabilità della legge n. 97 del 2001. Quest’ultima prevede infatti il trasferimento o la messa a disposizione del soggetto rinviato a giudizio per alcuni reati (ivi compreso il peculato) riferendosi non solo ai pubblici impiegati, ma anche ai dipendenti di “enti a prevalente partecipazione pubblica”, tra i quali va certamente ricompresa la Rai››. Concetto, quest’ultimo che pare sia l’oggetto di verifica da parte dei legali del giornalista.

Commenta il prof. Tedeschini «Penso che neanche la Rai creda in quello che ha comunicato». «La Rai non può essere considerata un’amministrazione pubblica, poiché è solo una concessionaria di pubblico servizio, come le società che gestiscono le autostrade. Dovremmo forse considerarle al pari degli enti pubblici? E’ ovvio che non regge. Ma poi, anche nell’ipotesi che quella legge fosse applicabile alla Rai, allora scatterebbero delle guarentigie che non sono state rispettate. In ogni caso, credo che chi ha preso questa decisione si è assunto una bella responsabilità, anche in termini di possibile danno erariale risarcibile».

Sostengono, di contro-altare, gli avvocati di Viale Mazzini: la stessa sentenza della Cassazione ‹‹riconosce che la Rai è “regolata secondo il regime generale delle società per azioni, ma al tempo stesso è “soggetta ad una disciplina particolare per determinati aspetti ed a determinati fini, riguardanti anche la giurisdizione, chiaramente dettata da interessi di natura pubblica”››.

Insomma, la confusione deriva dalla possibilità di accedere a sostegni statali con il pagamento della tassa-canone e, nel contempo, poter accedere anche agli investimenti pubblicitari privati.

Quindi, il diverbio legale continua a tutto campo e i legali di Minzolini insistono sulla necessità di appellarsi ancora alla Cassazione, invocando il Testo unico della radiotelevisione. Essi, inoltre, confermano il ricorso in via d’urgenza al giudice del lavoro, ‹‹senza contare ogni altra azione attivabile nelle sedi competenti››, ovvero la richiesta di un congruo risarcimento danni perché ‹‹anche nel periodo in cui è stato sollevato dall’incarico, Minzolini ha diritto a funzioni corrispondenti per inquadramento, mansioni e prospettive di carriera e, in caso di assoluzione anche con sentenza di primo grado, il diritto di tornare a fare quello che faceva prima, cioé il direttore del Tg1››.

Chantal Cresta

Foto || ansa.it

 

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