Milleproroghe. Fumare costa una pensione ma lo Stato non si riduce

Mario Monti Liberalizzazioni

Mario Monti

Roma – Soldi. Soldi. Soldi. La preoccupazione di ogni governo da decenni è di racimolare quattrini per far fronte ai buchi di bilancio causati da una macchina pubblica inefficiente e sprecona. Roba nota. Alzi la mano chi non sa che il debito pubblico italiano si aggira all’indicibile cifra di 1.900 miliardi di euro, pari a 120% del Pil (1.897 mld secondo l’Istituto Bruno Leoni).

Il punto è che per il Governo di Mario Monti la questione del debito si colora delle aspettative di Bruxelles che pare prossima a decidere se intervenire o meno sull’ampliamento del Fondo Salva-stati. In sintesi: maggiori sono le garanzie di risanamento del debito, più difficile sarà per l’Ue e il suo Cancelliere di ferro, Angela Merkel, dire ancora “nein” all’allentamento dei tassi di interesse rispetto ai nuovi trattati debito/Pil. Misura richiesta dal premier ai 26 e mai accolta.

La premessa è doverosa perché è in questo clima che si inquadra l’approvazione del decreto Milleproroghe, passato oggi alla Camera con una fiducia di 469 “sì”, 74 “no” e 5 astenuti, pronto per l’approvazione del Senato il prossimo martedì, e che ha stabilito un aumento delle sigarette per finanziare le pensioni.

Esodati – La questione riguarda i lavoratori che avevano pattuito la fuorisciuta dall’azienda entro il 31 dicembre 2011 e i cui riconoscimenti economici erano rimasti congelati con l’arrivo del neo ministro del Lavoro, Elsa Fornero: niente stipendio e nessuna pensione a causa della mancata copertura finanziaria. Adesso il decreto risolve in parte la questione: i lavoratori che hanno lasciato l’azienda entro fine dicembre dello scorso anno riceveranno i trattamenti di fine rapporto, attraverso l’aumento dei tabacchi lavorati, per un totale che l’Esecutivo stima intorno ai 15 milioni di euro nel 2013 e 140 milioni nel 2014. Per coloro, invece, che hanno predisposto l’uscita entro la data indicata ma che concludono il rapporto nel 2012, nulla di fatto. Faccenda ancora da ponderare.

Ora, l’aumento dei tabacchi non sorriderà ai fumatori, questo è certo. L’alternativa, tuttavia, non era più felice: rivedere le aliquote contributive dei lavoratori autonomi. Una misura che avrebbe generato almeno 2 effetti negativi: altro malcontento tra le categorie professionali già in rivolta e una diminuzione di reddito per la fascia colpita dai nuovi prelievi.

Certo il problema resta: tasse e balzelli non risolvono il debito pubblico e tanto meno lo arginano in modo duraturo. Al massimo tappano temporaneamente qualche voce di bilancio come gli “esodati” ma lasciano nervi scoperti molto più dolorosi. Prendiamo i debiti di Stato nei confronti delle imprese.

Pmi – Racconta Franco Bachis su Libero: secondo il ministero dell’Economia, i passivi che dovrebbero essere pagati alle aziende si sommano a 37 miliardi di euro. Secondo le imprese fornitrici, invece, la cifra corretta sarebbe ben maggiore: 70 miliardi, mentre fonti non ufficiali stimano un dovuto di 90 miliardi totali.

Ora, il dovuto dello Stato è debito commerciale solo se limitato nel tempo e nel costo. Quando le attese di pagamento diventano di anni, come accade in Italia, il debito degenerato diventa finanziario. Ammettendo che la cifra più reale di mancati rimborsi si attesti sui 90 mld, questo si tradurrebbe in 5-6 punti di Pil, che unito al resto darebbe il 125% di debito pubblico. Tradotto significherebbe manovre finanziarie da circa 40 miliardi l’anno, per anni. Numeri insostenibili.

Inoltre, a fare l’addizione  non sarebbe il Governo ma l’Eurostat e se la cosa avvenisse, l’Italia potrebbe dire addio ad ogni possibilità di veder accolte le istanze di Monti sulla revisione dei tassi in previsione

Angela Merkel, Nicolas Sarkozy, Mario Monti

del Fiscal Compact. In soldoni: altri “nein” da Frau Merkel.

Debito – Tenuto conto della situazione, viene da chiedersi quando l’Esecutivo provvederà a fare l’unica cosa davvero efficace per mettere riparo allo spaventoso debito perennemente in corsa, ovvero tagliare ogni voce eccedente attaccando il corpulento corpaccione statale. Quando smonterà le municipalizzate e gli enti unici? Ridurrà il numero di beni immobili dismettendoli? Alleggerirà le Casse da super-stipendi, super-bonus, super-indennità dei super-manager di Stato? Chissà.

Sembra però di capire una cosa: prima o poi il Governo dovrà occuparsi della macchina statale e non è escluso che possa decidere di affrontarla cominciando con una forte riduzione del pubblico impiego. Se così fosse, si può esser certi di un’altra cosa: sul fronte degli scioperi e delle proteste non abbiamo visto ancora nulla.

Chantal Cresta

Foto || intermarketandmore.finanza.com

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