Milano rende omaggio a Paul Cézanne

Paul Cézanne, Ritratto di Henry Gasquet

Milano – Curata da Rudy Chiappini con la collaborazione di Denis Coutagne, resterà aperta fino al 26 febbraio – promossa dal Comune e da Skira – la mostra-omaggio Les ateliers du Midi, dedicata a Paul Cézanne al  Palazzo Reale di Milano.

Quaranta le opere esposte, provenienti dai più prestigiosi musei internazionali: i parigini d’Orsay, la Tate Gallery di Londra, l’Hermitage di San Pietroburgo, la National Gallery di Washington. L’intento, anche di questi prestigiosissimi prestiti, è quello di restituire un’immagine quanto più completa della poliedricità e della profonda innovazione dell’artista, le cui evoluzioni – e i cui ritorni – si apprezzano in questa rassegna seguendo un percorso biografico costellato dalle sue principali tappe artistiche.

Partendo da Aix-en-Provence dove Cézanne è nato (1839-1906), il pittore si mostra presto in grado di  sviluppare un’arte personalissima, che tanta influenza ebbe sui movimenti successivi, come il Cubismo e il Surrealismo. Nonostante infatti partecipi alla prima mostra impressionista del 1874 e poi alla terza del 1877 e sia amico di Pissarro e Guillaumin, sarà sempre un impressionista piuttosto sui generis, mai abbandonato dalla sua natura tormentata ed espressionista, che continuerà ad affacciarsi spesso nelle sue opere.

Le prime realizzazioni, intorno al 1860, mostrano il ripercorrere la tradizione artistica dell’epoca, dove spiccano i dipinti murali Les quatre saisons per la casa paterna, per poi passare agli autoritratti e alle sue interpretazioni di ritratti di familiari, amici, gente comune fra cui i celebri Fumatori e il noto Portrait de l’artiste del 1875.

Seguono poi i paesaggi, che riprendono soprattutto cave, pinete e i boschi del Chateau-Noir, e le Nature morte, che mostrano dapprima una lieve influenza impressionista, per sublimarsi poi in una visione più concreta e definita, rappresentata dal punto d’incontro raggiunto tra la ricerca del volume, l’essenzialità della forma e la saturazione del colore. «Il Maestro di Aix – sottolinea Chiappini – procede per semplificazione e intensificazione, alla ricerca di quella modernità che è sintesi radicale tra la rappresentazione realistica della natura e le emozioni e la sensibilità del pittore».

Dentro l’atelier di Paul Cézanne si incrociano la vita reale e la vita del sogno; la conoscenza di entrambe, e la sensibilità per entrambe, conferiscono unità e pienezza alle sue opere, che completano se stesse attraverso sensazioni, percezioni, riflessioni.

La pittura è per il poeta francese al contempo “luogo della mente e della memoria”, che si realizza sì nei suoi atelier ma che

Paul Cézanne, La montagna di Saint Victoire Barnes

è anche e soprattutto «una dimensione mentale in cui il motif ovvero il mondo naturale, la sua Provenza, emblematicamente rappresentata dalla montagna Sainte Victoire, la celebre altura di Aix-en-Provence, viene recepito nella sua essenza e trasformato in immagine».

È in definitiva doppia la direttrice che guida l’arte di Cézanne, capace di guardare alla grande tradizione pittorica come di rivolgersi coraggiosamente alle avanguardie, che in seguito vedranno in lui un punto di riferimento imprescindibile.

C’è tutto nella pittura di Cézanne; le sottili variazioni di luce e la forza impetuosa del colore, le geometrie e gli spazi ideali, la prospettiva della modernità e la liberta dell’arte. C’è anche una percezione profonda e consapevole della storia dell’arte nel suo complesso; Cézanne è stato in grado di cogliere i limiti dell’Impressionismo e di intuirne prima di altri la parabola discendente, ha saputo recuperare quello che della tradizione meritava di essere recuperato in fatto di temi e maestri, ha anticipato i movimenti d’avanguardia del primo Novecento, aprendo nuovi scenari alla pittura contemporanea.

Cézanne conosceva le regole dell’arte e le padroneggiava così bene da potersi permettere di smontarle una per una per rimontarle poi in modo nuovo, ancora mai visto ma straordinariamente efficace.

La mostra milanese tenta l’audace impresa di voler restituire il pittore Cézanne nel suo complesso, il che significa partire dalla sua Provenza per ammirare e analizzare le opere nate tra la sua Aix e i celebri atelier; Parigi, la moderna e rumorosa capitale, resta solo sullo sfondo perché nei suoi quadri c’è spazio soprattutto per il legame con le immagini più care, ritratti, paesaggi, nature morte, bagnanti e gente comune. D’altra parte lo stesso Cézanne amava dire, specie ai pittori più giovani: «Per quanto il Louvre sia un buon libro, è assai meglio rimettersi allo studio della natura».

Quasi ignorato dai critici in vita, sarà soltanto una retrospettiva postuma a restituirgli il posto che gli spetta all’interno del mondo artistico e sono in tanti, come Picasso e Matisse, a dover riconoscere il grande debito pittorico nei confronti del maestro della Provenza.

Les ateliers du Midi - Dal 20 ottobre al 26 febbraio 2012, Palazzo Reale, piazza Duomo 12, Milano. Orari: lunedì 14.30-19.30, martedì, mercoledì, venerdì e domenica 9.30-19.30, giovedì e sabato 9.30-22.30. Ingresso: interno € 9, ridotto € 7,50. Infoline: 02.92800375. Catalogo: Skira

Marina Cabiati

 

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