Da Milano a NY le conversazioni tra Elsa Schiaparelli e Miuccia Prada

Milano – Presentati nel Palazzo Reale di Milano i primi dettagli della mostra Schiaparelli & Prada: Impossible Conversations in scena al Metropolitan di New York dal prossimo 10 maggio.

Alla presenza dell’assessore Stefano Boeri, Miuccia Prada, Anna Wintour, Emily Rafferty, e i curatori Andrew Bolton e Harold Koda, sono stati presentati alcuni oggetti dell’esposizione sulle “affinità elettive” tra le due stiliste italiane Elsa Schiaparelli e Miuccia Prada.

Miuccia Prada

Due stili diversi e due modi diversi di intendere la moda. Promotrice di una moda ricca e fantasiosa la prima (considerata l’antagonista di Coco Chanel), regina del minimalismo la seconda, annoverata inoltre come grande collezionista (da anni impegnata sul fronte della promozione artistica con la sua Fondazione) dalla prestigiosa rivista inglese Art Review nello stilare l’ultima classifica Power 100 dedicata ai protagonisti dell’arte contemporanea.

Nella mostra, che sarà allestita il prossimo 7 maggio e rimarrà aperta al pubblico fino al 19 agosto, un susseguirsi di ispirazioni su epoche diverse si dispiega mediante un percorso costruito prendendo spunto dalle “interviste impossibili” degli anni ’30 di Miguel Covarrubias per Vanity Fair.

Una serie di conversazioni fittizie tra le due icone accompagneranno i visitatori che potranno osservare circa 90 disegni e una trentina di accessori della Schiaparelli, nata a Roma nel 1890 e scomparsa a Parigi nel 1973, realizzati dalla fine degli anni ’20 ai primi anni ’50 e un cospicuo nucleo di creazioni di Miuccia Prada che vanno dagli anni ’80 ad oggi.

La mostra sarà suddivisa in sette sezioni: tra le altre, “Chic”, “Naif”, “Corpo esotico”, “surreale” e “classico”. E, per quanto riguarda il surreale, saranno certo illuminanti le meraviglie della Schiaparelli, che ha lavorato a Parigi fin dal 1920 a stretto contatto con il movimento di Breton, creando pezzi che sono entrati nella leggenda del costume come l’abito “Strappo”, il cappello “Shoe”, e la collana “Bug”. Miuccia Prada, laurea in scienze politiche, è invece attiva nell’azienda milanese dal 1978, e si concentra sulla moda che riflette la natura eclettica del postmodernismo.

Elsa Schiaparelli

Piccolo aneddoto che ha fatto in poco tempo il giro del web e che sembra quasi essere tratto dal celebre film risalente al 2006 Il Diavolo veste Prada: mentre Andrew Bolton, curatore del Costume Institute del Metropolitan Museum di New York, stava presentando la mostra nella Sala delle Cariatidi, la giornalista dell’ANSA Roberta Filippini si è azzardata a rispondere al cellulare ed è stata ripresa dalla direttrice di Vogue USA, Anna Wintour (cui il film e l’omonimo romanzo di Lauren Weisberger si sono ispirati).

La reporter ammette con un mea culpa di avere torto, anche se «non era una messa e non era un funerale. A mia parziale discolpa – ha quindi affermato – posso dire che il telefono non ha squillato ed io stavo comunicando in redazione la notizia del ritorno di Jil Sander come creative director». Anna Wintour non ha comunque gradito la cosa e le si è avvicinata intimandole di stare zitta con un gesto della mano. Glaciale la reazione iniziale della Filippini che ha poi sdrammatizzato a presentazione conclusa dicendo: «Non ho fatto un ruttino e lei non mi ha dato una sberla».

 

Un epilogo ironico, di un fatto certamente in secondo piano. Ma le donne amano le sfide, e cos’è in fondo la sfida, se non un gioco?

Non rimane adesso che stare a vedere quando il Metropolitan Museum abbia sfidato se stesso in una impresa difficile ma davvero appassionante.

Natalia Radicchio

Foto| via www.liquida.it

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