Medicina: gli asini possono aiutare i malati di Alzheimer

La docilità degli asini risulta molto utile nel loro impiego nelle terapie sanitarie

La docilità degli asini risulta molto utile nel loro impiego nelle terapie sanitarie

Genzano di Roma – Aiutare i pazienti affetti da malattie neurologiche degenerative, come il morbo d’Alzheimer, attraverso il contatto con gli animali. Una sfida partita già da anni con l’ippoterapia, in particolare per i bambini con la sindrome di Down, e che ora viene estesa anche a coloro i quali soffrono per Alzheimer e autismo, in varie forme, attraverso l’impiego degli asini.

Il progetto, unico in Italia e probabilmente anche al mondo, è partito presso l’Istituto San Giovanni di Dio di Genzano di Roma, sui Castelli Romani, un centro di eccellenza per la cura di alcune patologie psichiatriche rilevanti, e che dal 2003 è divenuto Centro Sperimentale Alzheimer, oltre alle varie opportunità sanitarie come residenza sanitaria assistita e poliambulatorio in day hospital.

La grande docilità e tranquillità dell’asino permette ai medici e agli operatori che lavorano per la salvaguardia della salute del paziente di ottenere grandi risultati, paragonabili a quelli raggiunti con le terapie sperimentali nelle quali sono stati impiegati cani e gatti.

A essere utilizzati nell’onoterapia, questo il nome specifico, sono quattro asini – Concetta, Yura, Rosina e Margot, quest’ultima ha un solo mese di vita – in un progetto sperimentale coadiuvato dalla Antas Onlus, e sotto la supervisione del neuropsichiatra e psicoterapeuta Giovanni Carratelli, che spiega: «Prima di tutto c’è un aspetto motivazionale. Questi ragazzi difficilmente si lasciano coinvolgere in qualche attività, mentre con l’asino si instaura subito un rapporto non verbale, in cui la comunicazione avviene con il contatto dello sguardo».

Gli effetti sul trattamento dei pazienti sono molteplici, e li sottolinea lo stesso esperto: «Abbiamo avuto effettive manifestazioni del fatto che prendersi cura dell’animale ha prodotto una riduzione dei gesti stereotipati e ripetitivi che caratterizzano i comportamenti autistici e un aumento della capacità di socializzare».

Si tratta, in sostanza, di un progetto “interno” (lo stesso ospedale ha una piccola fattoria nel quale può ospitare gli animali), a costo estremamente ridotto, che dimostra tuttavia le enormi potenzialità della scienza medica in collaborazione con la zoologia, e che getta nuova luce sulla sanità italiana, troppo spesso al centro delle cronache giornalistiche per fatti non edificanti.

Stefano Maria Meconi

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