Maxxi: nella città eterna apre il museo del futuro

Tra arte e architettura, il quartiere Flaminio di Roma dà il benvenuto all’innovativo edificio dell’anglo -irachena Zaha Hadid

di Giulia Masperi

Roma. Dopo oltre 10 anni di lavori e 6 governi, è partito il conto alla rovescia per l’apertura del Maxxi, il primo museo pubblico nazionale dedicato alla creatività contemporanea, un’Istituzione del Ministero per i beni e le attività culturali gestita dalla Fondazione Maxxi presieduta dall’architetto Pio Baldi.

La data ufficiale è il 30 maggio, ma in queste ore l’attesa è tutta per l’esclusivo party inaugurale di giovedì 27 maggio, a cui parteciperanno i più alti esponenti del mondo della cultura, della politica e dello spettacolo e, naturalmente, lei, Zaha Hadid, la donna che ha progettato e realizzato questo museo del futuro.

Una straordinaria struttura in vetro e cemento su 27.000 m2 che con le sue forme sinuose diventa parte del quartiere Flaminio di Roma, la città eterna che oggi, con il Maxxi, mostra fin dal primo sguardo di guardare al domani della creatività.

All’interno, il Maxxi si fa in due con il Maxxi Arte, diretto da Anna Mattirolo, e il Maxxi Architettura, sotto la direzione di Manuela Guccione.

Il Maxxi Arte ospita oltre 350 opere dei più significativi artisti italiani e stranieri del Novecento a partire dagli anni Sessanta come Alighiero Boetti, Francesco Clemente, William Kentridge, Mario Merz, Maurizio Mochetti, Gerhard Richter, mentre il Maxxi Architettura comprende le collezioni private di architetti come Carlo Scarpa, Aldo Rossi, Enrico Del Debbio, Sergio Musmeci e Zenaide Zanini, Vitorio De Feo e Pier Luigi Nervi, curate e conservate nell’ambizioso Centro Archivi.

Oltre alle collezioni permanenti il Maxxi ospiterà esposizioni temporanee, come quelle che accompagneranno l’apertura del 27 maggio, e proprio ad una di esse è affidato il compito di accompagnare il visitatore alla scoperta dell’anima del Museo: la mostra SPAZIO, all’interno di un unico percorso tra interno ed esterno, propone una selezione di circa 90 opere dalla Collezione Arte (tra cui quelle di Alighiero Boetti, William Kentridge, Giuseppe Penone, Francesco Vezzoli), in dialogo con le installazioni site specific di dieci architetti e studi di architettura internazionali (tra cui Diller, Scofidio e Renfro, Lacaton & Vassal Architetcs, West 8), e guida lo spettatore alla scoperta del complesso concetto di spazio, inteso in senso ambientale e in senso intimo, come luogo della fantasia e come dimensione politica e sociale.

Esaurita intanto anche la più democratica pre-apertura al pubblico (unico requisito: prenotarsi on line per tempo), non resta che mettersi in coda.

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