Maxi sequestro di opere d’arte a ex boss della Magliana

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Ernesto Diotallevi (liquida.it)

Roma – Una vastissima collezione di opere d’arte comprendente quadri, mobili antichi, busti in marmo, tutte firmate da autori celebri come Giacomo Balla, Mario Schifano e Sante Monachesi. Una collezione dal valore complessivo di almeno un milione di euro. E’ questo il tesoro d’arte dell’ex boss della Banda della Magliana Ernesto Diotallevi, che Guardia di Finanza e Carabinieri hanno sequestrato alla famiglia del pregiudicato. Si tratta del secondo ingente sequestro a carico dell’uomo che guidò la malavita romana: il precedente provvedimento, avvenuto il 12 novembre scorso, aveva riguardato principalmente beni immobili per un valore complessivo di 25 milioni di euro.

IMPERO IMMOBILIARE – Nei confronti di Diotallevi, 69 anni, storico capo della Banda della Magliana, sono stati emessi in questa seconda fase provvedimenti di sequestro anche per il restante 50% del capitale sociale della C Immobiliare S.r.l. (con sede a Rimini), nonché l’intero capitale sociale e patrimonio aziendale della Lampedusa S.r.l. (con sede a Fiumicino), azienda che si occupava di costruzione di navi ed imbarcazioni.

UN TESORO – 27 beni mobili, quadri e mobilia d’antiquariato. Tra questi, oltre ad alcuni quadri di Schifano, ci trovano un trittico di Giacomo Balla, diversi mobili del Settecento napoletani, una Madonna con Bambino, sculture di scuola francese del XX secolo, e infine un olio su tela di Sante Monachesi. Una collezione di tutto rispetto che riflette il gusto raffinato dell’ex boss in campo artistico.

LA MAGLIANA – Ernesto Diotallevi era membro del gruppo Testaccio-Trastevere della Banda della Magliana. Introdotto nella banda verso la fine degli Anni Settanta da Danilo Abbruciati, in qualità di tramite (grazie alla sua amicizia con Pippo Calò) con la mafia siciliana. Diotallevi era un faccendiere legato agli ambienti dell’estrema destra, ed era noto come usuraio. Divenne l’anima finanziaria della Magliana, e si occupò di reinvestire e riciclare i capitali.

Alberto Staiz

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