Mario Draghi e il quantitative easing: il bazooka contro la Merkel

 mario draghi euro tower

60 miliardi al mese per oltre un anno: maggiore delle attese il piano di Draghi per salvare l’euro (eunews.it)

Bruxelles – Una decisione storica e positiva per molti ( italiani compresi), un rischio grossissimo per la Germania: sono i primi opposti commenti alla mossa della Banca Centrale europea presa ieri a larga maggioranza e fortemente voluta da Mario Draghi: parliamo di un’immissione di liquidità fino a 1.140 miliardi di euro entro settembre 2016 e cioè che il sistema europeo delle banche centrali acquisterà titoli pubblici e privati di  60 miliardi al mese fino a che si combatta la deflazione e dunque l’inflazione non sarà su un «sentiero sostenuto» verso il 2%.

SALVA EUROPA - Dopo termini come lo “spread” o i temutissimi giudizi di “rating”, da giorni abbiamo imparato il “quantitative easing” (QE), un termine che entra prepotentemente nella storia dell’Unione Europea e nei libri di storia come i tanto desiderati euro-bond necessari alla ripresa contro la crisi dei debiti pubblici degli stati europei, soprattutto quelli della zona mediterranea (Grecia, Italia, Francia e Spagna).  Ma che succede con questa mossa della Bce? In soldoni viene “stampata” nuova moneta unica (così come efficacemente ha fatto la Federal riserve americana) di modo che si svaluti l’euro e lo si rende appetibile per gli investitori rispetto al dollaro.  La garanzia di questi bond divisi per il 20% dalla Bce e per l’80% dalle banche nazionali durerà per venti anni e – secondo Draghi – serve a dosare rigore dei singoli paesi indebitati e sussidiarietà dell’Europa sui paesi in crisi.  Per intenderci, si è trovato un compromesso fra quantità di bond (il doppio rispetto alle intenzioni di mesi fa) e la percentuale di rischio dei paesi con un forte debito, compreso l’Italia. Qual’è la contropartita? Indubbiamente le riforme strutturali che nel nostro paese sono “in progress” e pertanto il Governo guadagna un piccolo credito di fiducia.

SCETTICISMO TEDESCO – I primi a storcere il naso sono i rigoristi di Germania, scettici e ostruzionisti sin dal principio. Sia Angela Merkel che il governatore della Bundesbank Weidemann si sono sempre espressi contrari a pagare – detto in sintesi – i debiti dei paesi in crisi; il quotidiano  Frankfurter Allgemeine Zeitung twitta un editoriale che tenero non è su questa mossa della BCE, parlando di distruzione dei principi di unione monetaria. il FAZ ricorda che «i trattati dell’UE vietano il trasferimento del debito sovrano da parte di altri paesi» ma dimentica – è il caso di dirlo – lo spread temporale fra la scrittura dei trattati e il mutato contesto di questi anni.

E forse è questo lo svelamento di una intentio tutta tedesca di guadagnarci con il default altrui. E si dimentica quanto chiese la Germania durante la riunificazione quando barattò una deroga ai trattati in cambio di riforme strutturali nel silenzio colpevole del nostro paese che non si oppose. Da ieri l’euro non è più un forte marco a scapito nostro ma è una valuta davvero europea, e ci si divide l’utile e il debito, gli onori e gli oneri. Emblematico in questo senso la sincronia degli eventi con la Merkel sovrastata dalla bellezza del rinascimento fiorentino e dalla forza del genio italiano. Draghi non sarà Botticelli ma è riuscito a offrire un nuovo affresco di politica economica europea nella speranza che adesso le riforme italiane vadano avanti. Se si cade adesso ci si fa un male boia.

Giuseppe Trapani

Foto || uenews.it;

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